in treno ho letto un libro

9788823505032Con il libro dal titolo Storia di una lumaca che scoprì l’importanza di essere lenta, l’autore di origini cilene Luis Sepulveda racconta una storia in cui mescola la spensierata delicatezza delle favole con una profondità di contenuti di cui solo un grande scrittore è capace. Fedele al genere della favola, l’autore ha deciso di trattare tematiche attualissime ed importanti utilizzando un linguaggio semplice e prendendo come protagonista un animale antropomorfo. In precedenza Sepulveda aveva già sperimentato questo genere narrativo, prima con Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, con il quale ha raccontato l’amicizia, la solidarietà e l’amore per la natura, poi con Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico, in cui ha raccontato una tenera storia di amicizia nella diversità. Adesso l’autore cileno, attraverso un nuovo animale, affronta la dimensione temporale della società moderna, i ritmi frenetici che dominano le nostre vite, l’ansia che genera la perdita dei ritmi naturali, l’assenza di momenti da dedicare alla riflessione e alla conoscenza di sé stessi. Sepulveda sceglie un animale lento per antonomasia, la lumaca, che si muove in un mondo che ha smarrito la dimensione del tempo, preferendo la velocità e la frenesia alla lentezza, agli spazi per la riflessione. La lumaca, al contrario, conosce i pregi della lentezza, e di quelle dimensioni temporali che permettono di apprezzare le persone e i dettagli del mondo che ci circonda. Con Storia di una lumaca che scoprì l’importanza di essere lenta, Luis Sepulveda riconsegna il giusto valore al tempo.

Avete mai pensato a…

Avete mai letto un libro? Immagino di si. E vi siete mai fermati un attimo a pensare quanto siete potenti con un libro in mano? Detta così potreste pensare che sto per dare vita ad un noiosissimo discorso intellettualoide/filosofico/rompiballe. Niente di tutto ciò. Forse vi sto solo esternando un mio pensiero, megalomane ma sempre di pensiero si tratta. Ultimamente ho letto più del solito, sarà perchè le notti insonni sono aumentate, sarà perchè anche la lettura può essere un ottimo calmante in quanto estraniante. (estraniante? esiste questo aggettivo? Insomma che riesce a darti una via di scampo ai problemi quotidiani) e ieri, proprio mentre ero intenta ai preparativi della lettura, sistemare il letto tra lenzuola e coperte, la tazza di camomilla sul comodino, un eventuale bottiglia d’acqua, qualche caramella, il mio amico squalo di pelusche sul cuscino accanto, occhiali da vista, pigiamino pulito e il libro… (credo ci sia una sorta di sacralità in alcune azioni quotidiane)…Ebbene nella mia mente questo pensiero…Chissà se Margherita diventerà amica della nuova vicina di casa. Chi è Margherita? La protagonista del libro attualmente sul mio comodino (Margherita Dolcevita di Stefano Benni) e poi il mio pensiero continuava…Dipende solo da me scoprirlo…Se leggo porto avanti la storia che altrimenti rimane congelata, lì priva di vita. Dipende da me. La storia di quei personaggi, adesso dipende solo da me. Mamma mia come sono potente!

Due splendide frasi da “Il Gattopardo”

Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Caro Enrico,

nella busta troverai il dattiloscritto del “Gattopardo”. Ti prego di averne cura perchè è la sola copia che io possegga. Ti prego anche di leggerlo con cura perchè ogni parola è stata pesata e molte cose non sono state dette chiaramente ma solo accennate. Mi sembra che presenti un certo interesse perchè mostra un nobile siciliano in un momento di crisi (che non è detto sia soltanto quella del 1860), come egli vi reagisca e come vada accentuandosi il decadimento della famiglia sino al quasi totale disfacimento, tutto questo però visto dal di dentro, con una certa compartecipazione dell’autore e senza nessun astio, come si trova invece nei “Vicerè”.

E’ superfluo dirti che il “Principe di Salina” è il “principe di Lampedusa”, Giulio Fabrizio mio bisnonno; ogni cosa è reale: la statura, la matematica, la falsa violenza, lo scetticismo, la moglie, la madre tedesca, il rifiuto ad essere senatore. Padre Pirrone è anche lui autentico anche nel nome. Credo aver fatto tutti e due più intelligenti di quanto relamente fossero.

Tancredi è fisicamente come maniere Giò, moralmente una mistura del senatore Scalea e di Pietro, suo figlio. Angelica non so chi sia, ma ricorda che Sedara, come nome rassomiglia molto a Favara. Donnafugata come paese è Palma; come Palazzo è Santa Margherita.

