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psicologia del tatuaggio

Cosa spinge una persona a decidere di farsi disegnare sul proprio corpo qualcosa di indelebile e che quindi rimarrà impresso per sempre sulle proprie membra? L’arte di decorare il proprio corpo attraverso il tatuaggio ha radici molto antiche ed è rimasta un’attività ancora di moda. Nei tempi antichi il tatuaggio serviva a riconoscere a quale gruppo sociale si apparteneva, ad esorcizzare le paure, a comunicare, ad abbellirsi. In qualche modo anche oggi il tatuaggio assume tali valenze. Di fatto un disegno sulla pelle, che si è ben consapevoli rimarrà per la vita (salvo poi decidere di eliminarlo), sicuramente comunica qualcosa di sé, della propria personalità, di un evento che è stato o è ancora significativo nella propria esistenza. La scelta di dove farsi il tatuaggio, come anche il soggetto da imprimere sulla pelle, non è casuale. Secondo gli esperti che studiano la psicologia dei tatuaggi, la persona che sceglie di farsi un disegno indelebile nella parte destra del corpo è aperta, solare, realistica; mentre chi si fa tatuare nella parte sinistra del corpo è una persona con poca stima di sé, pessimista, insicura. Importante è anche che tipo di soggetto si decide di imprimere per sempre sulla propria pelle. Solitamente le donne preferiscono soggetti piccoli come farfalle, fiori, delfini, luna, sole e stelle. Gli uomini scelgono maggiormente animali che denotano grande forza come leoni, draghi, oppure guerrieri, vichinghi, disegni celtici, anche in formato piuttosto grande rispetto alle dimensioni predilette dalle donne, come a voler acquisire la forza e il potere del soggetto impresso sulla pelle. La motivazione a farsi un tatuaggio cambia con l’età e con il tempo. Un adolescente ad esempio può scegliere di farlo per affermare la propria personalità; un adulto invece potrebbe decidere di farlo per ricordare qualcosa, qualcuno o una fase importante e significativa della propria vita (ad esempio, molti si fanno tatuare il nome dei propri figli).  Di fatto farsi tatuare può essere doloroso, soprattutto rispetto alla sensibilità della zona del corpo scelta: ciò per alcuni rappresenta una prova di coraggio che dà maggior valenza al soggetto tatuato. Le occasioni che spingono a scegliere di farsi un tatuaggio possono essere le più disparate. Abbiamo detto ad esempio: la nascita di un figlio, ma anche l’inizio o la fine di un amore, il diciottesimo compleanno o la data del matrimonio. Di solito comunque i giovani si sentono orgogliosi di avere un tatuaggio ed utilizzano il proprio corpo come qualcosa che serve a comunicare con gli altri, come un vessillo di se stessi da mostrare. La persona che esibisce un tatuaggio desidera solitamente comunicare, senza aggiungere parole a ciò che già mostra agli altri, attraverso il linguaggio dei simboli e delle immagini. Quindi da una parte il tatuaggio esposto assume una dimensione pubblica, rispetto al tatuaggio nascosto e visibile solo in determinati momenti e solo da alcune persone prescelte caratterizzato invece da una valenza pur sempre comunicativa ma privata e selezionata. Nonostante queste differenze la principale caratteristica del tatuaggio è proprio il suo intento comunicativo, che sarà tanto più forte quanto più dolorosa sarà stata la pratica per realizzarlo.

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