Lo sviluppo emotivo del bimbo

Il sistema emotivo è presente nei bambini fin dalla nascita, in quanto si basa su processi biologici innati (cioè che fanno parte del nostro codice genetico), che forniscono risposte indispensabili per la sopravvivenza dell’individuo. Le reazioni emotive riscontrabili sin dai primi giorni di vita sono collegate con:

a) sensazioni di piacere o disgusto a livello gustativo,

b) reazioni di trasalimento in risposta a stimoli sonori e luminosi forti o improvvisi,

c) manifestazioni di sconforto in presenza di stimoli dolorosi. Questo periodo termina in corrispondenza del secondo mese.

Tra i due mesi e l’anno di vita i bambini iniziano ad utilizzare le emozioni a livello comunicativo e sociale, e compare ad esempio il sorriso sociale ( 6 mesi) in risposta ad toni alti di conversazione o rivolto ai visi delle persone.  Si manifestano anche le espressioni facciali di altre emozioni quali: la sorpresa (6-10 settimane), gioia, tristezza e rabbia (3-4 mesi), la collera conseguente ad una esperienza frustrante (7 mesi), la paura degli estranei ( 8 mesi).
Dopo l’anno di vita, l’ultima fase dello sviluppo emotivo infantile riguarda la comparsa delle emozioni sociali (colpa, vergogna, timidezza), che vengono apprese dal contesto culturale di riferimento. Il bambino acquisisce le emozioni sociali in base alla valutazione che dà di sé e degli altri, derivante dalle esperienze di socializzazione vissute.

Le emozioni sono scatole colorate

Secondo la comunità scientifica, da Darwin in avanti, le emozioni principali che hanno da sempre accompagnato l’uomo nel suo percorso di evoluzione sono sei: disgusto, tristezza, rabbia, gioia, paura, sorpresa. Una distinzione comune a molti autori è quella fra emozioni primarie o semplici ed emozioni complesse o secondarie. Sono identificate come emozioni primarie quelle emozioni la cui espressione è universale, spontanea e quindi innata; compaiono presto non presupponendo un’attività cognitiva e non si basano sulla coscienza di sé. Le emozioni secondarie – vergogna, senso di colpa, orgoglio, empatia, simpatia, rimpianto – implicano un’autocoscienza e presuppongono il raggiungimento di uno specifico stadio di sviluppo che comporta appropriate abilità cognitive: l’acquisizione del sé, la comprensione di norme e regole del comportamento sociale”. Da alcune emozioni spesso si rifugge, forse per autoconservazione o per ricacciare dentro una parte di noi che non conosciamo o che non ci piace, evitando in questo modo di vivere appieno un’ esistenza che è intrisa di emozioni. Per sconfiggere la paura la psicologa Elena Puntaroli (www.animaepsiche.com) suggerisce di “guardare alle emozioni come a delle scatole colorate. Non esistono scatole da evitare perché di colori brutti. Tutti i colori hanno una propria vibrazione e simbologia, semmai posso sentire che io ho maggiore affinità con certi colori e saranno quelli che cercherò di sperimentare di più. Ma se immaginiamo tutte le nostre emozioni e quindi possibili esperienze come scatole colorate, possiamo divertirci ad aprirle tutte per curiosità, per conoscerle tutte quante”.

Parlare a livello della fantasia e delle emozioni

Relativamente alle fiabe che sono state importanti nella nostra infanzia, è sempre interessante confrontare ciò che ricordiamo col racconto originario. Ovviamente esistono versioni diverse di ogni fiaba. Spesso, comunque, abbiamo elaborato una nostra versione personale, che ci comunica anche qualcosa della nostra infanzia. Quando torniamo a leggere la fiaba possiamo trarne maggiore profitto se cerchiamo di immaginare le scene in modo vivido, soffermandoci in particolare sulle immagini che ci colpiscono. Possiamo così accogliere ciò che è peculiare delle fiabe: la loro capacità di parlarci a livello della fantasia e delle emozioni.