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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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Giorno della Memoria

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime delnazionalsocialismo e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. Il testo dell’articolo 1 della legge così definisce le finalità del Giorno della Memoria:

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»


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istantanee di scatti che non ho mai vissuto

Per tutte le parole che non ti ho mai detto, è che avrei sempre voluto dirti,
anche se già sapevo che con esse avrei potuto ferirti.
Per tutti quei giorni passati ad ascoltarti, anche quando nulla avevi da dirmi,
per tutte quelle volte in cui non ho saputo capirti.
Per tutti quei silenzi che non hai saputo riempire,
per tutte quelle frasi che non mi hai mai detto e che avrei voluto sentire.
Per tutte quelle piccole cose che non mi hai saputo donare, per tutti quei gesti che non hai saputo fare.
Per tutti quei sorrisi che non mi hai regalato, per tutti quegli sguardi con cui i tuoi occhi non mi hanno guardato,
e per tutte le carezze di cui le tue mani mi hanno privato.
E se tutto questo non dovesse ancora bastare, mi basterà di te ricordare,
tutte le promesse che non hai mantenuto, tutte le attenzioni che da te non ho avuto.
Tutte quelle foto che non vorrò più guardare, istantanee di istanti che non ho mai vissuto.
Tutti quei bei ricordi che non potrò ricordare, perché con te niente è stato reale, sei stato soltanto una mera illusione, ed io da illusa e dal sentimento accecata, illudermi ho voluto, così ho continuato, ripetendomi che forse era quello il tuo unico modo di amare, fino a quando infine, triste e delusa, l’amara realtà ho dovuto accettare.
Ma nonostante tutti quei dolci momenti che con te non ho avuto, nonostante tutto quel tempo che grazie a te ho perduto, eppure ti dico, in questo amore, per quanto strano, io, ci ho creduto.

 

Xavier Wheel


se vuoi…

Se vuoi arrivare primo, corri da solo.
Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme.
(Proverbio Kenyota)

poesia del cane

Un guaìto
interruppe il mio cammino
disteso, triste, sporco,
ferito dalla crudeltà umana..
dimenticato in un angolo del mondo
lasciando la sua vita in mano alla fortuna
quella fortuna di trovare me
accudirlo, sfamarlo, amarlo e sapere
di non poter più far a meno di lui.
Lui che occupa i miei spazi vuoti,
lui con la sua gioia di vita,
lui che non ti giudica,
a cui non importa se sei ricco
o sei povero
se sei ignorante o istruito,
per lui l’importante è averti vicino
e ora ho capito che mi sarà sempre fedele
nella fortuna come nella miseria
perchè lui è con me ed io con lui…
sempre…

lettera

Quando ero una cucciola, ti ho divertito con le mie buffonate e ti ho fatto ridere. Mi chiamavi la tua bambina e nonostante un certo numero di scarpe rosicchiate ed un paio di guanciali squarciati e sparpagliati ovunque, sono diventata la tua migliore amica. Ogni qualvolta facevo la “discola ” mi agitavi il dito davanti al naso e mi chiedevi: “Come hai potuto?”, ma poi cedevi e mi rotolavi sulla pancia per una grattatina.

La mia educazione casalinga fu un po’ più lunga di quel che pensavi, perché eri molto indaffarato, ma ci abbiamo lavorato insieme. Ricordo le notti in cui mi rannicchiavo vicino a te nel letto ed ascoltavo le tue confidenze ed i tuoi sogni segreti e credevo che la vita non sarebbe potuta essere più perfetta. Andavamo a fare lunghe camminate e corse nel parco, giri in macchina, fermate per il gelato (per me solo il cono perché “il gelato fa male ai cani”, dicevi), ed io mi facevo lunghi pisolini al sole, aspettando che tornassi a casa alla fine della giornata.

Impercettibilmente, hai iniziato a trascorrere più tempo al lavoro, a pensare alla tua carriera e a dedicare più tempo alla ricerca di una compagna umana. Ti ho aspettato con pazienza, consolandoti comunque nei dolori e nelle delusioni, non ti ho mai rimproverato per le decisioni sbagliate e ho salutato con gioia ogni tuo ritorno a casa, anche quando ti sei innamorato.

Lei, che ora è tua moglie, non è “persona da cani”, ma le ho dato comunque il benvenuto nella nostra famiglia, provando a dimostrarle affetto e obbedendole… Ero felice, perché tu eri felice.

Quando sono arrivati i bambini, ho condiviso la vostra agitazione. Sono stata affascinata dal loro aspetto roseo, dal loro odore e avrei voluto far loro da madre. Solo voi due potevate temere che potessi far loro del male, ma ho passato la maggior parte del tempo in un’altra stanza, o in gabbia. Oh, come avrei voluto amarli, ma sono divenuta una “prigioniera dell’amore”. Quando hanno iniziato a crescere, sono diventata la loro amica. Si aggrappavano al mio pelo e si trascinavano sulle loro tremolanti gambette, mi cacciavano le dita negli occhi, esploravano le mie orecchie e mi baciavano sul naso. Di loro, adoravo tutto e le loro carezze – perché le tue carezze erano ormai diventate così rare – ed io li avrei difesi fino alla morte, se fosse stato necessario. Avrei voluto sgusciare dentro i loro letti ed ascoltare le loro ansie ed i loro sogni segreti, ed insieme avremmo aspettato di sentire arrivare il rumore della tua auto.

