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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

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  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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Vorrei sapere 

Già, perdonami ma devo chiederti una cosa.
Non voglio però passare per sfacciata. Nemmeno per una che ha seri problemi mentali (c’è il rischio!) ma solo per chi certe volte si blocca nel passato credendolo il più bel mondo possibile… Inizierei così a scrivere il messaggio che non è mai partito. 

Ma infondo perché devo chiedere? Cosa mi spinge a non vivere il mio presente per conoscere quello altrui? 

Vorrei sapere come sta, se chiede mai di me, se parla, se ha un’altra, se adesso è sereno…

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una cameretta nuova

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Ho serie difficoltà ad iniziare questo post ma non perché non abbia cose da raccontare, quelle, lo sapete bene, non mi mancano mai. E’ solo strano iniziare a scrivere il proprio blog dopo tanto tempo. Insomma il blog è il proprio diario seppur virtuale e merita un po’ di rispetto. Non scrivendolo, tralasciandolo è come se in un certo senso gli si dovesse delle scuse e solo “l’articolo del secolo” potrebbe rimediare ad un abbandono. Ebbene questo post non sarà l’articolo del secolo,  nemmeno un pochino, ma sarà mio come ogni articolo fino ad ora pubblicato, mio e della mia vita che se uno legge con attenzione dal 2011 ad oggi è stata davvero stravolta! La bufera però è davvero bella, una tormenta a lieto fine, alti e bassi, bassi e alti che si sono conclusi con una casa nuova da ristrutturare e arredare e in cui poter immaginare la propria vecchiaia, una casa di per sé piena di dolci ricordi, un marito nuovo di zecca e una bimba/o (lo sapremo oggi!) che renderà tutti più felici. Ed è proprio così che deve andare la vita, in un batter di ciglia non sei più figlia, diventi zia, poi mamma, un giorno forse anche nonna. E mi ritrovo contemporaneamente a ricordare e immaginare. Non so ancora che tipo di mamma sarò e sebbene possa diventare una prova contro me stessa non posso che ammettere di avere avuto un gran bell’esempio! Ma insomma, niente discorsi stucchevoli occorre pensare alla creatura e alla sua cameretta prima che io prenda forma di una balena (già sono sulla buona strada) e ho assoluto bisogno di consigli sul tema. Voi come la arredereste una cameretta nuova?

