e proprio in quel momento ecco sopraggiungere

…e proprio in quel momento ecco sopraggiungere “qualcosa” da lontano che mi prende alla sprovvista. Mi colpisce come uno schiaffo di tristezza, un sentimento che non ferisce sul serio ma mi impedisce di sentirmi del tutto felice. Nel corso degli anni ho imparato a convivere con la malinconia. La sento necessaria, perchè in qualche modo arcano, seppur sempre meraviglioso, mi rende reattiva, facendomi cercare di vivere appieno la vita. La mia malinconia è un breve istante di insicurezza, una dimensione fatta di sussulti insensati, il sentirsi catturata dentro un attimo a cui non si sa come sfuggire. Riempie il mio cuore di ricordi seppelliti da un pezzo, di magnifici istanti impressi nella mia mente; momenti che mi rendono tremendamente felice e che in qualche modo hanno costruito nel mio cuore chi sono io. Perchè il passato sembra sempre migliore? Sembra sempre che la vita sia così facile, così giusta. Lo ricordiamo come un momento di gioia, di splendidi ricordi. Eppure il passato che ho visto ieri era il presente di allora. E ho scoperto d’avere uno spirito un pò più magico che in qualche modo cerca di fare piazza pulita delle brutte esperienze e di tenersi stretti i momenti di gioia, gli attimi che ricorderò per sempre. Il passato è fatto del presente di cui viviamo. Più lo ricordo più mi rendo conto che il mio presente è pieno di momenti meravigliosi. Così io sorrido e riesco a far riaffiorare il ricordo ancora una volta. Eppure in questo istante non mi sento triste e nemmeno felice. Sento solo che ho molto da ringraziare per la mia vita. I miei ricordi non mi riportano indietro nel tempo. Mi fanno sentire viva proprio adesso nel presente. E mi fanno guardare avanti, al futuro. Quanti sogni ho da metterci! E a quel punto, veloce come è arrivata, la malinconia all’improvviso viene spazzata via. All’improvviso sento i miei occhi aprirsi di nuovo, sebbene io non li abbia mai veramente chiusi. Scommetto che ciascuno si è sentito stretto nella morsa della malinconia almeno una volta nella vita. Ma io credo sul serio che i ricordi siano un modo per tenermi stretta alle cose che amo di più, a ciò che sempre ricorderò.

La tua conquista

Sappi che i momenti di solitudine, lontano dalla confusione, ti permetteranno di scoprire chi sei davvero. Ovunque ami stare, che tu ti senta in pace con te stesso in mezzo agli altri o completamente solo, avrai conquistato qualcosa che riesce davvero a pochi….

un mondo perfetto

Non esiste un mondo perfetto, ma si può cercare di migliorare il proprio, giorno per giorno.

 

trova sempre il coraggio!

Se cadi, rialzati, affronta le avveristà e trova sempre il coraggio di proseguire.

Lettera a mio figlio sulla felicità

Buongiorno e buon lunedì! Inizia la settimana e tante belle novità sono in arrivo. Inanzi tutto quel mezzo di locomozione con quattro ruote grigio metallizzato di cui vi avevo parlato qualche articolo fa, ecco è la mia macchinetta nuova… adesso anche con qualche stellina blu appiccicata qua e la pronta a trasformarsi presto in un bellissimo bacetto perugina ambulante! Poi c’è anche la novità lavoro ma di quella vi parlerò tra qualche tempo… Avete passato un buon fine settimana? Io tra i miei pensieri, una buona tazza di camomilla, acque calde con un’amica, cena fuori e tanti libri. In particolare mi è piaciuto molto l’ultimo di Bambarèn, “Lettera a mio figlio sulla felicità”, un dono prezioso che un padre possa fare al suo bambino: una mappa per affrontare il viaggio più importante, quello verso la felicità. Ho segnato diverse pag. ma di seguito vi riporto un passo, mi è piaciuto molto, forse perchè mi ci sono immedesimata come spesso si fa quando si legge, anche se non so dirvi in che modo, se da figlia o da madre. Anch’io un giorno avrò dei bambini e quello del genitore, penso, sarà un compito arduo, ma anch’io vorrei poterle parlare di tutto, proprio come ha fatto l’autore in questo libro. Certo, scrivere rende più facile la comunicazione ma così facendo ti perdi l’emozione di chi riceve le tue parole… ma non mi dilungo, e poi come sempre, questa è tutta un’altra storia! Buona lettura, Sarah

