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Come superare la fine di un rapporto

PERCHÉ L’AMORE FINISCE?
E’ questo un libro interessante e coinvolgente che affronta una delle esperienze più difficili che spesso si sperimentano durante il corso della propria vita: la fine di una relazione. Essa è talmente dolorosa che si teme di non riuscire a sopportarla poiché spesso è accompagnata da sentimenti di disperazione, inadeguatezza, solitudine, inutilità, mancanza di speranza. Per questo motivo, alcune volte, si preferisce non affrontare alcun tipo di cambiamento, continuando, invece, a vivere un rapporto insoddisfacente, sterile e frustrante, piuttosto che far fronte ai sentimenti che derivano da una separazione.

Ma perché troncare una relazione è così difficile? In generale le storie d’amore seguono un copione ben preciso: i due si innamorano, si sposano e vivono per sempre felici e contenti. Nella nostra mitologia amorosa inconscia consideriamo il matrimonio una meta, presupponiamo che i sentimenti dirompenti, esaltanti e positivi che ci fanno innamorare non cambieranno mai, che l’amore vincerà su tutto e durerà in eterno. Sono proprio questi “ i miti sull’amore” che l’autrice ci invita a sfatare. Abbiamo accettato così ciecamente il mito dell’amore eterno che quando una relazione finisce pensiamo che ci sia qualcosa di sbagliato in noi e trascorriamo un sacco di tempo a torturarci perché non riusciamo ad accettare che forse il mito dell’eternità è sbagliato.

Un altro mito da sfatare è quello che vuole che le relazioni siano onnicomprensive, cioè si dà per scontato che lui o lei basti a soddisfare tutte le nostre esigenze, contiamo sul fatto di ottenere dalla persona amata compagnia e divertimento, stimoli intellettuali ed emotivi, conforto fisico ed appagamento sessuale, insomma che lei o lui sia il nostro tutto. Ed è proprio perché nutriamo aspettative tanto elevate ed esclusive verso le nostre relazioni che coliamo a picco quando queste finiscono.

Ma allora qual è la vera ragione per cui stringiamo un rapporto? L’autrice sostiene che ci si innamora per conseguire i propri obiettivi di sviluppo interiore ed esteriore. Nella vita di tutti noi vi è una cosa in particolare che cerchiamo di compiere: costruire la nostra personalità. Questo significa che cerchiamo di capire qualcosa della nostra identità e per farlo creiamo una serie di esperienze di vita che ci aiutino in questo percorso; e sono proprio le relazioni, più di qualsiasi altra esperienza che ci permettono di perseguire tali obiettivi attraverso i quali arrivare a definire noi stessi.

Può essere un obiettivo di cui siamo consapevoli, come quando aspiriamo a raggiungere una certa posizione sociale o a formarci una famiglia, oppure di cui siamo ignari, come quando cerchiamo di conquistarci la sicurezza emotiva. Quest’ ultimo rientra negli obiettivi di sviluppo psicologico che si dividono principalmente in due categorie: quelli volti a supplire le specifiche carenze dell’infanzia e quelli che mirano a scoprire i significati emotivi della nostra infanzia. Tutti noi ci portiamo dentro la nostra infanzia che costituisce la matrice di ciò che avviene nella nostra vita di adulti. Inconsciamente recuperiamo le dinamiche emotive e i contesti che hanno caratterizzato i nostri rapporti con i genitori e li ricreiamo nelle relazioni con il partner. E’ come se ricreassimo e rivedessimo il film della nostra infanzia finché non ne traiamo le lezioni che ci servono per continuare a vivere con la nostra vera identità, capaci di stabilire relazioni sane, complete, adulte. Per cui, anche se la coppia è inconsapevole dei motivi per cui la relazione funziona, molti rapporti d’amore hanno come loro ragion d’essere e come principale obiettivo il completamento del processo di maturazione.

Per illustrare questo punto, l’autrice ripropone la storia di sette coppie che lei stessa ha osservato durante la terapia e i motivi per cui sono terminate. Tutte indicano che nonostante il dolore della separazione, ogni rapporto vanta ragioni buone, legittime e persino necessarie per concludersi e la sua fine coincide invariabilmente con il completamento degli obiettivi di crescita personale.

