• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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fari parlanti

Ieri sera, affacciandomi alla finestra, ho notato con non poca curiosità i due fari che si affacciano sul porto di Marsala. Non era la prima volta che osservavo i giganti luminosi ma era la prima volta che li osservavo con grande attenzione… e i fari hanno cominciato a parlare. Non credete che io abbia sentito la loro voce, ma questi, se li guardate con grande attenzione, forse solo come una persona che ha davvero voglia di ascoltare qualcuno, non hanno paura di adoperare il loro “alfabeto morse” per raccontartsi… Vivono in questo luogo ormai da anni, sono due, uno più grande all’interno ed uno più piccolino proprio alla punta estrema della costa siciliana.

Inizialmente erano posti uno accanto all’altro, vicini; hanno imparato a conoscersi, a volersi bene, avevano appena iniziato a scoprirsi quando, per uno strano destino, sono stati spostati nel posto in cui attualmente si trovano. E’ stato proprio in quel momento che il piccolo faro ha capito cosa volesse dire amare con tutto se stesso qualcuno e per quanto lontano dal suo compagno ha iniziato ad illuminare il mondo di rosso. La sua luce ad intermittenza, piccola ma intensa, avvisa ogni notte le imbarcazioni in movimento. Il luogo scelto per questa piccola rubinea lanterna può sembrare il più temibile, proprio alla punta estrema, di fronte pericoli e intemperie, protetto solo da se stesso…

Il grande faro, dal canto suo, continuava a brillare come sempre aveva fatto, portando avanti quotidianamente il suo lavoro, serio e diligente. Talmente diligente che non aveva mai dato grande importanza ai sentimenti…almeno fino ad allora… Il gigante luminoso nutriva adesso uno strano malessere, qualcosa che lo investiva dalla base alla lampadina, circuiti compresi. Qualcosa a cui aveva più volte voluto dare un nome senza mai trovare la parola giusta adesso lo inseguiva. All’inizio pensava fosse solo nostalgia, aveva avuto accanto un compagno, per quanto piccolo, in grado di ascoltarlo, di riscaldargli il cuore, di farlo sentire finalmente “a casa” e adesso si ritrovava solo…Ma nostalgia non era. Era qualcosa di più grande e forte che cercava (e ancora cerca) di capire, qualcosa per cui tutto perdeva di importanza e l’unica cosa che riusciva a rasserenarlo paradossalmente era il posto in cui era stato collocato. Alle spalle del piccolo faro. Un modo per continuare a proteggerlo tutta la vita.

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