sarà maschietto o femminuccia?!

Baby shoes

e voi pensavate che le cose non cambiano!

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In città d’estate col pancione

In gravidanza è normale percepire maggiore fastidio a causa del caldo estivo, che aumenta il senso di stanchezza e pesantezza. Anzitutto sarebbe bene vestirsi con abiti larghi, di cotone e di colore chiaro. Bisognerebbe poi evitate di fare la doccia in continuazione: non è la soluzione migliore per sconfiggere il caldo. L’ideale, invece, sarebbe unbagno con acqua tiepida usando, al posto del solito detergente, un preparato arricchito di qualche goccia diolio essenziale di menta: così la sensazione di freschezza ti accompagnerà per tutto il giorno. Ricordati anche di mettere un po’ ditalco sotto le ascelle, sul décolleté e su tutta la biancheria che entra in contatto con queste zone. Durante il giorno tieni sempre a portata di mano quelle pratiche salviettine rinfrescanti e una bomboletta spray di acqua termale: ti potranno servire per superare i momenti di calura più intensa e per mantenere la pelle ben idratata. Oltre al caldo, un altro problema è il sonno. Per riuscire a riposare anche in estate si possono seguire alcuni accorgimenti semplici e naturali: un pizzico di valeriana, melissa o camomilla in acqua bollente, assunti un’ora prima di andare a letto, favoriscono il buon riposo. Anche un bicchiere di latte tiepido è efficace, perché contiene un amminoacido che favorisce il relax. Ventilatori e impianti di aria condizionata vanno spenti o azionati in una stanza comunicante con quella in cui si dorme; eventualmente si può ricorrere a un ventilatore a pale, che non riduce troppo la temperatura. Alla zanzariera sul letto è da preferire quella alle finestre, che non limita il ricambio di ossigeno. Cerca inoltre di stare all’aria aperta almeno un paio d’ore al giorno, evitando però di uscire nelle ore più calde. Non restare a lungo ferma in piedi, ma cammina con calma per 45-60 minuti e poi siediti all’ombra per riposare.

Maternità secondo la legge

Secondo la legge tutte le lavoratrici madri dipendenti nel settore privato hanno diritto per il periodo di astensione obbligatoria (1 o 2 mesi prima della nascita e fino a 3/4 mesi di vita del bimbo), a un’indennità giornaliera. La tutela economica della gravidanza in caso di lavoro autonomo è regolata in modi diversi. In generale hanno diritto a una indennità di malattia tutte le categorie che versano contributi all’INPS o a casse sostitutive, ma la misura dell’indennità varia a seconda del tipo di lavoro:

  • le libere professioniste iscritte ad Albi (architetti, medici, avvocati, giornaliste, pubbliciste, ecc.) devono rivolgersi alle Casse di previdenza degli Albi medesimi;
  • le lavoratrici artigiane e commercianti devono rivolgersi all’INPS, rispettivamente alla “Gestione Artigianato” e alla “Gestione Commercianti”;
  • le libere professioniste soggette ad IVA, ma non iscritte ad Albi e le lavoratrici autonome in regime di collaborazione coordinata e continuativa devono rivolgersi all’INPS, “Gestione 10-12%”;
  • le coltivatrici dirette, colone e mezzadre dovranno rivolgersi all’INPS “Servizio per i contributi agricoli unificati”;
  • altre lavoratrici che versano contributi a Casse speciali (artiste, intermediarie commerciali, domestiche) devono rivolgersi all’Ente preposto.
  • Non hanno diritto ad alcuna indennità le lavoratrici che effettuano prestazioni occasionali o percepiscono diritti d’autore.

La legge protegge la gravidanza

La Costituzione italiana, all’art. 37, protegge la maternità affermando che alla donna lavoratrice devono essere assicurate condizioni di lavoro che le consentano l’adempimento della sua essenziale funzione familiare. La donna lavoratrice in gravidanza non può fare lavori pericolosi, faticosi ed insalubri che possono mettere a rischio la salute sua o quella del bambino, e non può sottostare a turni notturni. Se scopri di aspettare un bambino non hai l’obbligo di comunicarlo spontaneamente al tuo datore di lavoro. Non sei obbligata a dirlo neanche se stai facendo colloqui di lavoro e se te lo chiedono direttamente, a meno che non si tratti di un lavoro inconciliabile anche con i primi mesi di una gravidanza. Devi comunicare subito il tuo stato solo nei casi in cui la gravidanza e l’attività lavorativa (lavori fisicamente pesanti o a contatto con sostanze nocive) risultano essere incompatibili o rischiosi.