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Incubi

Gli incubi sono sogni che spaventano: spesso svegliano il bambino, facendolo piangere e urlare. Solitamente gli incubi compaiono durante la seconda metà della notte e il bambino si sveglia impaurito; queste caratteristiche ci aiutano a distinguere gli incubi dagli episodi di terrore notturno, che solitamente avvengono poche ore dopo l’addormentamento del bambino e non lasciano ricordi. A tutti, adulti e bambini, capita di fare dei brutti sogni, ma i bambini fino ai cinque – sei anni tendono a rimanere più impauriti dagli incubi di quanto non accada in altre fasce di età.
Avvicinandosi ai due anni, i bambini iniziano ad acquisire la consapevolezza di sognare e, a volte, al risveglio provano a raccontare ai loro genitori i sogni che hanno fatto. A questa età i bambini non sanno ancora distinguere adeguatamente la fantasia dalla realtà, quindi per loro un brutto sogno non resta confinato al momento del sonno e può sembrare qualcosa di molto reale.
Verso i quattro-cinque anni, pur avendo compreso abbastanza bene la distinzione tra sogno e realtà, il bambino può far fatica a superare la paura provocata da un incubo. Durante la crescita del bambino ci sono delle fasi particolari durante le quali alcuni argomenti emergono più frequentemente durante gli incubi: i bambini di due-tre anni fanno spesso sogni connessi al tema della separazione (possono quindi sognare di perdersi, o di trovarsi in pericolo in assenza dei genitori), mentre verso i quattro-cinque anni sono spesso presenti figure fantastiche e cattive, quali mostri o streghe. Gli incubi possono avere diverse cause, che vanno valutate di caso in caso. I brutti sogni sono uno dei modi in cui adulti e bambini manifestano piccole o grandi preoccupazioni. Se i brutti sogni del bambino avvengono solo sporadicamente può essere che si tratti di preoccupazioni momentanee, magari legate alla visione di un programma televisivo spaventoso per il bambino o a qualcosa che ha disturbato il sonno.
Se invece i brutti sogni si ripetono frequentemente nell’arco di alcune settimane, possono essere collegati a una situazione di inquietudine che il bambino sta vivendo. Solitamente gli incubi tendono a ridursi con l’attenuarsi della preoccupazione del bambino, può essere opportuno chiedere il parere di un esperto nel caso in cui dovessero diventare particolarmente difficili da gestire o se si dovessero protrarre per più di un mese senza segni di miglioramento. Quando i bambini si svegliano dopo un brutto sogno, hanno bisogno di essere rassicurati dai genitori. Può essere utile ascoltare il loro racconto , mostrandogli che nella sua cameretta è al sicuro e che la mamma o il papà sono li con lui. Se dopo aver fatto un brutto sogno il bambino viene nel vostro letto, coccolatelo finché non si è tranquillizzato e poi riportatelo nella sua cameretta: lasciarlo dormire con voi vorrebbe dire confermargli l’idea che la cameretta è un luogo poco sicuro, magari popolato da mostri spaventosi. Nei periodi in cui il bambino fa spesso brutti sogni si può dedicare più tempo al rituale della buonanotte, cercando gradualmente di creare un’atmosfera tranquilla e rilassata che lo aiuti ad addormentarsi serenamente. Si possono utilizzare oggetti del cuore (come bambole o copertine) e insegnargli delle canzoncine da cantare sottovoce per addormentarsi. Durante il giorno si può cercare di allentare le richieste che vengono fatte al bambino: gli incubi possono essere un suo modo di dirvi che fa fatica a fare ciò che gli viene chiesto.
Un altro accorgimento consiste nelcontrollare i contenuti dei programmi televisivi o dei videogiochi che il bambino guarda in quel periodo: può essere che alcuni contenuti lo agitino e non siano quindi adatti a lui. In generale è importante che i genitori osservino i comportamenti del bambino in modo da cogliere eventuali altre manifestazioni di preoccupazione o paura ed eventualmente chiedere la consulenza di un esperto.


ho imparato a fare i collage!

Buongiorno a tutti cari lettori, oggi sveglia più mattutina del solito: alle 7 ero già colazionata, lavata, vestita e… in aeroporto! No, non sono andata da nessuna parte, sono sempre qui nella splendida città di Palermo anche se ogni tanto la voglia di volare da qualche parte sperduta nel mondo si fa sentire e penso che questa voglia venga un pò a tutti: voi dove andreste di bello? Ci sono volte in cui leggo su internet, come un articolo che circola adesso in libero “affitta una macchina antica e fatti un giro per colline, castelli e locande tipiche” mica male no? Sicuramente farei un giro del genere per la Toscana, regione che mi ha accolto e ospitato per un periodo della mia vita. Avevo sede fissa a Firenze. Ogni giorno a piedi passavo davanti il mercato di San Lorenzo, il Duomo, piazza della Signoria, gli Uffizi e santa Croce…ogni tanto col bel tempo allungavo il tragitto per pasare per il giardino dei Boboli e Ponte Vecchio. Ogni giorno cercavo di infilarmi in stradine nuove e percorsi alternativi per conoscere veramente il luogo che stavo vivendo. Ho imparato a mangiare il pane senza sale, il panino col lampredotto (interiora di animale) e a prendere un caffè a tre euro nel bar dei letterati (da quando i letterati possono permettersi un caffè a tre euro?! a questo non mi hanno mai saputo rispondere)… Ho fatto anche qualche gita: Pisa, Livorno, le colline senesi. Un bel periodo. ma perchè vi raccontato questo? Volevo solo farvi sapere che ho imparato a fare i collage con un nuovo programma free… Tanti cuori, uno accanto all’altro e la Toscana?? Forse una parte del mio cuoricino è rimasta lì…quasi quasi vado a riprenderlo!!

