• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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proverbio africano

Puoi svegliarti anche molto presto all’alba, ma il tuo destino si è svegliato mezz’ora prima di te.
Proverbio Africano

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ho fatto il liceo classico

Che strano titolo ho trovato oggi per il mio articolo: ho fatto il liceo classico. E’ un’affermazione, veritiera, della mia vita. Ho frequentato per cinque anni il liceo classico Garibaldi di Palermo, prima di iscrivermi in lettere. Non so se risulta interessante una notizia del genere, non credo proprio, ma magari potreste capire perchè l’argomento del blog oggi è il fato. Spesso mi sono detta d’aver fatto gli studi sbagliati, niente di concreto solo innumerevoli parole e tanta, tante storie, l’Eneide, l’Orlando Furioso… e ieri sera mi chiedevo come si fa, senza quei libri a capire tutto il resto?! A distanza di 10 anni ho capito che il liceo classico è servito a qualcosa… Vedi, Ulisse vuole tornare a Itaca, ma il mare lo prende e lo porta dove vuole perchè sta scritto che Ulisse non ci torni subito al suo paese, prima deve correre tanti mari così quando torna è esperto. Esperto del mondo. Anche a me piacerebbe essere esperta del mondo anche se l’esperienza comprende anche sofferenza…Il Fato insomma è qualcosa che sta sopra e disegna la tua vita: come un pantografo gigante e tu lì, appeso alla squadra, viaggi per il tuo foglio bianco, ignaro ma sereno, perchè… sei portato. E, adesso, mi chiedo cosa sta disegnando per me questo grande pantografo…

il fato

Il Fato è un termine di origine latina (fatum, ovvero ciò che è detto) che originariamente indicava la decisione irrevocabile di un dio. In seguito fu usato per designare il Destino, figlio del Caos e della Notte, al quale nessuno, nemmeno gli dei, possono sottrarsi e di cui persino Giove non ne è che un mero esecutore in quanto determinato da necessità. Il dio Fato era immaginato cieco. Più tardi fu identificato con le Parche, dalle quali appunto dipendeva il destino degli uomini. Dal plurale della parola latina fatum, ovvero fata, derivano le moderne fate, in origine considerate dee del destino. Nel sesto libro dell’Eneide, la Sibillarivolgendosi a Palinuro attribuisce i fata agli dèi, forse perché esecutori dei loro dettami:

« Desine fata deum flecti sperare precando
(Cessa di sperare di cambiare i fati degli dèi con la preghiera) »

(Eneide, VI 376)