• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
  • Articoli Recenti

  • Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato a discrezione delle autrici e comunque non sistematicamente. Non può quindi essere considerato un prodotto editoriale, ai sensi della legge 62 del 7/3/2001. Molte immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi che si provvederà alla loro pronta rimozione. Grazie
  • Tag

  • Categorie

  • Post più letti

  • Commenti recenti

    Sara con l'acca su Mobile bar in vendita
    Carlo su Mobile bar in vendita
    matteo su Mobile bar in vendita
  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

  • Annunci

…ed ho ricominciato a scrivere

Ed ho ricominciato a scrivere… Ecco una primissima bozza. Un viaggio, una giovane ragazza, un’isola, ricordi…

(…) Non è stato facile trovare casa della zia. Non ero abituata al traffico cittadino, i semafori li avevo studiati per la patente ma non ne avevo mai visti così tanti tutti insieme. Tutto era nuovo ed estremamente grande. Perfino casa della zia. Abitava da sola in una casa in cui ci si sarebbe potuti vivere comodamente in sei. La zia aveva perfino un salone, una grande stanza in cui era vietato entrare, in cui in inverno non si accendeva nemmeno il riscaldamento ma nella quale erano custoditi e ben esposti gli oggetti più preziosi del suo corredo. La zia aveva anche una stanza piena di libri. Da noi, sull’isola, queste stanze non esistevano e i libri si trovavano solo in biblioteca. Dei saloni poi neanche a parlarne ma, infondo, a chi era utile una stanza in più da pulire se nessuno doveva metterci piede?

Ambientarsi in città non è stato facile. A nessuno interessa chi sei e fare amicizia è piuttosto difficile. In città puoi trascorrere intere giornate senza parlare con nessuno e non perchè non sei uscita da casa. Esci e vedi tantissima gente ma ti avvolge la netta sensazione che tutta quella gente è come se fosse su uno strano mezzo velocissimo e invisibile. Corrono anche se non c’è alcuna fretta; non si fermano ad osservare nulla, il cielo, gli alberi, gli stessi palazzi, le architetture da loro prodotte non li incuriosiscono nemmeno e quel che è peggio è che gli abitanti della città vanno talmente di fretta che non assaporano niente, non provano curiosità per nulla fuorchè per i negozi che espongono i cartelli con su scritto “saldi”.

Vivere in città non era proprio come ci si immaginava stando seduti sulla banchina del molo. Più il tempo passava più mi rendevo conto che avevo fantasticato troppo e, come sempre, mi ero creata grandi aspettative che andavano regolarmente deluse. Immaginavo la città come una grande isola dove ciò che conoscevo già era semplicemente moltiplicato alla n potenza, ma non era affatto così.

Lasciare l’isola stava diventando qualcosa di realmente faticoso, di pesante. Un dolore con cui imparare a convivere, dolci ricordi che si sarebbero persi se non avessi iniziato a scrivere. Scrivere della mia isola così come la ricordavo. Avrei raccontato i miei scritti o li avrei custoditi dentro la scatola dei ricordi. Amo le scatole, proteggono qualcosa che qualcuno ha considerato prezioso. Le scatole sono dei custodi fedeli su cui poter sempre contare. Un dono meraviglioso è lo stupore nel riaprirle dopo tanto tempo e ritrovare i tuoi preziosi, impolverati, ma sempre ben riposti.

L’isola era come un oggetto che avevo riposto in una scatola che andavo a riaprire tutte le sere. Era il pensiero più dolce prima di lasciarsi trasportare nel mondo dei sogni. Era lì, ferma nella mente. Se avessi potuto appoggiare un foglio sulla fronte mi sarebbe stato facile anche ricalcarla. (…)

Annunci

amore vero…

Cavallucci in fondo al mare

anche loro sanno amare

e si scambiano un bacino

nell’ambiente blu marino.

E si scambiano un baciotto

sotto l’ombra di un canotto

poi si scambiano un bacione

mentre affonda un galeone.

E io che cosa devo fare

per convincerti a baciare

le mie guance rubiconde?

Anch’io andare tra le onde?

14.02.2011 San Valentino

Mi apro una bottiglia di vino anche se sono sola. Non devo discutere, sono indipendente. Difenderei questa condizione con tutte le mie forze, sempre. Eppure a volte anch’io avrei bisogno di un abbraccio. Di arrendermi e perdermi tra le braccia di un uomo. Un abbraccio che mi faccia sentire protetta anche se so proteggermi da sola. Sono in grado di fare le cose di cui ho bisogno, ma a volte vorrei far finta di non esserlo per il piacere di farle fare a qualcun altro per me. È una sensazione, ma non voglio stare con un uomo per questo. Non posso scendere a compromessi e non posso rinunciare a tutto quello che ho, alla mia libertà, per quell’abbraccio, che poi spesso con gli anni, non c’è nemmeno più.

lavoro di fantasia

Com’è cominciata io non saprei
la storia infinita con te
che sei diventata la mia lei
di tutta una vita per me
ci vuole passione con te
e un briciolo di pazzia
ci vuole pensiero perciò
lavoro di fantasia

San Valentino per Geppi Cucciari

Ecco arrivare, foriera di grandi soddisfazioni o piccoli disagi, la festa di metà febbraio, celebrazione di chi ama, di chi è amato o è convinto di esserlo. Se sei spaiata sarà una sera come le altre, peggiorata dal fatto che cade di lunedì. Puoi andare in giro per distrarti, se non ti infastidiscono le vetrine piene di pupazzi a forma di orso grizzly con gli occhi sognanti, finte bottiglie di spumante piene di cioccolatini ipercalorici, cuori di tutti i materiali, dal peluches sintetico all’ecologico contenitore in vetro riciclato colmo di olio esausto per auto. Chi ha qualcuno accanto concluderà la serata scartando uno di questi tre oggetti, se le cose vanno bene. A qualcuna girerà meglio, ed entrerà in possesso di un gioiello di cui parlava (non a caso) da mesi. Ma in generale sembra che il romanticismo sia poco fondante per gli uomini. Un sito raccoglie i loro propositi per il nuovo annoe il sentimento latita: desiderano smettere di essere pigri, di dire parolacce e di mangiarsi le unghie. All’ultimo posto compare “imparare a dire ti amo”. Nessuno te lo scrive più sulla lattina di aranciata, o col rossetto sullo specchio del bagno o coi petali di rosa sullo zerbino di casa o con la panna montata su una torta al cioccolato e vi assicuro, potrei continuare all’infinito. Sembra che l’unico Valentino che conta per gli uomini sia di Tavullia, corra in moto e si diverta parecchio a farlo.