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L’orso Bruno

C’era una volta tanto tempo fa, in una valle sempre illuminata dal sole del Trentino, un piccolo orso di nome Bruno.

Bruno era nato in primavera, quando il bosco e tutti i suoi abitanti sembrano risvegliarsi dal profondo sonno invernale, quando il mondo intero sembra essere più partecipe alla vita stessa. Tutto era nuovo per il giovane orsetto e tutto suscitava in lui enorme curiosità. Si avvicinava senza timore a qualsiasi essere gli capitava sott’occhi. Ammirava le aquile, così maestose e regali, le api, laboriose e serie, gli scoiattoli, così simpatici e festosi.

Ma, appena il tempo di qualche amicizia, che già era di nuovo in partenza…

La famiglia di Bruno, infatti, era in continuo movimento, si spostava miglia e miglia, senza sosta e senza spiegazioni. “Bisogna camminare”, diceva la mamma, e così, eccoli in marcia, giorno dopo giorno, per quella piccola valle illuminata dal sole.

Il continuo spostamento a Bruno non dava fastidio: posto nuovo nuove scoperte, pensava. Inoltre poiché la valle d’origine di Bruno era davvero piccolina, gira che ti rigira capitava che il lunedì e il martedì si trovavano sulla cima Rossa, il mercoledì e il giovedì sulla cima Gialla e il venerdì, il sabato e la domenica sulla cima Bianca che tra l’altro era la sua preferita. Il nome di questa cima, cima Bianca appunto, come tutto ciò che è proprio della montagna, non era affatto casuale. Si chiamava Bianca per il manto di neve che d’inverno la ricopriva, un biancore unico e splendente, una visione straordinaria. Si chiamava Bianca anche per i candidi Bucaneve, piccoli e delicati fiori che in primavera decoravano le rocciose pareti, e Bianca era detta anche per i sassi lucenti adagiati vicino ai ruscelli, che scorrevano timidi e leggeri d’estate.

Bruno da bravo orso aveva un profondo rispetto per la montagna, per lui era più che la semplice terra della sopravvivenza o la terra natià. Era un’amica.

Non provava vergogna per quanto orso e ormai anche di grandi dimensioni a sedersi sopra una roccia allo spuntar della luna e dedicare alla sua amata montagna poesie e versi di autori imparati a scuola. Eh si, anche il nostro buon orsetto era andato a scuola. Da maestro Gufo, e poi a casa, con la mamma. Insisteva tanto affinché Bruno sapesse leggere, scrivere e fare di conto… Chissà a cosa servivano tutte quelle cose. Lui preferiva centomila volte di più andar nei boschi, raccogliere profumatissimi funghi e frutti deliziosi, o ancora, il preziosissimo e dolcissimo miele.

E più ancora giocare. Giocare era per Bruno il massimo che un orso potesse chiedere alla vita: nascondino, acchiapparello, il salto della corda, le capriole in aria. Ma, sopra ogni cosa, amava sciare. Sciare era dimostrare all’umanità intera che anche un orso, tipo goffo per antonomasia, potesse avere grandi successi e soddisfazioni proprio grazie al suo fisico. Sciare era come volare, non pesare più 300 kg ma essere leggero come una piuma e veloce come un fulmine.

Era talmente bravo a sciare da vincere tutte le medaglie in circolazione. Aveva partecipato ad ogni torneo, ad ogni manifestazione e ad ogni gara portando a casa tante medaglie, tante coppe e soprattutto tanto successo.

Bruno e i suoi sci erano conosciuti ovunque. E più il tempo passava più la sua passione aumentava, più la sua abilità veniva affinata… Non c’era premio che non fosse stato vinto da Bruno. E poiché ognuno deve far virtù di ciò che sa fare, quando divenne un orso adulto, e gli venne posta la fatidica domanda “cosa vuoi fare da grande” immediata fu la risposta: “il maestro di sci”.

Quella di Bruno fu la prima -Scuola Sci- per gli animali del bosco. Avrebbe insegnato a chiunque avesse voluto avvicinarsi a tale disciplina e le lezioni sarebbero state gratuite. Per tutti. Il divertimento, quello vero, sosteneva Bruno, non deve essere pagato se non con la soddisfazione di aver bene insegnato…

Era un bravo insegnante il nostro Orso. Non insegnava solo a sciare, non era quella la cosa più importante per essere un bravo insegnante. Le sue lezioni, a qualsiasi ora del giorno e della notte, vertevano su ogni aspetto della vita montanara e lo sci, logicamente, era una di quelle. Bruno insegnava le meraviglie della natura, i segreti delle montagne di tutta la valle e siccome era un orso che aveva girato parecchio, di cose da raccontare non gliene mancavano mai…

Molti alunni ebbero la fortuna di ricevere i preziosi insegnamenti e consigli del meastro Bruno, l’Orso della valle piena di sole. Di lui se ne parlò tanto che giunsero animali da ogni parte del mondo e quando fu il tempo che la montagna lo richiamò a sé, a lui, fu dedicata la pista da sci più bella della montagna, cha ancora oggi si chiama “Orso Bruno”, nella sua piccola valle sempre illuminata dal sole che prese nome di “Val di Sole” e se credete che questa sia solo una storia andate in Trentino e controllate voi stessi.

Foto Val di Sole – Trentino

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