Asino

Fra tutti gli animali l’Asino è quello che più di ogni altro esprime la doppiezza e l’ambivalenza dei simboli. L’Asino, infatti, è per eccellenza sinonimo di ignoranza, eppure in matematica l’espressione “ponte dell’asino”indica un punto di particolare difficoltà.  Questo animale, dunque, partecipa delle due nozioni, discordanti e contraddittorie, di sapere e di ignoranza e non per nulla Giordano Bruno si identificava con l’asino che proprio in virtù dei suoi maggiori difetti – ignoranza e ostinazione – costituiva per il grande filosofo l’allegoria di chi cerca la verità. Ed ancora: l’asino è considerato la cavalcatura degli umili, ma in India e in Cina era la cavalcatura regale di dèi, principi ed eroi e come tale migrò nel mondo greco e in tutta l’area mediterranea dove mantenne questa funzione fino a quando non gli venne, in parte, sottratta dal cavallo.
Per gli Indoeuropei dell’Anatolia, in particolare gli Ittitti e gli Hyksos, l’asino era simbolo di regalità e di saggezza, attributi che hanno la loro massima espressione nelle lunghe orecchie di questo animale: uno scettro sormontato da due orecchie d’asino era l’emblema di tutti gli dèi dinastici in ricordo dei tempi in cui il dio Set dalle orecchie d’asino governava il loro pantheon. La cattiva fama dell’asino presso gli Egizi – e conseguentemente presso il mondo greco-romano che attraverso il Medioevo l’ha traghettata fino ai nostri giorni – nasce per l’appunto all’indomani della cacciata degli Hyksos dall’Egitto.

Avia ‘nu sciccareddu…

Avia ‘nu sciccareddu davveru sapuritu,

a mia mi l’ammazzaru poviru sceccu miu,

chi bedda vuci avia, parìa un gran tinuri !

sciccareddu di lu mè cori

comu iu t’haiu a scurdari !

  E quannu cantava facia: – Ihò, ihò, ihò !

  ciucciu beddu di lu me cori,

  comu iu thaiu a scurdari !

Quannu ‘ncuntrava un cumpagnu subitu lu sciaurava

e doppu lu raspava cu tanta carità,

chi bedda vuci avia, parìa un gran tinuri

sciccareddu di lu mè cori

comu iu t’haiu a scurdari !

  E quannu cantava…

la riscossa degli asini!

Faticatori instancabili e silenziosi esecutori degli ordini impartiti dall’uomo, gli asini, sulla scorta di luoghi comuni ben radicati nell’immaginario collettivo, non godono di grande considerazione allorché vengono chiamati in causa per la loro (presunta) scarsa intelligenza. Eppure, agli albori del nuovo decennio, l’assunto secondo il quale questi “parenti meno nobili” dei cavalli abbiano poco sale in zucca comincia progressivamente a vacillare. Gli studi condotti negli ultimi anni dagli etologi, infatti, convergono in un’unica direzione, vale a dire quella secondo cui “asino” sia tutt’altro che sinonimo di “somaro”. Le dimostrazioni empiriche a sostegno di questa tesi non mancano. Le più significative sono quelle legate agli ottimi risultati ottenuti dall’onoterapia, un tipo di pet-therapy, diffuso in Francia, Stati Uniti e Svizzera, e da qualche tempo attuato anche in Italia, che fa leva proprio sull’impiego degli asini. Si tratta di un metodo di cura “attivo”, che si rivolge, in genere, a pazienti che soffrono di disturbi della personalità e, più in particolare, a cardiopatici e ipertesi, handicappati motori, bambini e anziani, malati psichiatrici e tossicodipendenti, detenuti, sieropositivi, audiolesi, non vedenti, persone con problemi di ansia, stress, solitudine, accettazione e disarmonia emotiva. L’onoterapia sfrutta alcune caratteristiche tipiche dell’asino, come la taglia ridotta, la pazienza, la morbidezza al tatto, la lentezza di movimento e la tendenza ad andature monotone, per entrare in comunicazione con il soggetto in cura attraverso il sistema animale-utente-operatore. Malgrado i miglioramenti riscontrati dai terapeuti nei pazienti, ad oggi, l’onoterapia, non è ancora riconosciuta dalla comunità scientifica. I risultati fin qui conseguiti, tuttavia, non possono che indurre all’ottimismo. In attesa, quindi, della piena consacrazione da parte della “medicina ufficiale”, per gli asini, è comunque già arrivato il momento della riscossa!