• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

FAVOLICCHIE

IL PESCIOLINO BLU

Non era un periodo felice per Blu, pesciolino della famiglia dei Sara-ghi, ospite del mar Mediterraneo. Trascorreva le sue giornate nuotando malinconico tra le grotte e i sassi adagiati sul fondo. Era triste Blu ma nessuno sembrava accorgersene. E più piangeva più nessuno capiva. Le sue lacrime, per quanto abbondanti si mischiavano, appena nate, all’acqua salata, scivolando via dolcemente. Nemmeno i bambini per i quali ogni pomeriggio si esibiva in spettacolari danze nautiche riuscivano a comprendere il suo malessere. Aveva una vita agiata, tre volte al giorno si lasciava andare con abbondanti (leccornie di) alghe, una volta al dì, nel primo pomeriggio, dava spettacolo per gli allievi della scuola-sub che prendevano lezione in quel rinomato e apprezzato lotto di mare e non gli mancavano nemmeno gli amici marini come Luisa la Medusa, Bella la Donzella e Morena la Murena. Era un mondo fantastico il suo, pieno di colori e paesaggi straordinari; persino lui, ancora pesciolino, era variopinto come se fosse stato un pittore in persona a crearlo. Il suo corpo era argenteo con sfumature azzurre e dorate, le labbra carnose, e aveva delle bande verticali scure a degradare dalla testa fino alla coda. Era un po’ più grande di un qualunque sarago ma lui attribuiva le sue dimensioni ai pasti extra che gli amici umani gli offrivano in cambio delle graziose piroette. Blu, a differenza degli altri pesciolini, non si spaventava facilmente e ciò era dovuto al fatto che nella vita aveva sempre dovuto cavarsela da solo. Non aveva più i genitori e i suoi parenti più stretti sembrava vivessero miglia e miglia lontano, di fronte quello che gli umani chiamavano Egitto. Inoltre era un pesce enormemente curioso. Gli piaceva veramente tanto il contatto con il genere umano anche se negli abissi e dai pesci  più saggi l’uomo era considerato il pericolo numero uno. Seguiva di nascosto le lezioni teoriche dei futuri sommozzatori e non capiva come mai dovessero bardarsi con delle strane attrezzature prima di scendere in acqua. Per Blu gli umani erano esseri strani ma mostrava nei loro confronti un grande rispetto, li considerava un po’ dei maestri, qualcuno da imitare, anche solo per il fatto che non essendo la loro vita una vita acquatica provavano lo stesso a vedere cosa c’era laggiù. Cosa che né al suo branco né a tutti i suoi amici e conoscenti -pinnuti- era mai venuto in mente di fare e anzi la consideravano decisamente una disumana follia. Forse la tristezza di Blu era dovuta proprio  alla sua curiosità. Questa infatti lo aveva spinto più volte a pinneggiare nei luoghi più sperduti, tra gli abissi più profondi, dove il blu diventa così scuro da sembrare nero o più in là dove la corrente diventa indomabile anche per il migliore abitante del mare, là dove non si sa che tipo di alghe ti attendono. E spingendosi oltre non aveva certo l’approvazione degli altri pesci che anzi lo consideravano matto. Ma essendo un giovane pesce ed anche per le tragedie che, nonostante la giovane età, aveva dovuto affrontare, veniva trattato con tenerezza, assecondato in qualsiasi cosa, senza essere ascoltato veramente, come solo con un matto ci si comporta. Blu tutto ciò non lo capiva ma non gli dava poi tanto peso. Quello che per gli altri era un segno di sbandamento lui lo viveva come “essere anticonformista”. Sapeva bene cosa significava quella parola unicamente per le ore di discussione e dibattiti che aveva avuto con il suo grande amico, il gabbiano Jonathan. Si era fermato più volte a discutere con Jonathan: era stato lui a fargli comprendere parecchie cose e quella su cui più puntava, la più importante, era la libertà di pensiero. Jonathan era uno spirito libero ed era diventato il suo simbolo, la guida ideale. Pensando alle  parole del gabbiano non gli mancava mai la forza di ubbidire alla propria legge interiore nonostante i pregiudizi degli altri. Come il volo per il suo amico Jonathan così il nuoto per Blu era atto di perizia e intelligenza, fonte di perfezione e gioia. E così, spingendosi