• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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O.s.i.

Buongiorno a tutti i lettori del blog! Oggi La mia Tata si è recata presso i locali di una scuola regionale siciliana per fare conoscenza dei nuovi corsisti “O.s.i.” – Operatori Sociali dell’Infanzia. I corsi per operatore dell’infanzia, per chi non lo sapesse, costituiscono la base formativa per tutti coloro che intendono specializzarsi nell’assistenza ai bambini e che cercano una maggiore professionalità in una società nella quale i bambini vedono riconosciuto il diritto al gioco e ad una crescita sana ed equilibrata. Così, oggi, abbiamo avuto il piacere di incontrare chi, come noi, intende lavorare nel settore infantile. Che dire, Buono studio e buon lavoro a tutti, è stato veramente un piacere!

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Una bimba che danza…

“Una bimba che danza, un cielo,una stanza una strada, un lavoro, una scuola un pensiero che sfugge,una luce che sfiora una fiamma che incendia l’aurora”. (Lorenzo Cherubini)

In giro per la rete…

In giro per la rete mi sono imbattuta in questo articolo “Mamme a trent’anni”, ve lo propongo adesso, con intenzione di rifletterci sù… Mamme a 30 anni. Un figlio desiderato, scelto. La trentenne che vuole un bambino programma la gravidanza, decide il tipo di parto, soppesa i pro e i contro, organizza il “dopo” in base alle esigenze. Insomma pensa molto e lascia spazio a progetti, desideri, fantasie. Ma anche alle ansie. Le donne di questa fascia di età hanno momenti di profonda insicurezza e inspiegabile angoscia. Si fanno i conti con il proprio percorso psicologico ed è un affiorare di ricordi e emozioni. Dal punto di vista fisico, dubbi e timori scaturiscono anche dal pensiero che il piccolo possa non essere sano. L’organismo della donna trentenne è simile a quello della ventenne: come capacità riproduttiva, come condizione dei tessuti e come grado di adattabilità degli organi al superlavoro della gravidanza. Anche il protocollo dei controlli da fare è lo stesso. Sono sufficienti due ecografie e le periodiche visite dal ginecologo ogni 4-6 settimane. A questa età, infatti, spetta alla donna decidere se sottoporsi a indagini prenatali. Oggi accanto agli esami di diagnosi prenatale vera e propria, esistono anche altri test detti di “screening”, come il triplo-test o la translucenza nucale. Lo svantaggio di questi esami è che non danno una diagnosi, ma un indice di probabilità. Se il rischio che il feto abbia sviluppato alcune patologie gravi è elevato, la donna può decidere di sottoporsi ad amniocentesi o villocentesi.  Ultimamente sta prendendo piede l’ultra-screening, test che si basa sull’associazione di due esami: la translucenza nucale e il duo-test, ossia la valutazione del dosaggio nel sangue materno di due particolari sostanze. Questo test dà un’affidabilità del 90% nell’indicazione di eventuali anomalie del feto.

Slow Parenting

È finita l’era dei genitori soffocanti, iper-perfezionisti e onnipresenti che costringono i loro fi gli ad ascoltare Beethoven prima della nascita, ad andare a scuola di francese a 3 anni e a studiare per l’ingresso ad Harvard già dall’asilo. Basta con i mille impegni, la vita sempre di corsa, la nuova tendenza è lo Slow Parenting, la vita famigliare rilassata. Ovvero, del prendere la vita da genitori con più calma e filosofia e di conseguenza, rendere così anche quella dei vostri bambini. A pensarlo così è il giornalista canadese Carl Honoré, che all’argomento ha già dedicato il libro “Under Pressure: Rescuing Our Children from the Culture of Hyper-Parenting” che promuove tecniche meno rigide e più spontanee per allevare ed educare i figli. Secondo i sostenitori dello Slow Parenting persino un po’ di noia può essere positiva perché stimola le capacità creative e l’individualità. Per la generazione cresciuta leggendo Dr. Spock è una sorta di trauma culturale. Da Il bambino come si cura e come si alleva, pubblicato in America nel 1946 ad oggi, tutti i guru dell’infanzia hanno sostenuto esattamente il contrario. Da T. Berry Brazelton ( Nasci ta di una famiglia. La crescita dell’attaccamento) a William Sears ( Allattamento e Svezza mento) e da John Rosemond ( Bravi genitori, figli felici) a Penepole Leach ( Il bambino: dalla nascita ai 6 anni), la ma­ternità — ma anche la paternità — è diventata un vero e pro prio mestiere a tempo pieno volto alla creazione del figlio perfetto. «Se il bambino è il centro dell’universo — teorizza la Belkin —, è normale che i ge nitori sacrifichino tutto per il suo vantaggio emotivo, intel lettuale e materiale». Come mai tutto d’un tratto questo modello entrato in crisi? «La crisi economica ha un ruolo importante — replica la scrittrice —, quando non puoi permetterti di pagare le lezioni di violino o quelle di inglese o di accompagnarlo in palestra, è più facile ribaltare il senso di colpa, trasformandolo in filo sofia educativa». Ma anche se l’umanità ha fatto grandi passi avanti da quando a Sparta i genitori get tavano i figli più deboli giù per la rupe del Monte Taigeto, l’ultima parola sul mestiere di genitore non è stata ancora scritta.

Maternità secondo la legge

Secondo la legge tutte le lavoratrici madri dipendenti nel settore privato hanno diritto per il periodo di astensione obbligatoria (1 o 2 mesi prima della nascita e fino a 3/4 mesi di vita del bimbo), a un’indennità giornaliera. La tutela economica della gravidanza in caso di lavoro autonomo è regolata in modi diversi. In generale hanno diritto a una indennità di malattia tutte le categorie che versano contributi all’INPS o a casse sostitutive, ma la misura dell’indennità varia a seconda del tipo di lavoro:

  • le libere professioniste iscritte ad Albi (architetti, medici, avvocati, giornaliste, pubbliciste, ecc.) devono rivolgersi alle Casse di previdenza degli Albi medesimi;
  • le lavoratrici artigiane e commercianti devono rivolgersi all’INPS, rispettivamente alla “Gestione Artigianato” e alla “Gestione Commercianti”;
  • le libere professioniste soggette ad IVA, ma non iscritte ad Albi e le lavoratrici autonome in regime di collaborazione coordinata e continuativa devono rivolgersi all’INPS, “Gestione 10-12%”;
  • le coltivatrici dirette, colone e mezzadre dovranno rivolgersi all’INPS “Servizio per i contributi agricoli unificati”;
  • altre lavoratrici che versano contributi a Casse speciali (artiste, intermediarie commerciali, domestiche) devono rivolgersi all’Ente preposto.
  • Non hanno diritto ad alcuna indennità le lavoratrici che effettuano prestazioni occasionali o percepiscono diritti d’autore.