• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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Incubi

Gli incubi sono sogni che spaventano: spesso svegliano il bambino, facendolo piangere e urlare. Solitamente gli incubi compaiono durante la seconda metà della notte e il bambino si sveglia impaurito; queste caratteristiche ci aiutano a distinguere gli incubi dagli episodi di terrore notturno, che solitamente avvengono poche ore dopo l’addormentamento del bambino e non lasciano ricordi. A tutti, adulti e bambini, capita di fare dei brutti sogni, ma i bambini fino ai cinque – sei anni tendono a rimanere più impauriti dagli incubi di quanto non accada in altre fasce di età.
Avvicinandosi ai due anni, i bambini iniziano ad acquisire la consapevolezza di sognare e, a volte, al risveglio provano a raccontare ai loro genitori i sogni che hanno fatto. A questa età i bambini non sanno ancora distinguere adeguatamente la fantasia dalla realtà, quindi per loro un brutto sogno non resta confinato al momento del sonno e può sembrare qualcosa di molto reale.
Verso i quattro-cinque anni, pur avendo compreso abbastanza bene la distinzione tra sogno e realtà, il bambino può far fatica a superare la paura provocata da un incubo. Durante la crescita del bambino ci sono delle fasi particolari durante le quali alcuni argomenti emergono più frequentemente durante gli incubi: i bambini di due-tre anni fanno spesso sogni connessi al tema della separazione (possono quindi sognare di perdersi, o di trovarsi in pericolo in assenza dei genitori), mentre verso i quattro-cinque anni sono spesso presenti figure fantastiche e cattive, quali mostri o streghe. Gli incubi possono avere diverse cause, che vanno valutate di caso in caso. I brutti sogni sono uno dei modi in cui adulti e bambini manifestano piccole o grandi preoccupazioni. Se i brutti sogni del bambino avvengono solo sporadicamente può essere che si tratti di preoccupazioni momentanee, magari legate alla visione di un programma televisivo spaventoso per il bambino o a qualcosa che ha disturbato il sonno.
Se invece i brutti sogni si ripetono frequentemente nell’arco di alcune settimane, possono essere collegati a una situazione di inquietudine che il bambino sta vivendo. Solitamente gli incubi tendono a ridursi con l’attenuarsi della preoccupazione del bambino, può essere opportuno chiedere il parere di un esperto nel caso in cui dovessero diventare particolarmente difficili da gestire o se si dovessero protrarre per più di un mese senza segni di miglioramento. Quando i bambini si svegliano dopo un brutto sogno, hanno bisogno di essere rassicurati dai genitori. Può essere utile ascoltare il loro racconto , mostrandogli che nella sua cameretta è al sicuro e che la mamma o il papà sono li con lui. Se dopo aver fatto un brutto sogno il bambino viene nel vostro letto, coccolatelo finché non si è tranquillizzato e poi riportatelo nella sua cameretta: lasciarlo dormire con voi vorrebbe dire confermargli l’idea che la cameretta è un luogo poco sicuro, magari popolato da mostri spaventosi. Nei periodi in cui il bambino fa spesso brutti sogni si può dedicare più tempo al rituale della buonanotte, cercando gradualmente di creare un’atmosfera tranquilla e rilassata che lo aiuti ad addormentarsi serenamente. Si possono utilizzare oggetti del cuore (come bambole o copertine) e insegnargli delle canzoncine da cantare sottovoce per addormentarsi. Durante il giorno si può cercare di allentare le richieste che vengono fatte al bambino: gli incubi possono essere un suo modo di dirvi che fa fatica a fare ciò che gli viene chiesto.
Un altro accorgimento consiste nelcontrollare i contenuti dei programmi televisivi o dei videogiochi che il bambino guarda in quel periodo: può essere che alcuni contenuti lo agitino e non siano quindi adatti a lui. In generale è importante che i genitori osservino i comportamenti del bambino in modo da cogliere eventuali altre manifestazioni di preoccupazione o paura ed eventualmente chiedere la consulenza di un esperto.


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Posizione del parto

Manca poco, ormai, alla fine della gravidanza e con un po’ di timore cominci a pensare al momento del parto. E ti immagini già lì, sdraiata sul lettino della sala travaglio, mentre medici e ostetriche controllano come sta andando. Ma forse non sarà così, perché non è detto che dovrai stare per forza sdraiata.  Anzi, è ormai dimostrato che per alleviare il dolore, agevolare la discesa del bebè e rendere più rapida la nascita, la posizione migliore non è quella supina. In passato la futura mamma affrontava il parto con il solo aiuto della levatrice e delle altre donne di casa, scegliendo la posizione che più preferiva. Solo in epoca recente è stata introdotta la figura del medico uomo e da allora la posizione supina è stata accolta come quella che consente il maggiore controllo da parte del personale sanitario, non solo al momento della nascita, ma anche durante tutto il periodo del travaglio. Una curiosità: la posizione sdraiata fu introdotta per la prima volta da Luigi XIV, il Re Sole che voleva vedere come nascevano i suoi figli. Questa posizione, però, non è la migliore. Sdraiata sul letto, la donna tiene fermo il bacino, che invece deve essere lasciato ‘libero’. Una volta giunta sul lettino da parto, infine, le staffe sulle quali la donna appoggia le gambe sono standard, qualunque sia la sua altezza e la sua capacità di divaricare le gambe: è vero che le ostetriche possono regolarle, ma è ben difficile che in quel momento la mamma sia in condizione di dire come le sente più comode!  Il vantaggio è piuttosto per il medico, che può tener sempre la situazione sotto controllo e intervenire tempestivamente in caso di complicanze. Lasciando alla mamma la libertà di muoversi, però, la stragrande maggioranza dei parti sarebbe fisiologica e quindi l’intervento forse medico non sarebbe necessario”. Sapere di non dover stare sdraiata sul lettino dà alla donna energia e fiducia nelle sue capacità, perché sente di poter usare il corpo come meglio preferisce.

