è proibito

E’ proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.

E’ proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta’.
E’ proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
E’ proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
E’ proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
E’ proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.

E’ proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perche’ le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.

Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
E’ proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
E’ proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che cio’ che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo’ togliere.
E’ proibito non cercare la tua felicita’,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.

Pablo Neruda moriva 39 anni fa a Santiago del Cile. Aveva 69 anni.

Colori in rima

Giallo come il sole che ti sorride d’estate,

gialle come le stelle che si sono addormentate.

Blu come una notte di luna piena,

blu come una farfalla che vola serena.

Rossa come una mela dolce e succosa,

rossa come una coccinella che su un fiore si posa.

Verde come il ranocchio salterino,

verde come il gambo di un fiorellino…

da “De Providentia”

Quemadmodum tot amnes, tantum superne deiectorum imbrium, tanta medicatorum uis fontium non mutant saporem maris, ne remittunt quidem, ita aduersarum impetus rerum uiri fortis non uertit animum: manet in statu et quidquid euenit in suum colorem trahit; est enim omnibus externis potentior.

Come tutti i fiumi, tutte le piogge e le sorgenti curative non alterano il sapore del mare, né l’attenuano, così l’impeto delle avversità non fiacca l’animo dell’uomo forte: resta sul posto e qualsiasi cosa avvenga la piega a sé; è infatti più potente di tutto ciò che lo circonda. (Seneca)

Nel cielo c’è una nuova stellina

Nel cielo c’è una nuova stellina.

Mi sono sempre ritenuta una bambina fortunata, una delle poche (almeno della mia generazione) che poteva vantare un ventaglio di 6 nonni, due paterni, due materni, la bisnonna e la nonna Modesta (la mamma del compagno di mia mamma.

Oggi sono rimasta sola, anche l’ultima nonna, quella della quale porto il nome è volata via. Se ne andata, forse improvvisamente, forse annunciandocelo pian piano. Eravamo abituati alla sua malattia, al suo esserci a giorni alterni.

Eppure il dolore è immenso. Non era la classica nonnina col sorriso stampato sulla faccia, per nulla. Era la nonna triste delle mie favole, quella che si inventava storie e ci ricamava sopra l’inverosimile. Era la mamma di mio papà.

Era la nonna che ti viziava, che cercava di farsi preferire alla mamma comprandoti l’intero negozio di giocattoli. Era la nonna che sapeva cucinare meglio di qualunque altra persona al mondo.

Era mia nonna.

Nonostante il suo essere, nonostante i mille difetti che poteva avere, era la persona che apriva le porte di casa sua a chiunque, una MILLE volte avanti la sua generazione, Una che litigava con i preti per le domande sconce che riceveva, una che mi diceva NON STUDIARE così tanto, ESCI pensa a divertirti.

Era mia nonna.

Era una casa calda e accogliente dove poter trovare riparo, era tu scendi dalle stelle in giro per casa, era il pranzo della domenica. Era lei che da bambina mi andava a comprare i vestiti e da grande mi consigliava su cosa acquistare, era lei che sentiva freddo anche ad Alcamo marina e teneva la casa completamente chiusa.

Lei che rimarrà sempre nel mio cuore. Ti voglio bene nonna.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue. (Montale)

John Keats, la caduta di Iperione.

“Il poeta e il sognatore sono distinti, diversi, puri opposti, agli antipodi. Uno versa un balsamo sul mondo, l’altro lo tormenta”.

John Keats, la caduta di Iperione.

Once upon a time

Iniziata ieri sera su Rai2 Once upon a time – C’era una volta, serie tv in prima visione che negli Stati Uniti ha avuto parecchio successo. Si tratta di un telefilm di genere fantasy creato dagli ideatori di Lost che andrà in onda ogni mercoledì alle 21.00. Le vicende sono ambientate a Storybrooke, cittadina nel Maine, dove gli abitanti sono in realtà personaggi di fiabe, ma vivono come se fossero persone normali e sembrano non ricordare la loro vera identità. Solo Henry, un ragazzino di dieci anni figlio del sindaco, conosce tutta la verità e cerca costantemente di risvegliare i ricordi degli abitanti. Questa situazione è stata creata da un sortilegio gettato ventotto anni prima dalla regina cattiva di Biancaneve su tutto il mondo delle fiabe, facendone precipitare gli abitanti nel mondo reale e togliendo loro la possibilità di vivere il lieto fine stabilito per loro dalle fiabe delle quali sono i protagonisti.

pensieri

(…) Avete scoperto un’altra mia piccola mania. Invento libri e racconto di averli letti. Fingo così bene e li rigiro nel cervello così a lungo che forse a quel punto potrei anche scriverli. Ma fantasticare è piacevole, scrivere è faticoso. Inoltre per addormentarsi bisogna fermare i pensieri e non è facile. E’ come quando sei su una barca: smetti di remare ma l’onda ti trascina e ti ritrovi a riva, o al largo, o chissà dove. (…) cit. Margherita Dolcevita –  Stefano Benni