La mafia uccide solo d’estate

“La mafia uccide solo d’estate”, un film che diverte e commuove. Perché si può parlare di mafia, anche con un sorriso. E’ con il sorriso infatti che Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, racconta le stragi mafiose che sconvolsero la Sicilia tra gli anni ’70 e ’90 attraverso gli occhi di un bambino, Arturo, che nasce e cresce a Palermo. Partendo dalla strage di Viale Lazio del 1969, Pif unisce elementi di finzione a immagini di repertorio e racconta l’omicidio del generale Dalla Chiesa, di Boris Giuliano, di Pio La Torre e Rocco Chinnici fino ad arrivare alle bombe di Capaci e di via D’Amelio. Filo conduttore di questa storia è l’amore di Arturo per Flora nato tra i banchi di scuola. Arturo prova a superare la timidezza e a dichiararsi a Flora, anche se sente dire dai grandi che le donne sono pericolose, perché ogni omicidio “è solo una questione di femmine”. Sarà proprio quell’amore che lo spingerà a diventare giornalista e ad aprire gli occhi pian piano sulla realtà. Non bisogna preoccuparsi degli omicidi e delle sparatorie, perché La mafia uccide solo d’estate gli assicura il padre; e Arturo ci crede. Come crede che Andreotti sia una brava persona in quanto “amico degli amici”, tanto da arrivare a chiedere a Dalla Chiesa, nella sua prima intervista: “L’onorevole Andreotti dice che l’emergenza criminalità è in Calabria e in Campania, Generale, ha forse sbagliato regione?”. Il film, vincitore del Premio del Pubblico al Torino Film Festival riesce a farci vivere la Palermo di quegli anni e merita di essere sostenuto. E non solo come tributo alla memoria dei tanti caduti per mano criminale, ma perché quella Palermo dove la mafia sembra lontana, rivive oggi in tante nostre città, solo apparentemente estranee a questo fenomeno. La mafia ci uccide tutti, un pochino, ogni giorno. Pif ha colto una verità di per sé poco appariscente, e ce la mostra da dietro una maschera di apparente ingenuità e goffaggine, che fa ridere e commuovere, di quelle lacrime che arrivano da non si sa bene dove e rimangono anche dopo che le hai asciugate.

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disegno di legge tutela minori

Se ne parlava da un po’ e finalmente il Disegno di legge recante norme a tutela dei minori nella visione di film e nell’utilizzo di videogiochi, presentato dal ministro Rutelli e approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 luglio scorso, ha visto la luce. Non è che una prima proposta e ora bisognerà vedere cosa accadrà in Parlamento, chiamato a discutere su un tipo di tutela nei confronti dei minori per la quale da sempre non ha dimostrato grande sensibilità. Ma veniamo al dunque: con il provvedimento verrebbe superato il sistema censorio preventivo sostituito con un meccanismo di responsabilizzazione degli imprenditori del settore (produttori, distributori, importatori). L’attuale nulla osta preventivo da parte dell’Autorità governativa, su conforme parere delle Commissioni di primo e secondo grado, viene pertanto sostituito dalla classificazione operata dai predetti imprenditori, cui è subordinata la diffusione dei film sotto qualsiasi forma. Il nuovo meccanismo è ancorato a rigidi e dettagliati parametri, nel rispetto dei principi costituzionali sulla libertà di manifestare il pensiero e l’espressione artistica e sulla protezione dei minori, nonché delle Convenzioni internazionali e della normativa comunitaria. Presso il Ministero per i beni e le attività culturali viene istituita la Commissione di classificazione dei film per la tutela dei minori, con il compito di convalidare, su richiesta degli imprenditori, la classificazione da questi effettuata, ovvero esprimere un parere obbligatorio sulle segnalate violazioni dei parametri e degli obblighi stabiliti dalla legge. La tipologia delle classificazioni si articola in quattro fattispecie: film per tutti e film vietati, rispettivamente, ai minori di 10, 14 e 18 anni. Sono inoltre previste adeguate sanzioni pecuniarie e penali, nonché un opportuno regime transitorio per due anni. Un analogo sistema classificatorio, utilizzando criteri di autoregolamentazione internazionalmente riconosciuti, viene infine introdotto per il settore altrettanto delicato dei videogiochi. La nuova Commissione sarà snella (articolata in sole tre sezioni) sarà molto qualificata con al suo interno anche magistrati che si occupano di bambini e psicologi dell’età evolutiva. Nel caso di dubbio, produttori e distributori potranno rivolgersi alla Commissione chiedendo (a proprie spese) che esprima un parere validando la classificazione. Quanto al criterio per la classificazione, nel disegno di legge viene chiesta attenzione al contesto narrativo generale, ma anche a possibili comportamenti emulativi in rapporto all’età degli spettatori. Tra gli elementi di cui tenere conto linguaggio, violenza, pornografia, uso di sostanze stupefacenti, condotte criminali, discriminazioni, nazionalità, disabilità maltrattamenti di animali. Senza una classificazione, in ogni modo, il film non potrà essere proiettato. Vietata, venendo incontro anche a una recente segnalazione fatta alla commissione cultura del Senato dall’autorità Antitrust, anche la cosiddetta pubblicità interfasce, per cui insieme ad un film vietato ai minori di 10 anni non potrà esserci lo spot per uno vietato ai 14 o ai 18. Per i trasgressori (imprese ed esercenti) il rischio di sanzioni amministrative fino a 100 mila euro e misure penali con la previsione di un arresto fino a sei mesi.

occhiali 3d

La visione di un film 3 D può provocare fenomeni come nausea, vertigine, emicrania a causa della difficoltà di adattamento dei meccanismi fisiologici della vista alla tecnologia tridimensionale; il rischio riguarda tutti, in particolare se lo spettacolo dura molto a lungo, ma in particolare i bambini più piccoli. Per questo il Ministero ha raccomandato che per la visione di questi film: 1) sia garantita agli spettatori l’informazione che l’utilizzo degli occhiali relativi è controindicato per i bambini al di sotto dei sei anni d’età; 2) che l’utilizzo dei medesimi occhiali negli adulti va limitato nel tempo, per una durata non superiore a quella di un singolo spettacolo, compreso l’intervallo.