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La tesi choc di un avvocato: “Rino Gaetano è stato ucciso dalla massoneria”

«Rino Gaetano fu ucciso dalla massoneria deviata». La dinamica della morte del geniale cantautore che continua a trascinare vecchie e nuove generazioni potrebbe non essere così scontata come si è pensato finora. L’avvocato Bruno Mautone, ex sindaco di Agropoli, sta per dare alle stampe un libro in cui è riuscito a decriptare nei testi delle canzoni di Gaetano tutti i misteri della sua morte. Affaritaliani.it lo ha incontrato. Si intitola “Rino Gaetano , assassinio di un cantautore” ed uscirà nelle prossime settimane per le edizioni Gli occhi di Argo.

Come è nata l’idea di scrivere un libro del genere?

«Da tanti anni per passatempo conduco programmi radiofonici e Rino Gaetano è uno dei miei autori preferiti. Ascoltando alcuni suoi brani poco conosciuti mi sono accorto che c’erano dei significati interpretabili in maniera non letterale. Non ritengo di avere il Vangelo in tasca ma penso di avere individuato, partendo dal lavoro in passato svolto da Gabriella Carlizzi e Paolo Franceschetti, una serie di canzoni in cui vengono lanciati degli importanti messaggi sulla storia italiana dal dopoguerra in poi. La morte di Rino Gaetano non è stata casuale, si trattò di una macchinazione per metterlo a tacere. In alcuni suoi testi ci sono messaggi inquietanti ed angoscianti. In altri, frasi di scherno che progressivamente vengono inseriti di disco in disco. Lui era un vero e proprio genio e la massoneria è da sempre interessata a fare entrare nuove leve di alto valore intellettivo. Così probabilmente lui fu fatto entrare molto giovane e così era venuto a conoscenze di segreti e verità apprese nell’ambito di specifiche consorterie massoniche. Nei primi dischi sembra esserci entusiasmo nei confronti di questo mondo, poi pian piano subentrò il disincanto e poi il distacco. Lo spirito di ideali e di giustizia lo spinse a rivelare con le sue canzoni alcuni di quei segreti. Messaggi che seppur criptici hanno indotto la massoneria deviata ad ucciderlo. Ha composto poco più di sessanta canzoni, nel 100% delle sue composizioni ha sempre messo qualche riferimento a fatti o situazioni collegabili alla massoneria. In altre ha individuato e rivelato segreti inquietanti della storia italiana».

rinogaetano

«C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta». Rino Gaetano pronuncia questa criptica frase in un concerto del 1979. Sta per eseguire uno dei suoi brani più celebri Nuntereggae più. Proprio nel testo di questa canzone salta di nuovo fuori la stessa spiaggia: «il pitrentotto sulla spiaggia di Capocotta». In quella spiaggia si era consumato nel 1953 il delitto di Wilma Montesi…

«Quando avvenne quell’omicidio, Rino aveva poco più di due anni. Quello che aveva raccontato di quel tragico evento nei concerti e nelle sue canzoni lo aveva quindi sicuramente conosciuto nelle frequentazioni di tipo massonico: tramite le sue parole si può quindi ricostruire cosa avvenne esattamente in quella spiaggia. I segreti che aveva appreso riguardavano però molti aspetti della cronaca e della politica italiana. L’aspetto inedito del libro è proprio questo: aver dimostrato che nelle sue canzoni insieme ad apparenti nonsense si raccontavano i retroscena di molti scandali: i casi Sindona, banco Ambrosiano, Franklin Bank, vicenda Mattei. Addirittura Rino Gaetano era arrivato a pronosticare come sarebbe finito il processo per la bomba a Piazza Fontana a Milano e ad annunciare i reali colpevoli dello scandalo Lockheed».

Rino Gaetano morì il 2 giugno 1981 dopo un incidente stradale sulla via Nomentana a Roma. La sua auto finì addosso ad un camion: perse la vita per le gravi ferite riportate dopo che ben tre ospedali di fatto rifiutarono il suo ricovero. La cosa incredibile è che lo stesso cantautore 11 anni prima aveva raccontato la morte di un uomo dopo essere stato rifiutato da tre ospedali e anche dal cimitero. Nel brano “La ballata di Renzo” si legge: Quando Renzo morì io ero al bar la strada era buia si andò al S.Camillo e lì non l’accettarono forse per l’orario si pregò tutti i Santi ma s’andò al S.Giovanni e li non lo vollero per lo sciopero. Quando Renzo morì io ero al bar era ormai l’alba e andarono al Policlinico ma lo si mandò via perché mancava il vicecapo c’era in alto il sole,si disse che Renzo era morto ma neanche al Verano c’era posto. Una somiglianza notevole con quello che sarebbe accaduto allo stesso Gaetano.

«I primi tre ospedali citati nel brano sono proprio quelli che non ebbero la capacità o la volontà di curarlo in maniera non professionale od idonea dopo l’incidente. Non abbiamo alcuna prova che il soccorso sia stato tempestivo. I telefonini non esistevano. Sarebbe interessante capire chi allertò i soccorsi, a che ora e con quale modalità. Tra le altre cose, lui non fu degente in tre ospedali diversi. Rimase al Policlinico Umberto I, con motivazioni mai veramente chiarite ed emerse. Non c’era il reparto di traumatologia cranica funzionante e gli ospedali disperatamente contattati dal medico di turno facevano quasi a gara a non prestare soccorso a Rino. Così morì agonizzante al Policlinico per il grave trauma cranico riportato. Lui aveva avuto un altro strano incidente nel 1979 a cui era miracolosamente sopravvissuto. Una jeep speronò la Volvo in cui viaggiava insieme ad un amico. La macchina si distrusse e chi aveva causato l’incidente riuscì a defilarsi e non si seppe mai chi fosse alla guida. Questo incidente avviene nello stesso anno in cui Rino Gaetano aveva fatto quelle rivelazioni su Capocotta. Nelle sue canzoni preconizzava una morte prematura, sapeva i rischi che stava correndo. Per questo probabilmente non aveva messo al corrente le persone a lui care delle frequentazioni che aveva avuto. Voleva preservarle da possibili rischi»

Un altro brano che fa pensare è “Al compleanno della zia Rosina” in cui si legge: “vedo già la mia salma portata a spalle da gente che bestemmia che ce l’ha con me”.

