• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

e voi pensavate che le cose non cambiano!

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Il segreto della felicità

Un uomo importunava sempre Dio con richieste di ogni genere. Un giorno Dio, stanco di tanta insistenza disse: “Ti concedo tre richieste. Chiedi quello che vuoi ma questo sarà tutto”. Allora l’uomo disse “Vorrei liberarmi di mia moglie, perchè ha un carattere insopportabile”. E la moglie morì. Quando però la gente venuta al funerale ocminciò a tessere le lodi della defunta, l’uomo si accorse di aver commesso un errore e chiese a Dio di farla tornare in vita. E così fu. Restandogli un solo desiderio l’uomo decise d’essere molto prudente per non sciuparlo. Alcuni amici gli consigliarono di chiedere ricchezze, altri salute, l’immortalità, l’amore. Poichè non riusciva a decidersi si rivolse a Dio per un consiglio. Dio rise per la sua indecisione e rispose: “Chiedi d’essere felice qualunque cosa possa capitarti”.

Sarebbe bello nascere sapendo già tutto quello che ci serve per condurre una vita piena di gioia e di appagamento. Sapere già tutto, comprendere tutto, essere in grado di comportarci sempre nel modo migliore, saper trattare gli altri come essi si aspettano. Sarebbe tutto bello e semplice, un vero paradiso, dove regnerebbe l’amore e la pace perpetua. Bello si ma anche un tantino monotono. La natura, saggiamaente, preferisce renderci la vita un tantino più movimentata, e lascia che ci diamo da fare per imparare a volte con facilità, a volte in modo più complicato, spesso cadendo e procurandoci lividi ed escoriazioni. Ma se decidiamo di fare della nostra vita un cammino sereno, non sarà troppo difficile riconoscere i tanti segnali che sono stati disseminati lungo il percorso per renderlo meno difficoltoso. E man mano che seguiamo le indicazioni, e impariamo le nostre lezioni, la meta ci apparirà sempre più chiara. E ci accorgeremo che il viaggio è diventato estremamente piacevole.

vivere pienamente

Non esiste un’età migliore delle altre. Ogni fase della vita ha pregi e difetti. Quando siamo giovani abbiamo tanta energia e voglia di fare. Ma siamo ancora incostanti ed incerti. Quando siamo più maturi l’esperienza ci aiuta a commettere meno errori ma siamo meno intraprendenti. La vita ci ha insegnato che è meglio valutare le conseguenze delle nostre decisioni, prima di lanciarsi in nuove avventure. E allora, talvolta, freniamo il nostro entusiasmo e ci priviamo anche solo della possibilità di sperimentare qualcosa di nuovo. Quando siamo anziani abbiamo la saggezza dell’età, abbiamo vissuto tante cose, saremo pronti a ricominciare ma allora è il nostro corpo che non ci segue! Ogni età ha aspetti positivi e negativi. Tutto dipende da quello che riusciamo a farne, da come siamo capaci di attraversare la nostra giovinezza, la nostra maturità e la nostra vecchiaia, dallo spessore e dall’importanza che riusciamo a dare a ciò che ci succede, a quello che accade intorno a noi. La vita può essere sempr vissuta con pienezza. Anzi la riuscita della vita è il risultato di tutto ciò che abbiamo potuto fare, dire, pensare, sognare… Talvolta è anche il frutto di quello che non abbiamo fatto o detto. Come diceva Aristotele: “Una sola rondine non fa primavera, nè un solo giorno, così neppure una sola giornata o un breve tempo rendono la beatitudine o la felicità”. Certo, la felicità non è uno stat permanente. La si vive a sprazzi. Negli attimi fugaci di gioia la vita ci riserva a ogni età. Ma pproprio perchè questi momenti sono fugaci non ci si può permettere di farli scivolare via. Anche se la felicità non dipende esclusivamente da noi, non la possiamo “meritare” come si merita un bravo a scuola. Talvolta è anche attraverso le sofferenze che ci costruiamo, che arriviamo a dare un senso a quello che abbiamo vissuto. L’importante è sapersi fermare, interrogarsi sui propri desideri, trovare il modo appropriato per dire “io” ed esprimere la propria soggettività. Anche solo per abitare la quotidianità, senza restare passivi di fronte quello che succede, senza “subire” la vita, lasciando agli altri l’occasione di decidere al nostro posto. Vivere pienamente la propria vita non vuol dire nè cercare di controllare sempre tutto, nè abbandonarsi completamente al caso e alla sorte. Significa non rinunciare a cercare la propria strada, essere pronti a rimettersi in discussione, avere la certezza che ogni istante può essere prezioso.

