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Critica

Critica è una parola che rimanda al greco “Krìno”, che vuol dire giudico, valuto, interpreto. Ogni giudizio, ogni valutazione comportano un crisi delle idee che finora hanno regolato la nostra vita, e che forse non sono più idonee ad accompagnarci nella comprensione di un mondo che si trasforma anche senza la nostra collaborazione. Chi non ha il coraggio di aprirsi alla crisi, rinunciando a quelle idee-mito che finora hanno diretto la sua vita, non guadagna in tranquillità, ma si espone a quell’inquietudine propria di chi più non capisce, più non si orienta.

Campo di grano con corvi

Una delle ultime opere di van Gogh è il Campo di grano con corvi, del luglio 1890, realizzata poco tempo prima del suicidio e giudicata dalla critica il suo “testamento spirituale” e si presta a rappresentare, anche attraverso la descrizione di seguito il tema trattato. Cupa è l’atmosfera. L’artista infatti non vede futuro per la sua esistenza immediata, anche se la sua anima continua ad ardere di un fuoco divoratore. Il campo di grano è così mosso che sembra una foresta in fiamme, in cui strade vuote, che portano verso l’ignoto, cercano di farsi largo e su cui volteggiano tristi presagi: i corvi neri appunto, che sembrano arrivare come avvoltoi su un cadavere. La strada è senza via d’uscita perché i campi, che esprimono i valori rurali del passato, nulla possono contro i nuovi valori borghesi, rappresentati da un cielo che pare un oceano in tempesta, in cui il chiaro si mescola allo scuro confondendo ogni cosa. In mezzo a questo cielo tenebroso macchie bianche indistinte, misticheggianti, sembrano voler indicare gli astri o nuvole minacciose, ma in realtà raffigurano la solitudine dell’artista, ripiegato su se stesso.
Il campo di grano è l’elegia di uno sconfitto. La strada infatti non porta da nessuna parte ed è virtualmente percorsa da una persona, l’artista, che non sa dove andare, né cosa cercare.  Da notare che prima di realizzare il quadro, van Gogh era andato a far visita al fratello Theo che viveva a Parigi ed era rimasto scosso per le difficoltà professionali di lui e per la salute cagionevole del nipotino Vincent. Qualche giorno dopo aver finito l’opera, van Gogh scriverà l’ultima lettera a Theo, in cui dirà espressamente che la sua morte avrebbe posto fine al travaglio della famiglia del fratello: le sue opere sarebbero aumentate di valore e Theo – insieme alla moglie e al figlioletto Vincent – avrebbero potuto condurre una vita migliore (purtroppo anche Theo si ucciderà sei mesi dopo). Insomma Van Gogh – se guardassimo l’aspetto contingente della sua esistenza – si sarebbe ucciso prendendo questa nota familiare come occasione per realizzare l’ultima missione della sua vita: lui che non era riuscito, in vita, a realizzare alcunché di socialmente utile, pensava di farlo da morto. In realtà l’occasione è solo un pretesto, in quanto è tipico dei folli trovare delle motivazioni etiche al proprio agire disperato. In filosofia pensiamo agli esempi di Kierkegaard e Nietzsche.

mal di schiena e tanto freddo…

Oggi mi sono svegliata con un mal di schiena lancinante. Sento pure tanto freddo… La giornata non potrebbe essere delle migliori!! Vagando in internet ho trovato questo splendido berretto…adesso chiedo a mamma se è in grado di riprodurlo, non lo trovate carino?? Nulla di nuovo, nessun argomento in testa…Buona serata a tutti!

se devi amarmi fallo solo per amore

Se devi amarmi, per null’altro sia
se non che per amore.
Mai non dire:
“L’amo per il sorriso,
per lo sguardo,
la gentilezza del parlare,
il modo di pensare
così conforme al mio,
che mi rese sereno un giorno”.
Queste son tutte cose
che posson mutare,
Amato, in sé o per te, un amore
così sorto potrebbe poi morire.
E non amarmi per pietà di lacrime
che bagnino il mio volto.
Può scordare il pianto
chi ebbe a lungo
il tuo conforto, e perderti.
Soltanto per amore amami
e per sempre, per l’eternità.

e volando…

…e volando superando i monti verso cieli bianchi di libertà

e volando finchè tutto il mondo solamente un punto sembrerà (…)

molo di nessuno