• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

Come si cambia

“Un pomeriggio della vita ad aspettare che qualcosa voli
indovinare il viso di qualcuno che ti passa accanto tornare indietro un anno un giorno per vedere se per caso c’eri e sentire in fondo al cuore un suono di cemento mentre ho già cambiato uomo un’altra volta…

Come si cambia per non morire

come si cambia per amore

come si cambia per non soffrire

come si cambia per ricominciare 

(cit. Fiorella Mannoia)

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Pensando al mio bimbo

Andando in giro per storie…

chimenohapiùdàPer un mondo migliore.

Questo è quanto aveva detto Marco prima di lasciare definitivamente la casa. Le parole di Marco vagavano, ormai stanche anche loro, nella mente di Anna da cinque anni. Era l’inizio di Aprile. L’estate era alle porte e il sole riusciva a scaldare persino le pareti diafane della casa fredda e vuota. Le giornate sembravano allungarsi e la casa, isolata, era circondata negli ultimi giorni da un noioso vento di scirocco e dai pensieri di Anna, sempre più opprimenti. Nessuno viene, nessuno va, il mondo è lontano sprofondato da qualche parte. Nel cielo rumoroso si delineava la figura di una donna seduta ad un tavolo sopra al quale batteva un timido raggio di sole. L’assenza di sentimenti veri sembravano ad Anna il modo più normale di vivere. Vivere tutto sommato significava avvicinarsi il più possibile alla contentezza e anche questo non era sempre facile. Il posacenere era l’ultimo oggetto rimasto tra le quattro mura dove adesso Anna si lasciava trasportare dai suoi pensieri: le piaceva guardare la stenta luce del giorno esaurirsi e morire sulle pareti, quelle stesse che una volta erano ricche di libri, di fiori colorati e di vita. Apriva e chiudeva gli occhi, come se una magia avesse potuto far tornare tutto come una volta. Erano passati ormai cinque anni. Era l’inizio di Aprile anche allora e c’era un tempo simile a quello di adesso solo che era gaio e aveva un senso. La casa, la stessa, aveva tutto un altro aspetto. La guerra poi ha pensato di portarsi via tutto. Tutto, compreso Marco. Aprile 1940. Nell’aria vibrava una musica allegra. Era l’ultima sera prima della partenza. Accanto ad Anna, per tutta la serata, la bella giovane figura di Marco, la musica li circondava. Il cuore di Anna batteva allo stesso ritmo di quello di Marco, i loro occhi vedevano le stesse cose, non si conoscevano ma erano entrambi giovani e spensierati, erano compagni come due stelle e due nuvole e senza parlare si sentivano bene. Il cuore di Anna aveva solo 19 anni ed era intatto. Marco partì per la guerra mattina seguente. Anna cercò di tenere a freno i suoi pensieri, si teneva occupata dalla mattina alla sera ma si accorse gradualmente che l’allegro vigore e la gioia di vivere che l’avevano accofinestra
mpagnata la sera prima la stavano abbandonando; il suo malessere, se ne accorse ben presto, non era fisico, infatti cominciava a pensare a quella serata con un testardo desiderio ad ogni ora del giorno e della notte come se in quella casa avesse perduto qualcosa di essenziale e lentissimamente quel qualcosa di essenziale prese forma, come delle finestre chiuse da grate scure: era la forma snella e leggiadra di quel ragazzo. Si accorse che la sua immagine e la lieta serata trascorsa in sua compagnia non si erano tramutati in silenzioso ricordo ma in una parte di lei stessa che cominciava a dolere far soffrire.

Brano di sottofondo durante la passeggiata: Lucio Dalla, Anna e Marco.

Come te non c’è nessuno 

Ci credo o no?

…e così alla fine tutti tornano perché riemerge la nostalgia dell’inizio. Tornano quando non c’è più bisogno, quando il sole di mezzogiorno ha ormai asciugato l’acqua sulla sabbia del mare al tramonto, quando il vento anziché bussare lieve spacca i vetri, la notte, quando è inesorabilmente tardi. Un attimo dopo che ci si è abituati all’assenza, come la luce accesa alle sette del mattino, la felicità che va a giocare d’azzardo e perde tutto per strada. Le persone dovresti amarle quando il loro cuore ne ha il desiderio e non quando conviene, e se proprio non ce la fai, se non puoi ricambiare questo desiderio, se non le puoi amare, devi lasciarle in pace. Se non si è stati in grado di restare al momento giusto non si deve inventare un momento giusto per tornare. Non si scippano sorrisi in ritardo. Le curve dei sorrisi fanno girare la testa all’amore, quelle dell’arcobaleno incantano l’anima della pioggia fermandola, ma ciò che di prezioso è ignorato si dilegua alla svelta. In un’altra vita ti dissi che a volte il vero coraggio è quello di restare e non quello di andare. Oggi ti dico che c’è sempre un motivo valido per andare, come per restare. E’ la parte che prevale che fa la differenza.Quando te ne vai, però, anche se non lo sai, senza sprecare inutili parole, fai una promessa silenziosa, la promessa che siccome hai scelto di andartene non tornerai….leggendo Massimo Bisotti.