Tu non sei

Tu non sei i tuoi anni,né la taglia che indossi,

non sei il tuo peso

o il colore dei tuoi capelli.

Non sei il tuo nome,

o le fossette sulle tue guance,

sei tutti i libri che hai letto,

e tutte le parole che dici 

sei la tua voce assonnata al mattino 

e i sorrisi che provi a nascondere,

sei la dolcezza della tua risata

e ogni lacrima versata,

sei le canzoni urlate così forte,

quando sapevi di esser tutta sola,

sei anche i posti in cui sei stata 

e il solo che davvero chiami casa,

sei tutto ciò in cui credi,

e le persone a cui vuoi bene,

sei le fotografie nella tua camera 

e il futuro che dipingi.

Sei fatta di così tanta bellezza 

ma forse tutto ciò ti sfugge

da quando hai deciso di esser 

tutto quello che non sei.
– Ernest Hemingway –

Da dire ai figli

Ci sono cose da dire ai nostri figli. Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità.Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.
Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sè. Che esistono pensieri spaventosi, e di non preoccuparsi.

Dovremo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Ai nostri figli dovremmo dire che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. Che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore.

Che bisogna saper stare, e basta. E che il dolore si supera.

Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse. Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini ad uccidere.

Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono nè vinti nè sconfitti, e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che possono stare male. La sofferenza ci spinge in avanti. E prima o poi passa.

Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Fino alla fine.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.

Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui. Quando vogliono tornare.

Qualcosa è da rivedere

Finché due uomini che si baciano faranno più scandalo di due uomini che si ammazzano, nella nostra società qualcosa è da rivedere. #cit

Preghiera

Seigneur, apprends-moi l’art des petits pas.Je ne demande pas de miracles ni de visions,

Mais je demande la force pour le quotidien !

Rends-moi attentif et inventif pour saisir 

Au bon moment les connaissances et expériences

Qui me touchent particulièrement.
Affermis mes choix 

Dans la répartition de mon temps.

Donne-moi de sentir ce qui est essentiel 

Et ce qui est secondaire.

Je demande la force, la maîtrise de soi et la mesure, 

Que je ne me laisse pas emporter par la vie, 

Mais que j’organise avec sagesse 

Le déroulement de la journée.
Aide-moi à faire face aussi bien que possible 

A l’immédiat et à reconnaître l’heure présente 

Comme la plus importante.

Donne-moi de reconnaître avec lucidité

Que la vie s’accompagne de difficultés, d’échecs,

Qui sont occasions de croître et de mûrir.
Fais de moi un homme capable de rejoindre

Ceux qui gisent au fond.

Donne-moi non pas ce que je souhaite,

Mais ce dont j’ai besoin.
Apprends-moi l’art des petits pas!
LA TRADUZIONE IN ITALIANO
Non ti chiedo né miracoli né visioni

ma solo la forza necessaria per questo giorno!

Rendimi attento e inventivo per scegliere

al momento giusto

le conoscenze ed esperienze

che mi toccano particolarmente.
Rendi più consapevoli le mie scelte

nell’uso del mio tempo.

Donami di capire ciò che è essenziale

e ciò che è soltanto secondario.

Io ti chiedo la forza, l’autocontrollo e la misura:

che non mi lasci, semplicemente,

portare dalla vita

ma organizzi con sapienza

lo svolgimento della giornata.
Aiutami a far fronte,

il meglio possibile,

all’immediato

e a riconoscere l’ora presente

come la più importante.

Dammi di riconoscere

con lucidità

che le difficoltà e i fallimenti

che accompagnano la vita

sono occasione di crescita e maturazione.
Fa’ di me un uomo capace di raggiungere

coloro che hanno perso la speranza.

E dammi non quello che io desidero

ma solo ciò di cui ho davvero bisogno.

Signore, insegnami l’arte dei piccoli passi.

Tratto dall’intervista a Bauman

Lei però scrive: “Nessuno può sperimentare due volte lo stesso amore e la stessa morte “. Ci si innamora una sola volta nella vita?”Non esiste una regola. Il punto è che ogni singolo amore, come ogni morte, è unico. Per questa ragione, nessuno può “imparare ad amare”, come nessuno può “imparare a morire”. Benché molti di noi sognino di farlo e non manca chi provi a insegnarlo a pagamento “.

Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati.

Cocciu d’amuri

La notti è scura e nno munnu mi perdu,
Comu n’armuzza ‘n pena vaiu circannu
li to’ biddizzi ca ficiru ddannu,
mi fai tuccari ‘u funnu
e nun capisciu nenti.
La testa è sempre china di pinseri,
senza lu sciatu to’ nun pozzu stari,
lu cori batti forti
si tu mi rapi i porti
di chistu paradisu è la fuddia.
Vitti nell’occhi toi du stiddri
Ca lucinu mmezz’e capiddri.
Fila di ferru e zuccaru,
la facci, ‘na bannera
d’unni cci batti u suli, suli di primavera.
Pi mia tu si na ddia sicana,
Ca quannu arridi ‘u tempu acchiana.
Iu vegnu appressu a tia, chiuri di puisia,
Ca fa puisiari u munnu sanu.
Affaccia, beddra, e senti sta canzuni,
La cantu sulu a tia, cocciu d’amuri.
Lu sangu mi fa vuddriri nn’e vini,
Si nun ti viu, mi veni di muriri.
Affaccia, beddra, ca si tu a canzuni
E iu ca annanzi a vui scordu i duluri.
Li peni sunnu duci,
Si tu mi duni a paci,
Iu vogliu stari sempri allatu ‘e tia.
Vitti nell’occhi toi du stiddri
Ca lucinu mmezz’e capiddri.
Fila di ferru e zuccaru,
la facci, ‘na bannera
d’unni cci batti u suli, suli di primavera.
Pi mia tu si na ddia sicana,
Ca quannu arridi ‘u tempu acchiana.
Iu vegnu appressu a tia, chiuri di puisia,
Ca fa puisiari u munnu sanu.
Iu vegnu appressu a tia, chiuri di puisia,
Ca fa puisiari u munnu sanu.

Gara d’altri tempi