Il processo della separazione si attua su due livelli: emotivo e inconscio. A livello emotivo spesso non capiamo che cosa è successo realmente nella nostra relazione e ci troviamo ad affrontare mille dubbi, sentimenti di confusione e rimorsi, accompagnati da un continuo rivangare il passato. Così le prime sensazioni che accompagnano la consapevolezza della fine di un rapporto riguardano, per esempio, il rifiuto della realtà perché è impensabile che un rapporto considerato eterno stia finendo; il panico, che porta ad un disperato e audace tentativo di recuperare e di salvare il rapporto; la colpevolizzazione nei propri confronti o verso il partner riguardo le cause della rottura; la paura che il dolore continuerà ad essere così grande da non riuscire più a smettere di piangere.

“Nella nostra cultura abbiamo paura della profondità dei sentimenti, soprattutto quando tale profondità viene manifestata con le lacrime. Il nostro Io più profondo ci vuole migliori, più forti, più duri e ci consiglia di non piangere se vogliamo essere più felici e avere più successo. In un certo senso ci viene detto che il pianto non è una cosa da adulti”. Ma quando si soffre è giusto piangere e più ci si abbandona al pianto più il dolore diminuisce: soltanto piangendo tutte le lacrime, soffrendo fino in fondo, vedendo annullate tutte le proprie speranze e aspettative si è in grado di ricostruirsi daccapo. Succede sempre che arriva un momento in cui ai livelli più profondi della coscienza il carico emotivo della relazione è stato neutralizzato. Ora anziché pensare alla persona che abbiamo amato con nostalgia o rimpianto, con rabbia o risentimento, con delusione o dolore, la consideriamo semplicemente qualcuno che abbiamo conosciuto, una delle persone che abbiamo incontrato nel corso della nostra vita e ci si accorge di non essere più emotivamente coinvolti.

Per quanto riguarda il livello inconscio della separazione, le persone riferiscono spesso di fare sogni in cui compaiono simboli quali terremoti, maremoti, inondazioni, incendi. Praticamente l’inconscio riflette sul disastro che si sta verificando producendo in modo sufficientemente appropriato immagini che lo rappresentino. “Quando finalmente il processo di guarigione emotiva è stato completato ai livelli più profondi, è possibile percepire e considerare la persona che abbiamo amato con obiettività. L’immaginario onirico attraversa una radicale trasformazione: da un lato, le immagini riguardanti l’ex partner diminuiscono fino a scomparire, dall’altro il sogno si incentra molto di più sull’emergere dell’Io. Questo indica che la vita non è più focalizzata sulla relazione che non esiste più, ma sulla rinascita personale. In questa fase, spesso, si sognano le immagini più classiche indicanti i nuovi inizi, come la nascita di un bambino (l’Io che rinasce), germogli che spuntano dal terreno, o paesaggi e ambienti”.

Ma cosa è possibile fare “concretamente” per superare la fine di una relazione? L’autrice propone una serie di cinque esercizi da fare da soli, specificatamente progettati per muoversi lungo il percorso emotivo che porta alla conclusione del rapporto: raccontare la propria storia d’amore poiché per uscirne veramente è necessario riviverla, cominciando dall’inizio; raccontare la verità riguardo il vero obiettivo di crescita interiore; affrontare la fine e quindi ripensare al momento in cui è scattato qualcosa che ci ha fatto capire che la relazione non sarebbe continuata riconoscendo i propri sbagli e quelli del partner; accettare i doni che inevitabilmente la relazione ci lascia in eredità; ridefinire, infine, la realtà, conferendo una nuova identità al partner e a se stessi. Solo a questo punto si è pronti per iniziare una nuova relazione.

Il libro si conclude con un’appendice “diagnostica” che va ad indagare quali sono i segnali e i sintomi di una relazione che sta per finire. Tra questi vi sono i frequenti litigi, le differenze inconciliabili, la noia, la distanza emotiva, le avventure, che sono il sintomo classico che nella relazione c’è qualcosa che non và.

In ogni caso, quale che sia l’esito di una relazione, dobbiamo essere grati e rallegrarci di ciò che abbiamo ricavato. Anche quando una relazione finisce, dovremmo festeggiare il fatto che c’è stato comunque uno scambio prezioso per entrambi. Quando arriviamo alla fine del nostro viaggio insieme, dovremmo riconoscere che siamo giunti ad un nuovo stadio della nostra vita come persone più sicure, più complete, più tranquille, più ricche di quando il rapporto è iniziato.

Kingma Daphne R.
Perché l’amore finisce. Come superare la fine di un rapporto
TEA, 2006
Euro 7,50

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