Quali sono le vostre palline da golf?

Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra. Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf. Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si. Allora, il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente. I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf. Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si. Il professore, rovesciò dentro il barattolo una scatola di sabbia. Naturalmente, la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancura una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un si unanime. Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia. Gli studenti risero!
“Ora”, disse il professore quando la risata finì, “vorrei che voi cosideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti; vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e cose che preferite cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza; “I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l’automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose.”
“Se metteste nel barattolo per prima la sabbia”, continuò, “non resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade per la vita.
Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti.

“Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la vostra salute. Portate il vostro partner a cena fuori. Giocate altre 18 buche! Fatevi un altro giro sugli sci! C’è sempre tempo per sistemare la casa e per buttare l’immondizia. Dedicatevi prima di tutto alle palline da golf, le cose che contano sul serio.

Il lavoro è un sassolino? siamo proprio proprio sicuri che le piccole cose siano solo sabbia?
Certo è che è solo un’invito a non lasciarsi affogare da cose di poco valore che portano via tempo e non lasciano spazio per ciò che è più importante.
le piccole cose A VOLTE, CAMBIANO LA VITA
ma tutti quanti sanno veramente quali sono per sè stessi le palline da golf? e i sassolini? e la sabbia?
Il problema più grave è proprio questo… moltissimi non sanno neanche questo… non sapendolo, non sanno di conseguenza neanche a cosa dare priorità… cosa ritenere più importante..
Concludendo, nella vita di ogni giorno, bisognerebbe pensare di più a cose così… bisognerebbe pensare bene a ciò che si ha, e a come sarebbe se non ce l’avessimo… bisognerebbe impersonificarcisi per capirlo veramente… ogni tanto bisognerebbe fermarsi a pensare, per tenere queste cose presenti… perchè travolti da tutte le cose di ogni giorno non ce se ne rende conto…