60 secondi sprecati

“Ogni minuto che passi arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità.” A.Einstein

 

Voi siete FeLiCi??

La felicità è lo stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. L’etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, “felice”, la cui radice “fe-” significa abbondanza, ricchezza, prosperità. La nozione di felicità, intesa come condizione (più o meno stabile) di soddisfazione totale, occupa un posto di rilievo nelle dottrine morali dell’antichità classica, tanto è vero che si usa indicarle come dottrine etiche eudemonistiche (dal greco eudaimonìa) solitamente tradotto come “felicità”. Tale concezione varia, naturalmente, col variare della visione-concezione del mondo (weltanschauung) e della vita su di esso. Le sue caratteristiche sono variabili secondo l’entità che la prova (eg. serenità, appagamento, eccitazione, ottimismo, distanza da qualsiasi bisogno, ecc.) Quando è presente associa la percezione di essere eterna, il timore che finisca la finisce. L’uomo fin dalla sua comparsa ricerca questo stato di benessere. La felicità è quell’insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell’intelletto che procurano benessere e gioia in un momento più o meno lungo della nostra vita. Se l’uomo è felice, subentra anche la soddisfazione e l’appagamento.

Indipendentemente dalle frasi nozionistiche sulla Felicità La mia tata oggi vuole proporvi questo tema: La Felicità. Siamo partiti da un articolo dedicato ad una famosa cantante per poi chiederci se i soldi fanno davvero la felicità, e adesso siamo qua, che lo chiediamo a tutti voi: Siete Felici? E cosa vi rende tali? Anche noi, come sempre, abbiamo intenzione di rispondere ma ci prendiamo del tempo perchè la domanda è bella tosta! Buona giornata, Sarah – La mia Tata

I soldi danno la felicità?

Quante volte abbiamo sentito che il denaro non può comprare la felicità. Probabilmente mentre questa frase ci veniva ripetuta per la milionesima volta, la persona che ce lo diceva continuava a fare dello shopping. Un nuovo studio suggerisce com’è possibile desiderare di spendere di più per fare qualcosa di buono e di meno per acquistare oggetti, abiti o quant’altro. In questo caso pare che spendere renda feliciComprare esperienze di vita, piuttosto che beni materiali, porta ad una maggiore felicità sia per i consumatori che per coloro che li circondano. Questa la teoria sulla quale su muovono i ricercatori che hanno annunciato la tesi in occasione della riunione annuale della Società di Psicologia sociale e della personalità. Una cena al ristorante o biglietti per il teatro risultano in aumento per il benessere mentale, perché soddisfano esigenze di ordine superiore, in particolare la necessità di un legame sociale e di vitalità (la sensazione di essere o sentirsi vivo).Così riassume la teoria Ryan Howell, assistente professore di psicologia presso l’Università Statale di San Francisco. Un’indagine pubblicata sulla rivista Science nel 2006 ha dimostrato che i redditi svolgono un ruolo significativo nella felicità quotidiana. Ci sono situazioni in cui il denaro aiuta, anche per coloro che si ammalano o per i disabili. Un altro studio opposto ha rilevato che il denaro può diminuire la gioia interiore. Ciò fa capire che finora la teoria era sempre molto dibattuta. Ai partecipanti a questo nuovo studio è stato chiesto di scrivere riflessioni e rispondere a domande sui loro ultimi acquisti. I partecipanti hanno indicato che l’esperienza degli acquisti ha comportato una maggiore felicità quanto più denaro veniva speso. I risultati indicano anche che le esperienze possono produrre più felicità indipendentemente dall’importo speso o dal reddito dei consumatori. Le esperienze più durano e più soddisfazione danno. Howell osserva che da diversi studi che risalgono ad almeno 35 anni fa emerge che il denaro non rende felici le persone. Tuttavia, questa felicità può essere “edulcorata” con esperienze di spesa per un certo periodo di tempo, almeno finché, conclude Howell, il denaro riesce a rendere viva l’esperienza che ci ha regalato la gioia.