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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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Posizione del parto

Manca poco, ormai, alla fine della gravidanza e con un po’ di timore cominci a pensare al momento del parto. E ti immagini già lì, sdraiata sul lettino della sala travaglio, mentre medici e ostetriche controllano come sta andando. Ma forse non sarà così, perché non è detto che dovrai stare per forza sdraiata.  Anzi, è ormai dimostrato che per alleviare il dolore, agevolare la discesa del bebè e rendere più rapida la nascita, la posizione migliore non è quella supina. In passato la futura mamma affrontava il parto con il solo aiuto della levatrice e delle altre donne di casa, scegliendo la posizione che più preferiva. Solo in epoca recente è stata introdotta la figura del medico uomo e da allora la posizione supina è stata accolta come quella che consente il maggiore controllo da parte del personale sanitario, non solo al momento della nascita, ma anche durante tutto il periodo del travaglio. Una curiosità: la posizione sdraiata fu introdotta per la prima volta da Luigi XIV, il Re Sole che voleva vedere come nascevano i suoi figli. Questa posizione, però, non è la migliore. Sdraiata sul letto, la donna tiene fermo il bacino, che invece deve essere lasciato ‘libero’. Una volta giunta sul lettino da parto, infine, le staffe sulle quali la donna appoggia le gambe sono standard, qualunque sia la sua altezza e la sua capacità di divaricare le gambe: è vero che le ostetriche possono regolarle, ma è ben difficile che in quel momento la mamma sia in condizione di dire come le sente più comode!  Il vantaggio è piuttosto per il medico, che può tener sempre la situazione sotto controllo e intervenire tempestivamente in caso di complicanze. Lasciando alla mamma la libertà di muoversi, però, la stragrande maggioranza dei parti sarebbe fisiologica e quindi l’intervento forse medico non sarebbe necessario”. Sapere di non dover stare sdraiata sul lettino dà alla donna energia e fiducia nelle sue capacità, perché sente di poter usare il corpo come meglio preferisce.

Al contrario, stando supina e con le gambe divaricate, è soggetta alle decisioni degli altri e la sua zona genitale è, per così dire, ‘esposta al mondo’, mentre nelle posizioni verticali lei è attiva, decide e non si sente osservata nella sua intimità: elementi fondamentali per favorire il rilassamento del pavimento pelvico e agevolare in tal modo la discesa del bimbo.
La posizione ideale? Non ne esiste una migliore in assoluto, è una questione soggettiva, che può variare da donna a donna, ma anche da parto a parto. A volte può dipendere anche da come è messo il bambino. In genere, però, si può affermare che sono ottime le posizioni che favoriscono l’attività della donna: lasciata libera di scegliere, la futura mamma adotterà quella che le procurerà meno dolore e che sentirà più confortevole in quel momento.

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