«In quella canzone c’è una emblematica citazione storica di Cleme, che sta per Clemente Rino Gaetano si voleva riferire ai tre papi (Clemente V, Clemente XII e Clemente XVI) che in momenti storici diversi emanarono provvedimenti religiosi nei confronti di movimenti legati alla massoneria. Uno di questi papi emanò il primo editto contro la massoneria, un altro aveva sciolto la Compagnia di Gesù ed il terzo sciolse i Templari. Lui in sostanza sta dicendo: me ne frego se verrò portato a spalla da gente che bestemmierà, evocando queste figure che avevano scomunicato per prime alcune diramazioni massoniche. Lui consultava enciclopedie, libri di storia e di cultura. Nel mio lavoro penso di avere colto dei significati che non era facile afferrare di primo acchito. Rino Gaetano era un generoso ed un idealista, non riusciva a trattenere nell’ambito dei propri pensieri le tante porcherie che erano state combinate in Italia dopo la seconda guerra mondiale. Nelle sue canzoni parla anche di storia, di Risorgimento, di Hitler e di una miriade di cose. Anche di numerologia. C’è di tutto celato nella sua musica. Anche il mistero della sua morte».

credo sia proprio così

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se scaverai più a fondo

Non dirle che non è così

se la vedi dille ciao salutala dovunque sia… dille che non si preoccupi per le cose lasciate qui e se creda che l’abbia scordata non dirle che non è così… abbiam dovuto dividerci e sbatterci qua e la ma per quelli che si amano non è certo una novità e adesso che se n’è andata adesso che non c’è è ancora nel mio cuore è ancora vicino a me…se mai la incontrerai dalle un bacio da parte mia…sole grande luna blu il passato è ancora qua e so a memoria i ricordi e il tempo prende velocità se tornasse da queste parte il mio indirizzo la gente lo sa tu dille che può cercarmi se trova il tempo mi troverà…

 

Ebbene si

Si. Ho trascurato il mio blog e di conseguenza anche me stessa. Ho sempre meno tempo e sono sempre più sciatta…e nervosa. Non è per nulla un ottimo inizio ma come potrei iniziare un post dopo aver visto che qualcun altro ha creato un blog che si chiama Saraconlacca?? Ed io pensavo di distinguermi dal resto del mondo! No…Non sono mica arrabbiata per il blog omonimo sono InFuriaTa con me stessa, si perchè questo spazietto virtuale creato, custodito, arricchito mi rappresenta a pieno e non è per nulla bello presentarsi al pubblico con i capelli sfatti..Va bè che i miei capelli sistemati o sfatti mantengono sempre la stessa forma! Chi di voi ha i capelli riccissimi capirà bene le mie parole… Anche questa sera non ho sonno, penso alle cose da fare, agli appuntamenti di lavoro al quotidiano inesistente. Prima almeno ci provavo ad avere un quotidiano, compravo libri, mi scaricavo ricette che provavo a fare, tentavo di fare una coperta ai ferri. Bene, la coperta è ancora al nono quadratino (da circa 4 anni) non compro un libro da parecchio (e si vede dal mio modo di scrivere i post recentemente, non me ne vogliano i carabinieri ma potrei far loro scuola!) cucinare è un verbo inusuale (a pranzo al bar a cena insalata) e non parliamo del mare che non vedo nemmeno con il cannocchiale nonostante i 15 brevetti di sub e una patente nautica. Ma che cavolo di vita è? La classica vita di una trentunenne, prossima trentaduenne prima di una crisi per assenza di tempo libero. Ma ormai è così, tieniti stretta quello che hai che altrimenti non si sa dove finirai. E ho fatto anche la rima. Inizio a capire perchè le soap stile “il commissario montalbano” o “un medico in famiglia” mi suscitino simpatia, altro non sono che la riproduzione di un quotidiano che per di più termina sempre a lieto fine e come direbbe nonno Libero: Una parola è troppa e due sono poche”.

Sfogo notturno. Sara con l’acca.

stella stellina

E un anno passa e un anno vola
e un anno cambia faccia e una città che muore,
che protegge e che minaccia.

Felice d’averti visto

(…) Due ore più tardi, eccovelo di nuovo in sella, il vecchio Alex, che pedalava arcicontento nella luce del primo pomeriggio; una qualità di luce che, per un secondo, gli aveva ricordato certi rari pomeriggi d’agosto un po’ sul tardi, e azzurri e limpidi come dopo una pioggia: i rari giorni di un agosto bolognese che per quell’anno lei non avrebbe visto.
Con la bici, intanto, andava sempre meglio. La sua potenza era aumentata, da quando aveva preso a lanciarsi su per via Codivilla. La prima volta era arrivato a metà salita e il respiro gli si era spento dentro all’improvviso; aveva dovuto scendere, portare la bicicletta a mano fino al cancello: era sera, e sui colli, la sera, faceva buio presto; era marzo, e nel nero delle otto e mezzo di quella sera di marzo si cominciava a sentire il profumo della primavera. (…)