(…) Allora compresi una cosa molto importante: il dolore fa parte della vita. La disperazione fa parte della vita. A volte anche toccare il fondo fa parte della vita. Ma non è assolutamente la fine. E’ solo l’inizio di qualcosa di più grande, qualcosa in grado di arricchire il tuo spirito molto di più di ogni altra esperienza vissuta fino a quel momento Così come la nostra età non è altro che uno scherzo del tempo, allo stesso modo il dolore non è altro che un aspetto della vita. Non mi stancherò mai di ribadirlo: la felicità e la pace spirituale si possono raggiungere, sempre, non importa quanto ci si senta profondamente perduti, perchè il tempo guarisce ogni cosa. certo, occorre essere pazienti. Niente accade in un battito di ciglia, o dalla sera alla mattina. Anzi succede proprio quando meno te lo aspetti, e porta con sè un effetto straordinario: smetti di combattere contro il tuo destino. Accetti l’esistenza per ciò che è, e invece di continuare a lottare per raggiungere i tuoi obiettivi, cedi semplicemente il timone alla vita, perchè sia lei a guidarti verso la meta. Cominci a vivere un giorno alla volta.La sconfitta comleta e l’accettazione della propria realtà: ecco il punto di partenza per costruirsi un’esistenza ricca dal punto di vista spirituale. Un’esistenza che ti permetterà di godere tutte le cose belle che hai, e di cominciare a recuperare quelle che sono recuperabili. Quando imparerai ad accettarti per come sei, allora e solo allora ti sentirai rinato. Affronta le normali difficoltà come normali scalini del sentiero verso la pace. Accetta questo mondo, a volte doloroso, per come è, non per come lo vorresti, fiducioso che Dio – o come tu vorrai chiamarlo – si farà carico di tutto se ti arrenderai alla Sua volontà. Così non soltanto sarai felice in questa vita, ma straordinariamente ed eternamente felice nella prossima. (…)

va e lascia una traccia

Non seguire il sentiero già segnato, va invece dove non vi è alcun segno e lascia una traccia.

Hai mai sentito parlare dell’uccello delle tempeste?

E’ un uccellino grigio scuro chiamato anche procellaria, non più grande del palmo della mia mano. Ogni anno questi minuscoli volatili marini iniziano la loro migrazione dall’Artico, a nord delle isole giapponesi e molto vicino lla tundra siberiana, in stormi di decine di migliaia di esemplari, e sorvolano l’oceano fino alle isole del Pacifico meridionale e la Tasmania, dove nidificano durante la stagione invernale. Coprono qualcosa come quindicimila chilometri, guidati soltanto dall’istinto millenario della loro specie. Per tutto il loro lungo viaggio, frazionato in tappe fino a quattrocento chilometri, volano in formazione. Ogni membro dello stormo sa esattamente quale posizione gli compete. Gli uccelli si fermano a mangiare e riposarsi in luoghi che sono stati visitati regolarmente dai loro antenati ma non da loro. Per lo più raggiungono quelle isole per la prima volta, eppure sanno come arrivarvi! Che cosa li guida così, a colpo sicuro, su una lingua di terra talmente sottile che perfino un aereo non sarebbe in grado di individuarla senza le più sofisticate apparecchiature radar? L’Istinto, amico mio. Giungono alla loro destinazione perchè sanno di poterlo fare, perchè sanno dove stanno andando. E la straordinarietà dell’uccello delle tempeste non finisce qui. Il bello viene quando lo stormo di migliaia di uccelli raggiunge le calde isole tropicali del Pacifico meridionale, volando insieme ala contro ala, alla velocità di oltre trenta nodi. All’improvviso, senza una ragione apparente, in pieno volo, lo stormo si disperde nel giro di pochi secondi. Per qualche motivo, a noi incomprensibile, sanno di essere arrivati. E invece di fidarsi di occhi che non riescono a scorgere terra in nessuna direzione, si affidano al loro istinto e ciascuno segue l’unica rotta che è giusta per quel singolo uccello. L’individualità riemerge solo alla fine del viaggio.Perchè sfidare la propria natura quando sa guidarci così bene? E lo stesso dovrebbe valere per gli esseri umani. Proprio come uno stormo di uccelli delle tempeste, iniziamo a volare insieme perchè dobbiamo svilupparci, ma poi viene un momento in cui ciascuno di noi deve ascoltare il proprio cuore, cercare il proprio destino, e come quei magnifici uccelli dovremmo separarci e andare ognuno per la sua strada. (Tratto da L’onda Perfetta Sergio Bambarèn)