• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

Stress q.b.

Vi ricordate quando da piccoli aiutavate a preparare le torte o i biscotti? Spesso per non farci sporcare  l’intera abitazione (solo i bambini hanno questi poteri magici) la mamma ci dava in mano il librone delle ricette, una sorta di testo sacro della cucina, ricco di appunti, di disegni ben fatti, di immagini reali.  E così, sedute composte, prendeva il via il momento in cui potevi mostrare di leggere (quasi) perfettamente. Si imparava che ogni ricetta era costituita da due parti, una dal nome “ingredienti”, l’altra “esecuzione”. La torta. Un problema domestico con tanto di dati e risoluzione. E un problema per chi stava imparando a leggere le ricette lo erano davvero. Tantissimi diminutivi. Troppe cose date per scontate. Vi siete mai chiesti a che corrisponde “un pizzico di”?

Le torte ai nostri giorni non le vediamo nemmeno col binocolo, la mamma che ti tiene compagnia in cucina adesso è un miraggio perchè “ormai sei grande” e la tua cucina non è la sua e poi lei è troppo , troppo presa dalla nipote. Insomma siamo rimaste sole, a tu per tu con un librone chiamato lavoro che sebbene non tratti di ricette nè tanto meno di torte è rimasto pieno zeppi di dati e di risoluzioni da trovare… Insomma se qualcuno è ancora in grado di leggere capisce che vuol dire STRESS Q.B.!!!

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Siete stressate? leggete qui!

Ecco un articolo pubblicato da poco su libero che mi ha colpito (non poco). Ve lo riporto per intero e come sempre, fatemi sapere che ne pensate…

Se siete sotto pressione e avete bisogno di un po’ di tranquillità, è meglio andare a lavorare che stare a casa con il vostro lui. Lo rivela una nuova inglese. Siete d’accordo? Anche voi vi sentite stressati dal partner? Per anni abbiamo pensato che la maggior fonte di stress provenisse dal lavoro . E che non esistesse nessun posto come la propria casa per rilassarsi e riprendersi dalle fatiche della giornata. Cambio di rotta, mito da sfatare: il peggiore nemico della tranquillità ce lo abbiamo tra le mura domestiche: è il partner, che mette la donna sotto pressione più del capoufficio. Almeno stando a quanto rivela una ricerca inglese dell’Università di Lancaster riportato dal quotidiano britannico Daily Mail. Altro che ferie con la famiglia. Se siete stressati e avete bisogno di un po’ di tranquillità è meglio andare a lavorare che stare a casa con il partner, dove la pressione salirebbe alle stelle, suggersice di fatto questo studio guidato dal professore di psicologia Cary Cooper. La ricerca ha coinvolto 3mila uomini e donne e ha rilevato che sono proprio i partner quelli che fanno aumentare la pressione sanguigna per lo stress. In generale, il 58 per cento dei partecipanti ha ammesso che il coniuge o il partner sono i responsabili di una maggior pressione. Al contrario, solo il 43 per cento ha indicato il proprio datore di lavoro come la principale fonte di stress. E tra mogli e mariti c’è una sostanziale differenza: il 18 per cento delle donne contro il 12 per cento degli uomini hanno detto che i partner aggiungono un carico grosso di stress nella loro vita. Tirando le somme, o le donne si lamentano di più, oppure gli uomini le stressano maggiormente di quanto non facciano loro con i compagni. Lo stress maggiore per le donne dipenderebbe anche – secondo il professor Cooper – dal fatto che grava ancora molto sull’altra metà del cielo lo sforzo di conciliare compiti familiari e carriera. Ciò comporterebbe un carico immenso di tensione sulle già provate spalle delle donne che finirebbero per essere più inclini a prendersela con i compagni. Secondo i ricercatori, infine, la crisi economica non ha fatto altro che aumentare lo stress a casa. «Una delle strategie contro l’insicurezza che usano le persone in coppia», ha spiegato Cooper, «è quella di prendersela con il proprio partner».

che stress!

Lo chiamano “stress infantile”, nonostante ancora nessuno studio specifico sia mai stato realizzato in materia, e a rimanerne colpiti possono essere bambini di ogni età, estrazione sociale, città. Riconoscerne i sintomi, per un genitore impreparato, non è facile poiché questi, di natura fisica o psicologica, si manifestano spesso sotto le forme tipiche di molti comportamenti dell’infanzia e possono essere facilmente confusi con manifestazioni comportamentali che nulla hanno a che vedere con lo stress appunto. Tra i segnali fisici che, in taluni casi, potrebbero far scattare il campanellino d’allarme ricordiamo i dolori addominali ingiustificati, improvvisi e strategici mal di testa, problemi con il sonno, tics e, addirittura, crisi d’asma e episodi improvvisi di balbuzie. Questi sintomi, sono talvolta accompagnati sul piano psicologico da una progressiva perdita di fiducia in se stessi, dalla tendenza a deprezzare il proprio mondo e la realtà che gli sta attorno, da difficoltà a scuola o nel rapporto con i compagni e, nei casi più gravi, persino da un mutamento improvviso del carattere.