Tengo molto agli ultimi due capitoli: la morte di don Fabrizio che è sempre stato solo benchè avesse moglie e sette figli. La quistione delle reliquie che mette il suggello su tutto è assolutamente autentica e vista da me stesso.

La Sicilia è quella che è, del 1860, di prima e di sempre.

Credo che il tutto non sia privo di una sua malinconica poeticità. Io parto oggi; non so quando ritornerò, se vorrai scrivermi potrai indirizzare:

Presso signora Biancheri, via S.Martino della Battaglia, 2 Roma

Con tanti cari saluti, tuo Giuseppe

(sul retro della busta) Fai attenzione; il cane Bendico è un personaggio importantissimo ed è quasi la chiave del romanzo.

…CON QUESTA PREMESSA COME NON RIMANERE AFFASCINATI??? Ho trovato il libro che accompagnerà le mie settimane di ferie.

Con te

Con te sarò nuovo. Ti dico queste parole nel periodo migliore della mia vita, nel periodo in cui sto bene, in cui ho capito tante cose. Nel periodo in cui mi sono finalmente ricongiunto con la mia gioia. In questo periodo la mia vita è piena, ho tante cose intorno a me che mi piacciono, che mi affascinano. Sto molto bene da solo, e la mia vita senza di te è meravigliosa. Lo so che detto così suona male, ma non fraintendermi, intendo dire che ti chiedo di stare con me non perché senza di te io sia infelice: sarei egoista, bisognoso e interessato alla mia sola felicità, e così tu saresti la mia salvezza. Io ti chiedo di stare con me perché la mia vita in questo momento è veramente meravigliosa, ma con te lo sarebbe ancora di più. Se senza di te vivessi una vita squallida, vuota, misera non avrebbe alcun valore rinunciarci per te. Che valore avresti se tu fossi l’alternativa al nulla, al vuoto, alla tristezza? Più una persona sta bene da sola, e più acquista valore la persona con cui decide di stare. Spero tu possa capire quello che cerco di dirti. Io sto bene da solo ma quando ti ho incontrato è come se in ogni parola che dico nella mia vita ci fosse una lettera del tuo nome, perché alla fine di ogni discorso compari sempre tu. Ho imparato ad amarmi. E visto che stando insieme a te ti donerò me stesso, cercherò di rendere il mio regalo più bello possibile ogni giorno. Mi costringerai ad essere attento. Degno dell’amore che provo per te. Da questo momento mi tolgo ogni armatura, ogni protezione… non sono solo innamorato di te, io ti amo. Per questo sono sicuro. Nell’amare ci può essere anche una fase di innamoramento, ma non sempre nell’innamoramento c’è vero amore. Io ti amo. Come non ho mai amato nessuno prima… ” F. Volo

Nessuno si salva da solo

Una sera d’estate, una trattoria con i tavoli all’aperto, un uomo e una donna. Lei muove appena il mento. Assente. Lui le versa da bere. Con questa scena, molto cinematografica, si apre il nuovo romanzo della Mazzantini, che scava con sguardo lucido, penetrante, venato di malinconica comprensione, nel dramma dell’amore e del disamore. La passione dell’inizio si trasforma in rabbia della fine, in voragine di risentimenti. Delia e Gaetano, più di trenta, meno di quaranta, una volta erano felici, innamorati, volevano crescere insieme, per questo avevano fatto una famiglia, con i figli Nico e Cosmo. Quando hanno smesso di baciarsi, negli androni? Per quale motivo è finito tutto? Dove hanno sbagliato? La Mazzantini costruisce tutto il suo romanzo attorno a queste domande. Domande cruciali che si pone una coppia come tante. Forse per Delia e Gaetano è ancora troppo presto per le consapevolezze. Troppo distratti, avidi, avevano fatto finta di niente, tirato dritto. Solo un’inevitabile, comune disfatta. Ecco, forse bisognerebbe avere il coraggio di fare la cosa più semplice, lottare, rischiando tutto. Insieme. La forza di aspettare. Quello che oggi sembra una fatica inutile.

E’ una vita che ti aspetto

Come potrei convincerti che saprò amarti se non sapessi amare me stesso?
Come potrei renderti felice se non potessi rendere felice me stesso?
Da questo momento mi tolgo ogni armatura, ogni protezione.
Con questo non ti sto dicendo “viviamo insieme”. Ti sto dicendo “Viviamo”. Punto.
Non sono innamorato di te…Io ti amo.
Per questo sono sicuro. Nell’amare ci può anche essere una fase di innamoramento, ma non sempre nell’innamoramento c’è vero amore. Io ti amo.
Come non ho mai amato nessuno prima. E sono anche innamorato di te.
Fabio Volo, da “E’ una Vita che ti Aspetto”