Stoccolma

Questo fine settimana sarò a Stoccolma. Sarà un viaggio con la mia mamma e sono contenta perchè è da tanto che volevo fare un viaggio con lei. Sarà un avventura ed è un bene che sia stato pianificato a fine ferie, sono abbastanza rilassata da poter sopportare qualsiasi genere di richiesta, si perchè viaggiare con la mia mamma significa camminare tanto a piedi (e quando dico tanto è davvero tanto!) fare colazione con uova e pancetta e guardare il più possibile in tempi record… e finalmente posso cantare “dai andiamo a Stoccolma”!!

la mia nuova bici

la mia nuova bici

Estate finita

La vacanza è terminata, io ho ancora una settimana di ferie ma già preparo pacchetti e pacchettini per il rientro a Marsala. La Croazia mi ha stupito. Povera, verde, vagamente familiare. Ho avuto la strana sensazione di conoscerla già, la piacevole sensa zione di essere a casa eppure di casa non c’era nulla, una terra in cui al mattino potevi trovare la strana complicità di gabbiani e scoiattoli. Proprio così gabbiani e scoiattoli nella stessa terra. Come se il nord e il sud si fossero improvvisamente riavvicinati e questo pensiero mi ha portato a favoleggiare.

Il sole è stato piacevole, il mare gradevole. E’ solo durato poco!!

Per i miei occhi neri e i capelli e i miei neri pensieri

 

Sarà che tutta la vita è una strada con molti tornanti,
e che i cani ci girano intorno con le bocche fumanti,
che se provano noia o tristezza o dolore o amore non so.
Sarà che un giorno si presenta l’inverno e ti piega i ginocchi,
e tu ti affacci da dietro quei vetri che sono i tuoi occhi,
e non vedi più niente, e più niente ti vede e più niente ti tocca.
Sarà che io col mio ago ci attacco la sera alla notte,
e nella vita ne ho viste e ne ho prese e ne ho date di botte,
che nemmeno mi fanno più male e nemmeno mi bruciano più.
Dentro al mio cuore di muro e metallo dentro la mia cassaforte,
dentro la mia collezione di amori con le gambe corte,
ed ognuno c’ha un numero e sopra ognuno una croce,
ma va bene lo stesso, va bene così.
Chiamatemi Mimì, chiamatemi Mimì.

Per i miei occhi neri e i capelli e i miei neri pensieri,
c’è Mimì che cammina sul ponte per mano alla figlia
e che guardano giù.
Per la vita che ho avuto e la vita che ho dato, per i miei occhiali neri,
per spiegare alla figlia che domani va meglio, che vedrai, cambierà.
Come passa quest’acqua di fiume che sembra che è ferma,
ma hai voglia se va, come Mimì che cammina per mano alla figlia,
chissà dove va.
Sarà che tutta la vita è una strada e la vedi tornare,
come la lacrime tornano agli occhi e ti fanno più male,
e nessuno ti vede, e nessuno ti vuole per quello che sei.
Sarà che i cani stanotte alla porta li sento abbaiare,
sarà che sopra al tuo cuore c’è scritto “Vietato passare”,
il tuo amore è un segreto, il tuo cuore è un divieto,
personale al completo, e va bene così.
Chiamatemi Mimì, chiamatemi Mimì.

Per i miei occhi neri e i capelli e i miei neri pensieri,
c’è Mimì che cammina sul ponte per mano alla figlia
e che guardano giù.
Per la vita che ho avuto e la vita che ho dato, per i miei occhiali neri,
per spiegare alla figlia che domani va meglio, che vedrai, cambierà.
Come passa quest’acqua di fiume che sembra che è ferma,
ma hai voglia se va, come Mimì che cammina per mano alla figlia,
chissà dove va.