Il pescatore e la moglie

C’era una volta un pescatore e sua moglie; abitavano in un lurido tugurio presso il mare, e il pescatore andava tutti i giorni a pescare con la lenza, e così fece per molto tempo. Una volta se ne stava seduto vicino alla lenza a guardare nell’acqua liscia come l’olio. Se ne stava così quando la lenza andò a fondo, giù giù, e quand’egli la sollevò c’era attaccato un grosso rombo. E il rombo gli disse: -Ti prego, lasciami vivere; io non sono un vero rombo, sono un principe stregato. Rimettimi in acqua e lasciami andare!-. -Eh- disse l’uomo -non hai bisogno di fare tanti discorsi: un rombo che parla, l’avrei certo lasciato libero.- Lo rimise in acqua e il rombo si tuffò e lasciò dietro di sè una lunga striscia di sangue. L’uomo andò da sua moglie, nella lurida catapecchia, e le raccontò che aveva preso un rombo. Questi diceva di essere un principe stregato; poi lo aveva lasciato andare. -E non gli hai chiesto niente?- disse la donna. -No- disse l’uomo -cosa dovrei chiedere?- -Ah- disse la donna -è pur brutto abitare sempre in questo buco! Puzza ed è così sporco! Vai e domandagli una piccola capanna.- L’uomo non voleva, tuttavia andò sulla riva del mare e, quando giunse, il mare era tutto verde e giallo. Egli andò fino all’acqua, si fermò e disse:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!-Allora il rombo giunse nuotando e disse: -Be’, che vuole dunque?-. -Ah- disse l’uomo -io ti avevo pur preso; ora mia moglie mi ha detto che avrei dovuto chiederti qualcosa. Non vuole più abitare in un buco, vorrebbe una capanna.- -Va’ a casa- disse il rombo -ce l’ha già.- Allora l’uomo andò a casa e sua moglie era sulla porta di una capanna e gli disse: -Vieni dentro, guarda, adesso è molto meglio-. E dentro alla capanna c’era una stanza, una camera da letto e una cucina. E dietro c’era anche un giardinetto con verdura e alberi da frutta e un cortile con polli e anitre. -Ah- disse l’uomo -ora vivremo felici.- -Sì- disse la donna -ci proveremo.- Dopo un paio di settimane, la donna disse: -Marito mio, la capanna è troppo stretta e il cortile e il giardino sono così piccoli! Vorrei abitare in un gran castello di pietra; va’ dal rombo, che ce lo regali-. -Ah, moglie- disse l’uomo -il rombo ci ha già dato la capanna: non posso tornare, se ne potrebbe avere a male.- -macché‚- disse la donna -può benissimo farlo e lo farà volentieri!- Allora l’uomo andò con il cuore grosso, ma quando giunse al mare, l’acqua era tutta violetta azzurro cupa e grigia; però era ancora calma. Egli si fermò e disse:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!–Be’, cosa vuole?- disse il rombo. -Ah- disse l’uomo tutto turbato -mia moglie vuole abitare in un castello di pietra.- -Va’, è già davanti alla porta- disse il rombo. Allora l’uomo andò a casa e sua moglie stava davanti a un gran palazzo. -Guarda, marito mio- ella disse -com’è bello!- Entrarono insieme e dentro c’erano tanti servi, le pareti risplendevano è nelle stanze c’erano sedie e tavole tutte d’oro. E dietro il castello c’erano un giardino e un parco che si estendeva per un mezzo miglio, dov’erano cervi, caprioli e lepri; e un cortile con stalla e scuderia. -Ah- disse l’uomo -in questo bel castello si può essere contenti!- -Vedremo- disse la donna -intanto dormiamoci su.- E andarono a letto. Il mattino dopo la donna si svegliò allo spuntar del giorno, diede una gomitata nel fianco dell’uomo e disse: -Alzati, marito, potremmo diventare re di tutto il paese-. -Ah, moglie- disse l’uomo -perché‚ mai dovremmo diventare re; io non voglio!- -Bene, allora voglio esserlo io.- -Ah, moglie- disse l’uomo -perché‚ vuoi essere re? Al rombo non piacerà.- -Marito- disse la donna -vacci difilato, io devo essere re.- Allora l’uomo andò ed era tutto turbato che sua moglie volesse diventare re. E quando arrivò al mare, il mare era tutto plumbeo e nero e l’acqua ribolliva dal profondo. Egli si fermò e disse:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!–Be’, che cosa vuole?- disse il rombo. -Ah- disse l’uomo -mia moglie vuole diventare re.- -Va’ pure, che lo è già- disse il rombo. Allora l’uomo tornò a casa e quando arrivò al palazzo c’erano tanti soldati, trombe e timpani. Sua moglie sedeva su di un alto trono d’oro e diamanti e aveva una grande corona d’oro in testa; e al suo fianco stavano in fila sei damigelle, dalla più alta alla più piccola, così da formare una scala. -Ah- disse l’uomo -adesso sei re?