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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
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  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

Vinitaly 2012

Anche quest’anno sono prossima alla partenza per il Vinitaly, la manifestazione attinente al vino più importante di italia… In realtà quest’anno non ne ho molta voglia, sarà perchè è diventato un impegno e non uno svago, sarà perchè associo immediatamente la parola Vinitaly al mal di piedi, mal di testa, fame e stanchezza… sarà perchè ritorno il 27 notte e il 28 all’alba la capitaneria di porto di Mazara mi attende per un esame… Sarà saranno tante cose, sarà anche che non ci voglio andare!

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Mi SeNtO cOSì

Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
come se il tempo per noi non costasse l’ uguale,
come se il tempo passato ed il tempo presente
non avessero stessa amarezza di sale.

Tu non sai le domande, ma non risponderei
per non strascinare parole in linguaggio d’ azzardo;
eri bella, lo so, e che bella che sei,
dicon tanto un silenzio e uno sguardo…

Se ci sono non so cosa sono e se vuoi
quel che sono o sarei, quel che sarò domani,
non parlare non dire più niente, se puoi,
lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani…

Non andare… vai… Non restare…stai… Non parlare… parlami di te…

Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse,
trascinate dai giorni come piena di fiume
tante cose sembrate e credute diverse,
come un prato coperto a bitume.

Rimanere così, annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le età;
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicità…

Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perchè?
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?
Esser tutto, un momento, ma dentro di te,
aver tutto, ma non il domani…

Non andare… vai.. Non restare…stai… Non parlare… parlami di te…

E siamo qui spogli in questa stagione che unisce
tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove,
non so dire se nasce un periodo o finisce,
se dal cielo ora piove o non piove…

Pronto a dire “buongiorno”, a rispondere “bene”,
a sorridere a “salve”, dire anch’io “come va?”
Non c’è vento stasera. Siamo o non siamo assieme?
Fuori c’è ancora una città?

Se c’è ancora balliamoci dentro stasera,
con gli amici cantiamo una nuova canzone…
tanti anni e son qui ad aspettar primavera,
tanti anni ed ancora in pallone…

Non andare… vai… Non restare…stai… Non parlare… parlami di te…
Non andare… vai… Non restare…stai… Non parlare… parlami di noi…

Un album incentrato sulle domande, domande alle quali non si può rispondere, o non si deve, come nella “Canzone delle Domande Consuete” (Premiata dal Club Tenco come Canzone dell’Anno del 1990), a dare l’impressione di una dimensione circolare della percezione della propria esistenza e del pensiero che su di essa ci si è formati (“Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perchè? / Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani? / Esser tutto, un momento, ma dentro di te, / aver tutto, ma non il domani…”). La stessa circolarità ondosa del tempo interno, in cui tutto è fluire e rifluire, tutto è fatto di corsi e ricorsi in cui tutto alla fine ritorna al suo punto di partenza, in cui la voce narrante sembra chiedersi tra le righe se c’è un senso in questi tragitti, sullo sfondo di un’amarezza esistenziale e disillusione un pò attenuata dalla speranza, un pò dall’auto-ironia. Non un “male di vivere” decadente e imponente, (Beaudelarie, Wilde) né una “reazione e denuncia” tipica della Poetica alla base del Rock (Bob Dylan, ma anche i Rolling Stones,i Them, The Who…). La prospettiva è decisamente più spostata verso la visione “di scorcio”.

ricordi che vengono fuori inaspettatamente…

e il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi

…e in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta e il vento dell’ovest rideva gentile

in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti, mi hai preso per mano portandomi via…

trasferirsi a Zanzibar!!

Semplice
Ma non è certo facile
Beccare la sestina
Trovare la cinquina
E trasferirsi a Zanzibar

Arisa – Nel regno di chissà che c’è

Se tu bagni il tuo piede

Se tu bagni il tuo piede in un lago
di un paese chiamato Cultura
poi tirar dietro il piede è assai dura
ma è più duro imparare a nuotar.

Ed è pieno di barche lucenti
con pennacchi e con mille bandiere
tu ti accosti vai lì per vedere
e ti accorgi che fondo non han

E tu t'agiti, gridi ti muovi
e gli urli che stanno affondando
ma ti guardano tutti ridendo
non è cosa che faccia per lor.

C'è una barca che dovrebbe andare
ma perdìo non va ben manco quella
vi assicuro è più grande e più bella
e nel tondo, no, buchi non ha.

E' legata con mille catene
e con corde e legacci alla riva
ma si muove si vede che è viva
e nessuno che pensi a guidar.

C'è una barca che dovrebbe andare
ma per dìo non va ben manco quella
vi assicuro è più grande e più bella
e nel fondo, no, buchi non ha.

una divagazione

La vita, aggiunta dopo, lontano da quel posto, era stata una divagazione. Erri de Luca “I pesci non chiudono gli occhi”.

stupidamente

Sbuffo stupidamente.

Guardo storto i palazzi e le macchine parcheggiate,

mi abbandono a infondate stroncature della vita

e degli inevitabili dolori…