oltre, Blu aveva conosciuto posti che nessuno della sua comitiva conosceva, prati di poseidonie coloratissime, ricche pareti rocciose, strapiombi dove poter fare le capriole più belle, coralli e colori dei più fantastici. Ma alla felicità procurata da tanta bellezza seguiva sempre la tristezza di non poter condividere tale gioia con nessuno. Il pesciolino Blu però non si scoraggiava, sapeva che prima o poi le cose sarebbero cambiate, continuava lo stesso i suoi spostamenti nei luoghi più strani, continuava lo stesso a soddisfare la sua curiosità che altro non era che -voglia di conoscenza-. Non poteva ricorrere ai grandi volumi cartacei che gli umani chiamavano libri, l’acqua non lo permetteva… E così adoperando tutti i mezzi di cui un pesce poteva servirsi soddisfava il soddisfabile. Era stato ore ed ore ad ammirare le costellazioni, imparato a riconoscere la posizione delle stelle in qualsiasi periodo dell’anno, aveva studiato i venti, le sue direzioni e le temperature, aveva fatto proprie le onde e le maree, esaminato minuziosamente tutti i fondali, quelli rocciosi e quelli sabbiosi, studiato le specie marine che gli erano passate sotto gli occhi e con le quali aveva scambiato anche solo poche parole. Per Blu, infatti, chiunque doveva essere ascoltato, sicuramente aveva una storia da raccontare. Aveva analizzato quindi tutto ciò che gli stava attorno anche quello che propriamente marino non era, finito in fondo al mare per chissà quali svariati motivi. Un bel giorno di primavera, quando anche in mare la vita comincia lentamente a rifiorire, come se il mondo intero si risvegliasse da un lungo sonno, Blu, pesciolino della famiglia dei Sara-ghi, decise che era giunto il momento di reagire e affrontare faccia a faccia la sua tristezza. Fino ad allora si era posto ed aveva dato risposta a più di mille domande, ma la più importante di tutte ancora non era stata fatta: “Cos’è che mi rende triste?” “Come mai, io, pesciolino Blu, non sono felice?” Sapeva benissimo che era una domanda tosta, per la quale non occorrevano certo i soliti pochi minuti per formulare la risposta, e così,  trovata  una conchiglia confortevole come riparo, si sedette a riflettere… Intuiva che se avesse dato la risposta non avrebbe avuto mai più modo di lamentarsi, avrebbe, insomma, cambiato radicalmente e in positivo la propria vita. E più questi pensieri gli passavano per la mente più il timore di sbagliare aumentava. Fu allora che decise di andare a consultare il saggio amico Jonathan. “Felicità è librarsi in volo, planare, aprire le ali al vento e sentirsi tutt’uno con l’aria”, fu la risposta del gabbiano. Quella fu la prima volta che Blu non approvava l’opinione di un altro: “Come posso essere felice planando, aprendo le ali, se le ali io non le ho?”. Il passo successivo fu quello di consultare gli amici marini, “facendo parte del mio mondo forse possono comprendermi meglio in un momento di sconforto come questo”… pensava. Furono allora chiamate in causa Luisa la Medusa, Bella la Donzella e Morena la Murena. Fu un’enorme sorpresa per Blu sentire tre risposte differenti. Che due di loro avessero torto?? Blu decise allora di provare, se così si poteva dire, la felicità di ognuno, a sentirsi leggero come aveva detto Luisa la Medusa, facendosi trasportare dalle correnti un po’ qui un po’ lì senza una meta precisa, o a rintanarsi nelle grotte più strette e buie, come aveva suggerito Morena la Murena, facendo spaventare uscendo all’improvviso chi, ignaro, capitava da quelle parti e provò persino a pavoneggiarsi tutto, come aveva consigliato Bella la Donzella, scuotendo la pinna dorsale al passaggio anche del più piccolo pesciolino. Niente di tutto ciò aveva reso felice Blu. Lo aveva divertito, ma non reso felice. Da quell’avventura il nostro pesciolino ne dedusse una grande lezione: la felicità non è uguale per tutti. Non serve a niente imitare gli altri per sentirsi felice. Ognuno è felice a modo proprio, bisogna guardarsi dentro e comprendere veramente se stessi per capire cos’ è felicità.

E tu, lo sai cosa ti rende felice?

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