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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
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  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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amici per sempre

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Buongiorno amici miei!

Buongiorno Cari Amici de La mia Tata, vi scrivo aggiornando come è mio solito fare da quasi un anno a questa parte il blog ed in mente non so per quale motivo pesci che boccheggiano! Ma i pesci, secondo voi, lo soffriranno il caldo?? Qui a Palermo oggi siamo arrivati alla bellezza degli oltre trenta gradi e per chi soffre di cali di pressione come la sottoscritta è veramente una giornata indimenticabile! Lo studio è quasi pronto, oggi è stato portato un cassettone delizioso, regalo di mamma,  con disegnato un orso e una pecorella e i pomelli dei cassetti sono dei cuoricini color legno. A proposito di orsi, alcuni amici mi hanno chiesto notizie relative alla favola di Bruno l’Orso della Valle piena di Sole, inutile che ve la ripubblico, ecco le informazioni per poterla trovare su questo blog ogni volta che volete: sul fianco destro del blog c’è un’area con un calendario, basta semplicemente cliccare sul giorno 2 luglio (venerdì) e vi compariranno gli articoli di quel giorno, tra questi anche Bruno l’Orso, cliccate sul titolo ed il gioco è fatto! Adesso vado che non ho ancora ultimato la storia su hopper, ahi ahi sono nei guai!!

La cannabis

Che ci crederete o no questo articolo è stato copiato dal grande portale universale che è facebook.

La cannabis è una pianta che nel corso dei millenni si è propagata in quasi tutti i punti della terra, come origine si presume abbia l’Asia centrale (Cannabis Ruderalis) poi, grazie all’azione dell’uomo si sia spostata a raggiera in varie direzioni. Si pensa che la pianta fosse usata già in epoca preistorica, ma i primi reperti del suo uso tessile sono databili al 4000 a.C., come rivestimento per vasellami rinvenuti in un villaggio Neolitico della Cina centro-settentrionale. Oltre agli usi pratici per corde e tele, se ne conosce anche il suo antico uso medico, testimoniato dalla sua presenza nel Nei-Ching un testo della medicina cinese databile tra il 2698 e il 2599 a.C., sempre in questo periodo la cannabis penetrò in India dall’Asia centrale seguendo le incursioni di alcune popolazioni nomadi. In queste terre fu sfruttato il suo potenziale inebriante per scopi religiosi e divinatori, considerata come cibo prediletto del dio Shiva (prese il nome di Bhang). Gli antichi Romani, già conoscitori di alcune proprietà mediche, ne apprezzavano anche i tessuti e le robuste vele ricavate dal fusto della pianta, se ne ha la prova da alcuni scavi effettuati in Francia e in Gran Bretagna; anche i popoli del nord ne conobbero gli utilizzi, uno tra tutti i Vichinghi e pare che siano stati proprio loro a portarla in Islanda nel XIII secolo. Facendo un salto temporale di seicento anni arriviamo all’800, epoca in cui si intensificarono gli studi sugli effetti della cannabis, facilitati dalla spedizione in Egitto dell’esercito di Napoleone, che riportò in Europa l’interesse per questa pianta. Sempre nel 1800 Gautier fondò a Parigi il “Club degli Hashishin”, questa è l’epoca dei “poeti maledetti” infatti, tra i membri di questo club spicca il nome di Charles Baudelaire autore del libro “Poema dell’hashish”. Per tutto il XIX secolo ricercatori come Giovanni Polli e Carlo Erba continuarono a studiare la cannabis che la medicina considerò fino al 1900 come un farmaco analgesico, antispasmodico e antidepressivo. Contemporaneamente con la produzione industriale in continuo aumento, la canapa viene utilizzata per fabbricare tinture ed altri composti, che però con il passare dei decenni cederanno il posto a nuovi preparati sintetici. Stessa sorte toccherà alla fibra tessile che, con l’evolversi della tecnologia e l’avvento delle fibre ricavate dal petrolio (nylon), vedrà sempre più diminuire i propri utilizzi e la propria fetta di mercato. Nel 1937 Henry Ford produsse la prima vettura interamente composta di canapa e alimentata da carburante estratto dalla pianta medesima, e nello stesso periodo vengono promulgate le prime leggi atte a regolamentarne l’uso: eclatante fu la campagna condotta negli USA (anni ’30) da H. Aslinger direttore della Federal Bureau of Narcotics, che denunciò al Congresso del ’37 la Marijuana “istiga alla violenza più di qualsiasi altra droga mai conosciuta dall’uomo”. H.Aslinger, sfruttando l’odio razziale verso i neri e gli ispanici (tra i maggiori assuntori) volle colpire la diffusione della cannabis, ma anche i ceti politicamente scomodi: non dimentichiamoci che in quel periodo era in atto la rivoluzione in Messico e i soldati di Pancho Villa erano noti assuntori di cannabis (basti pensare alla canzone rivoluzionaria messicana “La cucaracha”). L’Italia risultava, sin dai primi del ‘900, la seconda produttrice mondiale di canapa da fibra (il primato andava alla Russia). La grande crisi economica del ’29 e l’economia mondiale influenzarono pesantemente la produzione nazionale, che non seppe rinnovarsi al termine della seconda Guerra Mondiale e andò riducendosi di anno in anno. Quando nel ’58 la pianura padana rinunciò alla produzione si diede inizio al declino definitivo di questa coltura. Questa situazione di totale disinteresse commerciale per la pianta di cannabis si protrasse sino agli anni ’70, quando la Comunità Europea stanziò dei fondi per recuperarne la produzione e reinserirla nelle terre di provenienza, non senza le difficoltà provocate dalle sue molteplici “identità”. In Italia, il primo provvedimento repressivo nei confronti della cannabis “indica” risale alla legge n°396 del 1923, a cura di Mussolini ed Oviglio. Nel nostro paese l’uso e il possesso di cannabis sono disciplinate dalla Legge 309 del 1990.