Luna storta?

Il bimbo si è alzato con la luna storta? Piagnucolano, hanno il broncio, sono nervosi e fanno i capricci. Capita spesso ai bambini tra uno e due anni appena svegli. Cosa fare? Bisogna coccolarlo. E assicurarsi che la notte successiva dorma a sufficienza. Capire quante ore di sonno gli servono per riposare bene e alzarsi tranquillo è facile: basta approfittare del weekend e lasciare che il bambino si svegli da solo. Si calcolano le ore di sonno e, durante il resto della settimana, si fa in modo di rispettarle. Fatica a svegliarsi? «Illuminate la stanza e sussurrategli una frase dolce all’orecchio: aprirà subito gli occhi» consiglia l’esperto. 

Lettone si Lettone no

Molto spesso i moventi che ci inducono all’abitudine di tenere con noi i bambini nel lettone sono di natura prettamente pratica o affettiva: alcuni di noi credono, infatti, che questa sia l’unica soluzione per farli dormire e per evitare a noi stessi di trascorrere notti insonni o per contrastare il senso di solitudine o di sofferenza che nostro figlio proverebbe recluso nella sua cameretta. Domandiamoci se esistono quindi delle buone ragioni per tenere con noi i nostri figli nel lettone? Se e fino a che punto è bene mantenere ferrea la regola del divieto d’accesso? Come ogni divieto assunto con intenzionalità educativa anche questo ne ha uno, che risponde alla natura stessa dei bambini. È molto importante che un bambino inizi a dormire subito nella sua stanza, se è possibile fin dal suo primo giorno in casa, di ritorno dall’ospedale. Appena nato, è bene che abbia uno spazio come persona tutto per sé nella famiglia, quale conferma della sua individualità e unicità riconosciuta dai genitori: un riconoscimento, che avviene dapprima nella nostra mente e che trova una conferma concreta, nello spazio fisico che ritagliamo per lui nell’ambiente familiare. Stiamo parlando di un luogo separato che lo aiuti ad affrancare la sua autonomia dalla nostra poco alla volta. Molto spesso, però, per alcuni di noi è molto difficile resistere al loro pianto. Il pianto, per alcuni versi definibile come un ricatto infantile, di fatto, il più delle volte è suggerito dal nostro stesso comportamento e non nasce in modo autonomo. Se la richiesta di nostro figlio diventa sempre più insistente, è perché questa è la risposta che ha ricevuto al suo pianto. È normale quindi nella sua mente trasformare questa domanda in richiesta: si tratta di un’abitudine, di un atteggiamento che si è già verificato che è bene evitare fin dall’inizio. È importante aiutarlo in questo percorso, consolandolo quando piange di notte perché si sente solo, quando ha paura oppure quando ha fatto un brutto sogno, senza cedere alla tentazione di portarlo con noi nel lettone. Hanno sicuramente bisogno di una vicinanza corporea che gli comunichi affetto, tenerezza, entro però i limiti del pudore e del rispetto per l’intimità dell’altro. Non solo, ma un motivo di turbamento per i nostri figli è l’enorme differenza tra il suo corpo, ancora piccolo, fragile e vulnerabile e il nostro che gli appare enorme e provoca in lui sentimenti misti di attrazione e di paura.

Elogio del Pisolino

Dalla scienza l’elogio del pisolino. Un’ora di sonno pomeridiano migliora la memoria e l’apprendimento, ‘ripulendo’ il cervello e facendolo ripartire alla grande. Lo affermano i ricercatori dell’universita’ della California, a Berkeley, che oggi presentano il loro studio al congresso dell’Associazione americana per l’avanzamento della scienza, in corso a San Diego. La pennichella non e’ un lusso per sfaticati, dunque. E chi si fa un vanto di dormire poche ore a notte, dovrebbe sapere che piu’ si rimane svegli – spiegano gli scienziati – piu’ la mente diventa lenta. Se dormire fa bene, concedersi un pisolino rende ancora piu’ brillanti, dimostra questo nuovo studio che ha coinvolto 39 giovani adulti in salute. I partecipanti sono stati divisi in 2 gruppi, di cui solo uno aveva la possibilita’ di una pennichella pomeridiana. A mezzogiorno tutti sono stati sottoposti a una serie di test di apprendimento, per mettere alla prova l’ippocampo, l’aria del cervello che svolge un ruolo chiave nella formazione di nuove memorie. I due gruppi hanno ottenuto risultati simili. Un nuovo round di esercizi ha impegnato i partecipanti alle sei del pomeriggio: questa volta, pero’, ha fatto nettamente meglio il gruppo che qualche ora prima aveva fatto una siesta di 90 minuti. Lo studio rafforza l’ipotesi dei ricercatori che dormire sia necessario per ripulire la memoria a breve termine e fare spazio per nuove informazioni. Non solo. I ricercatori hanno scoperto che questo processo si verifica durante una precisa fase del sonno, tecnicamente la fase 2 non Rem, fra il sonno profondo e quello Rem, in cui si sogna. Questo spiegherebbe perche’ gli esseri umani trascorrono meta’ delle loro ore a occhi chiusi in questa fase 2, che servirebbe a ripulire la memoria e fare spazio per nuove informazioni.