Al contrario, stando supina e con le gambe divaricate, è soggetta alle decisioni degli altri e la sua zona genitale è, per così dire, ‘esposta al mondo’, mentre nelle posizioni verticali lei è attiva, decide e non si sente osservata nella sua intimità: elementi fondamentali per favorire il rilassamento del pavimento pelvico e agevolare in tal modo la discesa del bimbo.
La posizione ideale? Non ne esiste una migliore in assoluto, è una questione soggettiva, che può variare da donna a donna, ma anche da parto a parto. A volte può dipendere anche da come è messo il bambino. In genere, però, si può affermare che sono ottime le posizioni che favoriscono l’attività della donna: lasciata libera di scegliere, la futura mamma adotterà quella che le procurerà meno dolore e che sentirà più confortevole in quel momento.

la forza più grande che esiste sulla faccia della terra

poche briciole…lo dice anche Baloo!

Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile,

e i tuoi malanni puoi dimenticar.
In fondo, basta il minimo, sapessi quanto è facile
trovar quel po’ che occorre per campar.

Mi piace vagare, ovunque io sia,
mi sento di stare a casa mia.
Ci son lassù le api che il loro miele fan per me.
Se sotto un sasso poi guarderò,
ci troverò le formiche e un po’ io me ne mangerò.
Vicino a te quel che ti occorre puoi trovar.
Lo puoi trovar.

Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile,
e i tuoi malanni puoi dimenticar.
Ti serve solo il minimo, e poi trovarlo è facile
quel tanto che ti basta per campar.

Quando tu prendi un frutto, non fidarti mai.
Se ti pungi è brutto, ti fa male sai.
Attento ai fichi d’India perchè hanno tante spine, ma invece se
tu trovi un fico che è normal te lo prendi e non ti farai del mal.
Hai capito, sì o no?

Vicino a te quel che ti occorre troverai.
Lo troverò. Lo troverai…

Ti rilasci… così… già… vieni qui: fa come me!
Perchè stammi a sentire, ragazzino, se farai come quell’ape ti stancherai troppo
e non perder tempo sempre a cercare le cose che vuoi e non puoi trovare
e quando sai che puoi farne a meno, e non ci stai pensando nemmeno sai cosa accadrà?
Quel che ti occorre lì per lì ti arriverà


è facile!

Soltanto chi cammina al ritmo della propria musica è davvero libero

ridere, che bello!

Eccomi qui, con calma, di lunedì mattina, a scrivere come in un diario le mie sensazioni. Non ne ho proprio voglia…e questo è un gran bene! Ci si accorge (in realtà io l’ho sempre saputo) che si scrive a se stessi, si tiene un diario fondamentalmente quando si sta male. Quando si è felici invece non si ha tempo per scrivere ed essenzialmente non hai tempo/voglia per riflettere sul “come stai”. Ecco perchè nei -momenti no- ti ritrovi in mano tanto, troppo tempo per riflettere, per capire cosa -era- bello, cosa felice e cosa ti manca…. Ma io sto crescendo, sto imparando a vivere i miei momenti, sia quelli belli che quelli brutti e non voglio essere investita da sensazioni senza trarne insegnamenti.. Il mio è un desiderio di vivere intensamente qualsiasi cosa mi accada. Vivere sensazioni spiacevoli e momenti divertenti lasciandomi andare, comunicando le emozioni se condivise o assaporandole con me stessa. E questo fine settimana è stato vissuto all’insegna della risata, tra teatri e cabaret: troppo carino! Mi sono ricordata quanto è bello ridere, quanto è sano (non a caso l’articolo successivo parla proprio di questo) quanto fa bene al cuore… Sono proprio sulla buona strada per ritrovarmi: serenità ti sto raggiungendo!

Ridere fa bene!

Di tutti i fattori emotivi che possono contribuire a creare un buono stato di salute, la risata è di certo il più potente. Innanzi tutto è una buona ginnastica. Mentre per piangere impegniamo meno di 20 muscoli, per ridere ne usiamo più di sessanta. Ridere provoca una sollecitazione meccanica della zona delle tempie e ha un’azione galvanizzante sulle funzioni del cervello e di alcune ghiandole. Mobilita il diaframma, tonifica gli intestini, ossigena i polmoni. Provoca l’aumento del ritmo di sintesi delle encefaline, che sono dei mediatori del sistema nervoso centrale. Aziona la secrezione di endorfine e altre sostanze che, oltre a dare una sensazione di benessere, rendono vispe le funzioni cellulari e ringalluzziscono il  sistema immunitario (le difese del corpo contro infezioni, virus ed altri attacchi esterni) quindi RIDERE FA BENE!!

RIDERE NON E’ SOLO CONTAGIOSO, MA E’ ANCHE LA MIGLIOR MEDICINA (Patch Adams)