C’era un tempo in cui, quando qualcuno ti chiedeva se avessi un cane, tu tiravi fuori la mia foto dal portafoglio ed iniziavi a raccontare di me. In questi ultimi anni, hai risposto solo “si” e hai cambiato discorso. Sono passata dall’essere il “tuo cane” a “solo un cane”, e tu a lamentarti per ogni spesa affrontata per me. Ora, hai l’opportunità di fare una nuova carriera in un’altra città, e tu e loro vi trasferirete in un appartamento dove gli animali non sono ammessi.

Tu hai preso la giusta decisione per la tua” famiglia”, ma c’era un tempo in cui ero io la tua sola famiglia. Ero eccitata all’idea del viaggio in auto, fino a quando siamo arrivati al rifugio per animali. Odorava di cani e di gatti, di paura, di disperazione. Hai compilato le carte e hai detto: “So che troverete una buona casa per lei”. Loro hanno fatto le spallucce e ti hanno guardato con sguardo afflitto. Conoscono la realtà che riguarda un cane di mezza età, sia pure con le “carte”. Hai dovuto staccare le dita di tuo figlio dal mio collare mentre lui gridava: “No, papà! Per favore, non lasciare che prendano il mio cane!”. Ed ero preoccupata per lui, per la lezione gli stavi impartendo su amicizia e lealtà, su amore e responsabilità, e sul rispetto per ogni vita.

Mi hai dato una pacca di addio sulla testa, evitando i miei occhi, e ti sei cortesemente rifiutato di portare con te il mio collare ed il mio guinzaglio. Avevi una scadenza da rispettare, ed ora anch’io ne ho una che mi attende.

Dopo la tua partenza, le due gentili signore dissero che certamente tu lo sapevi da mesi di questo trasloco e ciò nonostante non hai fatto alcun tentativo per trovarmi una buona casa. Scossero la testa e mi chiesero: “Come ha potuto?”. Qui al canile, con noi sono premurosi, tanto quanto lo permettono i loro impegni. Naturalmente, ci danno da mangiare, ma io già da giorni ho perso l’appetito.

All’inizio, ogniqualvolta qualcuno passava davanti al mio recinto, correvo al cancello, sperando che fossi tu – che avessi cambiato idea – che questo fosse tutto un brutto sogno… o almeno speravo che fosse qualcuno che si interessasse a me, qualcuno che avrebbe potuto salvarmi. Quando capii che non avrei potuto competere con lo zampettare di un allegro cucciolo, inconsapevole del suo destino, mi ritirai nell’angolo più lontano ed aspettai.

Sentii i suoi passi che venivano per me alla fine della giornata, e la seguii silenziosamente lungo il corridoio, fino ad una stanza isolata. Una stanza magnificamente tranquilla. Lei mi piazzò sul tavolo e mi strofinò le orecchie e mi disse di non preoccuparmi. Il mio cuore martellava nell’attesa di ciò che stava per succedere, ma c’era anche un senso di sollievo. La prigioniera dell’amore ha esaurito i suoi giorni. Com’è mia natura, era più preoccupata per lei. Il fardello che sopporta la opprime profondamente, e lo so, così come conoscevo ogni tuo umore. Gentilmente mi ha messo un laccio emostatico su una delle mie zampe anteriori, mentre una lacrima le scendeva lungo una guancia. Le leccai la mano così come facevo con te per consolarti tanti anni fa. Senza farmi male mi infilò l’ago ipodermico in vena. Come sentii la puntura ed il freddo liquido scorrere nel mio corpo, mi lascia andare sonnolenta, la guardai nei suoi occhi buoni e mormorai: “Come hai potuto”.

Forse perché non comprese bene il mio linguaggio canino, mi rispose: “Sono così dispiaciuta”. Mi abbracciò ed in fretta mi spiegò che era il suo lavoro essere sicura che io andassi in un posto migliore, dove non sarei stata ignorata, o maltrattata o abbandonata, o dove non avrei dovuto arrangiarmi da sola – un posto di amore e di luce, così diverso da questo luogo terreno. E con le mie ultime energie, cercai di spiegarle con un colpo di coda che il mio “Come hai potuto?” non era rivolto a lei. Era per te, mio Amato Padrone, era a te che stavo pensando…

Penserò sempre a te e ti aspetterò per sempre. Che ogni persona, nella tua vita, possa continuare a mostrarti così tanta lealtà.

 

bavaglino

gli ostacoli sono…

Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando togli gli occhi dalla meta. H. Ford