- -Sì- rispose la donna -adesso sono re.- Dopo averla guardata per un po’, egli disse: -Ah, moglie, che bellezza che tu sia re! non c’è più niente da desiderare-. -No, marito- disse la donna -mi viene in uggia, non posso più resistere: sono re, ora voglio diventare imperatore!- -Ah, moglie- disse l’uomo -perché‚ vuoi diventare imperatore?- -Marito- diss’ella -va’ dal rombo: voglio essere imperatore.- -Ah moglie- disse l’uomo -egli non può fare imperatori, non posso dir questo al rombo.- -Io sono re- disse la donna -e tu sei mio marito, vacci subito!- Allora l’uomo andò e mentre camminava pensava: “Non va, non va, imperatore è troppo sfacciato; alla fine il rombo si stancherà”. Così arrivò al mare, l’acqua era tutta nera e gonfia e ci soffiava sopra un gran vento che la sconvolgeva. L’uomo si fermò e disse:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!–Be’, che vuole?- disse il rombo. -Ah- disse egli -mia moglie vuole diventare imperatore.- -Va’ pure- disse il rombo -lo è già.- L’uomo se ne andò e, quando arrivò a casa, sua moglie sedeva su di un trono altissimo fatto di un solo pezzo d’oro, e aveva in testa una gran corona alta tre braccia; al suo fianco stavano gli alabardieri, l’uno più piccolo dell’altro, dall’enorme gigante al piccolissimo nano, grosso come il mio mignolo. E davanti a lei c’erano tanti principi e conti. L’uomo passò in mezzo a loro e disse: -Moglie, sei imperatore adesso?-. -Sì- diss’ella -sono imperatore.- -Ah- disse l’uomo contemplandola -che bellezza che tu sia imperatore!- -Marito- disse la donna -non incantarti! Ora sono imperatore, ma voglio anche diventare papa.- -Ah, moglie- disse l’uomo -perché‚ vuoi diventare papa? Di papa ce n’è uno solo nella cristianità.- -Marito- diss’ella -voglio diventare papa oggi stesso.- -No, moglie- disse l’uomo -il rombo non può far papi, questo non va.- -Chiacchiere, se può fare imperatori può fare anche papi. Vacci subito!- Allora l’uomo andò, ma era tutto fiacco, le gambe e le ginocchia gli vacillavano, e soffiava un gran vento e l’acqua sembrava che bollisse. Le navi, in pericolo, invocavano soccorso, danzavano e saltavano sulle onde. Tuttavia il cielo era ancora un po’ azzurro al centro, ma ai lati saliva un color rosso, come durante un gran temporale. Allora egli si fermò, sconfortato, e disse:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!–Be’, cosa vuole?- disse il rombo. -Ah- disse l’uomo -mia moglie vuole diventare papa.- -Va’ pure- disse il rombo -lo è già.- Egli se ne andò e quando arrivò a casa sua moglie sedeva su di un trono alto tre miglia e aveva tre grandi corone in testa, intorno a lei c’erano tanti preti, e ai suoi lati c’erano due file di lumi, dal più alto, spesso e grosso come un’enorme torre, fino alla più piccola candela da cucina. -Moglie- disse l’uomo guardandola -sei papa adesso?- -Sì- diss’ella -sono papa.- -Ah moglie- disse l’uomo -che bella cosa che tu sia papa! Moglie, ora sarai contenta: sei papa, non puoi diventare niente di più.- -Ci penserò- disse la donna. E andarono a letto, ma ella non era contenta e la cupidigia non la lasciava dormire: pensava sempre che cosa potesse ancora diventare. Quand’ella vide dalla finestra il sole che sorgeva, pensò: “Ah, non potrei forse far sorgere anche il sole?”. Piena di rabbia, diede una gomitata al marito e disse: -Marito, vai dal rombo, voglio diventare come il buon Dio!-.
L’uomo era ancora addormentato, ma si spaventò tanto che cadde dal letto. -Ah, moglie- diss’egli -rientra in te e contentati di essere papa.- -No- gridò la moglie e si strappò la camiciola di dosso -non sono tranquilla e non posso resistere quando vedo sorgere il sole e la luna e non posso farli sorgere io stessa. Voglio diventare come il buon Dio.- -Ah, moglie, il rombo questo non lo può fare. Può fare imperatori e papi, ma questo non lo può fare!- -Marito- diss’ella, e gli rivolse uno sguardo terribile -voglio diventare come il buon Dio, va’ subito dal rombo.- Allora l’uomo andò pieno di paura; fuori infuriava la tempesta che sconvolgeva i campi e sradicava gli alberi, il cielo era tutto nero, lampeggiava e tuonava; il mare si gonfiava in onde nere, alte come montagne e tutte avevano una bianca corona di spuma. Egli gridò:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!–Be’, cosa vuole?- disse il rombo. -Ah- rispose l’uomo -vuole diventare come il buon Dio.- -Va’ pure, che è tornata nel suo lurido tugurio.- E ci stanno ancora.