Risponderemo a tutti!!

Cari lettori e lettrici del blog La mia Tata ringrazia tutti coloro che numerosi hanno inviato mail di richiesta informazioni. Prenderemo spunto proprio dalle Vostre gentili richieste per pubblicare i prossimi articoli. Qualche anticipazione? Dove andare in vacanza con i bimbi, mio figlio e il cellulare, piatti di verdure per chi non ama ciò che è verde… Continuate a scriverci e se volete racontarci qualche curiosità non esitate, il vostro articolo sarà pubblicato quanto prima! Grazie ancora, La mia Tata

seicento tate

Il memorialista Saint Simon racconta che tutte le mattine, durante il rito del Lever du Roi, la nutrice del re Luigi XIV era la prima a entrare nella sua stanza e “andava a dargli un bacio mentre era ancora a letto”. La nutrice si chiamava Pierrette Du Four e onorò costantemente l’impegno fino al 1685, quando il sovrano aveva 50 anni.

Vale la pena ricordare l’importanza delle migliaia di donne che per secoli si sostituirono alle madri naturali, anche dei re, nell’allevamento dei figli. Nel Seicento le donne aristocratiche e le ricche borghesi non allattavano, ma sceglievano una donna del popolo che prendeva in custodia i loro figli. Dopo lo svezzamento, in moltissimi casi la nutrice continuava a occuparsi dei bambini per diversi anni.

La Chiesa e i medici consideravano dannosa questa usanza e si battevano per modificarla. Già nel 1573 Ambrosie Parè scriveva: “Il latte della madre sarà migliore di qualsiasi altro, perché è più simile alla sostanza di cui il bambino si è nutrito nel ventre della madre.” Ciò nonostante la consuetudine era dura da estirpare, e ogni anno si potevano contare migliaia di annunci richiedenti nutrici che si sostituissero alle madri naturali. Fu solo dalla Rivoluzione Francese in poi che le nutrici cominciarono lentamente a diminuire, ma l’usanza proseguì fino agli inizi del Novecento. Per questo è interessante indagare i motivi di un tale radicamento…

Leggendo qua e la…

La balia è una persona di servizio che accudisce un neonato provvedendo anche al suo allattamento; la balia asciutta è invece chi accudisce uno o più neonati senza allattarli.

Fino agli inizi del Novecento era uso invalso nelle classi agiate o nei casi di necessità di affidare il neonato ad un’altra puerpera, scelta spesso tra i familiari di personale di servizio o tra i propri contadini, affinché provvedesse all’allattamento insieme al proprio figlio; la balia doveva essere sana e robusta per assicurare la capacità di allattare entrambi i neonati e per evitare la trasmissione di malattie. Questa pratica era dovuta, oltre ai casi di necessità quali il decesso della madre per cause inerenti al parto, alla scelta di sollevare la madre dalle incombenze e gravami dell’allattamento, per esigenze sociali, di salute o estetiche. Spesso si venivano a creare forti legami affettivi tra l’infante, la balia e il fratello di latte che potevano anche proseguire nel tempo. Nel diritto islamico la parentela di latte è parificata con quella di sangue, creando tra l’altro una compiuta vocazione ereditaria fra fratelli di latte. La pratica è stata via via superata grazie all’emancipazione delle classi subordinate e per l’affermarsi dell’allattamento con latte artificiale.

Tata o Tato?

Ecco un argomento che ci sta tanto a cuore: a chi affidare il bimbo? Preferiamo una Tata o preferiamo un Tato? Ecco allora che l’opinione si divide in due ed entra in scena anche nelle case degli italiani il manny. I mannies contrazione inglese di ‘men’ e ‘nannies’ maschi che vogliono fare le tate negli Stati Uniti sono ormai un’istituzione, esiste persino un sito web (themanny.com) con tutte le informazioni su come sceglierlo e la descrizione dei compiti che è in grado di svolgere con allegria e competenza. Segno che i tempi sono ormai cambiati è il fatto che persino il Norland College, vero tempio nella formazione delle tate Doc, rinomate per tradizione, discrezione, professionalità e disciplina ha accettato per la prima volta un uomo. L’ingresso maschile nel mondo dell’assitenza dei bambini è da considerare positivamente, sostengono molti esperti dell’infanzia, forse perché amplia l’offerta di modelli educativi.

E tu cosa ne pensi???