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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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Più lontana della luna

Ho finito adesso di leggere il libro di cui vi parlavo qualche giorno fa “Una barca nel bosco” di Paola Mastrocola e oggi ho già pronto ad attendermi sul comodino un nuovo libro della stessa autrice: “Più lontana della luna”. Prima di raccontarvi la trama (copiarvi cioè quanto scritto nel retro copertina) di questo nuovo romanzo spendo ancora due parole sul primo che infondo è stato quello che mi ha spinto a voler leggere ancora della stessa scrittrice. Ciò che mi è veramente piaciuto, a parte la crudezza della storia, la triste verità che chi è figlio di medico, avvocato, architetto ha la strada mezza (se non del tutto) spianata (e qui potremo stare ore a discutere quindi per favore se decidete di commentare o criticare questa mia affermazione che siano critiche costruttive) è stata la semplicità della scrittura, la facilità dell’espressione propria di chi sa. Poche cose ho appreso nel mio cammino universitario ma credo che una importante sia il fatto che bisogna saper esprimersi in modo tale che tutti possano capirti. Puoi parlare e discutere anche delle cose più inverosimili o inverosimilmente complicate ma se vuoi avere qualcuno che ti ascolta, se vuoi veramente far partecipe un altro dei tuoi discorsi allora devi raggiungerlo. E puoi farlo se lo metti in condizione di comprenderti. Un ultimo appunto va alle metafore delle piante. Mi è piaciuta tanto che quasi quasi la riporto:

Il fatto è che quando pianti un albero devi pensare a come diventerà: devi vedere il suo futuro, prevederlo. Fargli posto per quando sarà grande. Se no, troppo comodo: tu ti metti attorno tutti gli alberi che vuoi e poi quando sono cresciuti che non ti stanno più in casa, cosa ne fai, li butti? Bisogna farcene carico, del futuro di chi ci sta intorno. Bisogna pensarci a quel che sarà di loro. Non è che puoi fartene due baffi, amici come prima e tanti saluti.

Vengono da me perchè vogliono imparare ad aspettare, a non avere fretta. Desiderano imparare la lentezza e nulla è più lento di una pianta che cresce.

E questa sera, come anticipato inizierò “Più lontana della luna”: Anni 70, Stupinigi, dintorni di Torino, Lidia, una ragazza di 15 anni, figlia di un operaio Fiat, abita in un ex scuderia della Palazzina di caccia dei Savoia. non va più a scuola e aiuta la mamma a vendere la verdura al mercato. Un giorno appare nel tinello di casa sua un elegante venditore di enciclopedie… E la sua vita cambia: Lidia si mette in testa di diventare un trovatore, di fare come quegli antichi poeti provenzali che amano donne lontane, forse mai esistite. Così scappa di casa, non per fare politica ma per cercare l’amore da lontano. Il romanzo racconta le avventure e le scoperte di questa ragazza, così distante dalla Storia che le scorre accanto.

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voi come lo chiamavate?

Non ditemi che non avete mai giocato a piedino! Magari molti di voi non lo chiamano piedino, (come lo chiamavate?) ma sicuramente molte ore delle vostre giovani estati le avrete dedicate a saltellare da un quadrato all’altro stando attente a non sbagliare salto e puntando sempre al sette al momento di gettare il sassolino! Io non ero molto brava e forse non mi piaceva nemmeno tanto come gioco ma lo ricordo con piacere. Ricordo con piacere il momento. Una strada privata, odore di gelsomino, bambini in festa: cosa c’è di più bello?? E adesso questo gioco compare per magia nelle case sotto forma di tappeto. Forse ne comprerò uno anch’io così i ricordi piacevoli arrederanno casa…e non si mai che diventi anche brava a saltellare!

se tracci col gesso una riga…

Se tracci col gesso una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla piu’ sottile delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perchè non è pericoloso. Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi. Ciò che conta è tutto dentro di noi, fuori nessuno può aiutarci. Non essere in guerra con te stesso: così tutto diventa possibile, non solo camminare su una fune, ma anche volare.” Herman Hesse.”

Massimo Ranieri Vent’anni

La mia vita cominciò
Come l’erba come il fiore
E mia madre mi baciò
Come fossi il primo amore
Nasce così la vita mia
Come comincia una poesia
Io credo che lassù
C’era un sorriso anche per me
La stessa luce che
Si accende quando nasce un re
Una stella una chitarra
Primo amore biondo è mio
Con l’orgoglio dei vent’anni
Piansi ma vi dissi addio
E me ne andai verso il destino
Con l’entusiasmo di un bambino
Io credo che lassù
C’era un sorriso anche per me
La stessa luce che
Si accende quando nasce un re
Ma sono qui se tu mi vuoi
Amore dei vent’anni miei
Io credo che lassù
Qualcuno aveva scritto già
L’amore mio per te e tutto quello che sarà, Io, Io credo che lassù…