bambini nati sotto un cavolo

Per secoli nelle regioni dell’Europa Centrale il cavolo è stato l’unico alimento che, durante i mesi invernali, garantiva una quantità sufficiente di vitamine e minerali. Simbolo di vita e di fecondità veniva seminato in marzo e raccolto dopo 9 mesi in novembre, come accade con la gestazione dei bambini. A quei tempi infatti i concepimenti avvenivano principalmente in primavera e le nascite nell’autunno successivo. La ragione era semplice: i matrimoni si celebravano nei mesi invernali quando non si doveva lavorare nei campi e la nascita di un figlio si decideva in primavera perchè solo allora il contadino sapeva se i raccolti dell’annata avrebbero garantito un reddito sufficiente a mantenere la famiglia. La piantagione e la raccolta dei cavoli erano compito esclusivo della donna, che spingeva ogni piantina nel terreno aiutandosi con un punteruolo di legno. Le ragazze affacendate in questo compito si divertivano a chiedere ai giovanotti “Sapete come nascono i bambini?”
Le raccoglitrici erano chiamate levatrici (come le donne che aiutavano nel parto) perchè il loro compito era di tagliare il cordone ombelicale che legava il cavolo alla terra.

Centro Aiuto alla Vita

Il Centro aiuto alla vita a Palermo è in corso Tukory numero 184. Gli orari di apertura, dal lunedì al giovedì, sono dalle 9 alle 12. I volontari del Centro aiuto alla vita assistono le donne in difficoltà per aiutarle a portare avanti le gravidanze indesiderate. Per contattare gli operatori è sempre possibile lasciare un messaggio alla segreteria telefonica al seguente numero: 091 6518883.  In tutta Italia, grazie all’opera di sostegno del Centro aiuto alla vita, negli oltre 20 anni di attività, si stima siano nati circa 50.000 bambini e ogni anno siano assistite circa 15.000 donne.

Arriva un fratellino!

Capita a volte di vedere bambini sforzarsi di combattere e di controllare, molto spesso con pochi risultati, il sentimento di gelosia che provano quando si sentono minacciati dall’arrivo di un fratellino e parallelamente genitori che si interrogano se esista un modo per evitare questa situazione. Di fronte a tali atteggiamenti e dubbi non dobbiamo meravigliarci: la nascita di un fratellino rappresenta sempre, anche per quei bambini più preparati all’evento, uno stress emotivo e una sorta di sconvolgimento in quanto il nuovo arrivato ai loro occhi è un intruso, un rivale che prende il suo posto tra le braccia di mamma e papà e nel loro cuore. Dietro a questo assunto si celano, infatti, le paure di essere amati di meno, di essere trascurati e dimenticati come se i privilegi e i diritti fino ad oggi acquisiti venissero meno. Pensiamo per esempio a tutte le attenzioni, amore e coccole ricevute fino a poco tempo prima, che in quanto figli unici, li facevano sentire il centro del mondo. Ora qualcuno mette a rischio il loro “spazio” invadendo questo mondo ovattato! Ecco che allora possono iniziare a intravedersi atteggiamenti regressivi quali il riniziare a balbettare, a fare la pipì a letto, a rifiutarsi di andare all’asilo o di dormire tranquillamente nel loro lettino, da interpretare il più delle volte come manifestazioni di gelosia, che celano la paura di perdere i diritti acquisiti e il desiderio di mantenere per loro l’affetto dei genitori. Aiutarli a superare questi momenti difficili diventa allora fondamentale, necessario e utile per iniziare a favorire in loro la capacità di adattamento a situazioni nuove e difficili. A poco serve biasimarli per i loro atteggiamenti così come imporgli di voler bene al nuovo fratellino; meglio un po’ di pazienza e di attenzioni che li aiutino a ridurre le loro ansie restituendogli con i fatti la certezza rassicurante che il nostro amore sia rimasto immutato e che nessuno potrà mai toglierglielo.