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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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28 maggio 2010

Buon giorno! Oggi venerdì 28 maggio 2010 siamo un pò in ritardo nell’inserzione degli articoli quotidiani, sarà il caldo che porta la fiacca o la stanchezza del fine settimana?? Come ogni venerdì, per voi è stata scelta una fiaba, ancora una volta dei fratelli Grimm. A seguire notizie relative alla nostra città: Palermo. Dal greco Pan-ormus “Tutto porto”. (Infondo chi non lo sapeva?!) A proposito del non sapere, io ad esempio non conoscevo, pur avendo percorso la via che porta il suo nome mille volte a piedi e altre mille in auto, chi era Empedocle Restivo. Voi lo sapevate?  Empedocle Restivo Avvocato, giurista e politico. Nato il 12 novembre 1876 e morto il 2 ottobre 1938. Libero docente di filosofia del diritto all’Università di Messina e sccessivamente in quella di Palermo, dove insegnò anche diritto bancario e sociologia. Insegnò anche istituzioni di diritto pubblico e legislazione coloniale nell’Istituto superiore di scienze economiche e commerciali, del quale fu creatore e direttore, fino alla trasformazione in Facoltà universitaria. Fu anche deputato al Parlamento, presidente della Camera di commercio e assessore all’istruzione. AI suo nome è intestata la Galleria d’arte moderna di Palermo, di cui egli si rese promotore nel 1910. …La mia Tata ha scelto una sede veramente interessante!

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Palermo alla riscossa!

Tornare bambini per giocare da grandi? Partecipando alla manifestazione “Alla riscossa” si può. L’iniziativa, promossa dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) e Telecom, con la regia di esterni e il patrocinio dei comuni coinvolti, oltre al supporto organizzativo locale dell’associazione CLAC, è una competizione a squadre con prove e giochi sull’ambiente mirati alla scoperta della propria città. Per partecipare occorre iscrivere, entro le ore 12 di sabato 12 giugno, il proprio gruppo di partecipanti sul sitowww.allariscossa.it. Le iscrizioni permetteranno alle squadre, che possono essere formate da un minimo di due a un massimo di cinque persone, di registarsi. Dopo l’iscrizione online si dovrà attendere giovedì 10 giugno, quando nelle tre città coinvolte (Milano, Perugia e Palermo) verranno allestiti gli infopoint, dove si potranno ritirare i kit di partecipazione e verranno date le indicazioni esatte per dare il via al gioco vero e proprio, che si svolgerà durante le due giornate di sabato 12 e domenica 13 giugno. Ma in cosa consiste “Alla riscossa”? Si tratta di un gioco che con degli itinerari metropolitani punta a far conoscere meglio la città. Attraverso una piattaforma tecnologica messa a disposizione da Telecom, in un giorno e una notte si affronteranno diverse prove fisiche, culturali e artistiche. Il gioco, che durerà 17 ore, prevede performance canore, prove fotografiche, estemporanee di arte e tanto altro ancora. Si darà il via sabato 12 giugno, dalle ore 19 alle 24, con la festa di apertura nelle piazze da dove partiranno i giochi, e domenica 13 giugno dalla mezzanotte alle ore 17, con lo svolgimento libero delle prove. Nella stessa giornata di domenica, alle ore 19, i giochi si chiuderanno con la festa conclusiva e la cerimonia di premiazione delle tre squadre vincitrici per città. Per chi riuscirà a superare tutte le prove in palio un montepremi costituito da diversi omaggi nei cinema e nei teatri, ma anche libri, divd, viaggi aerei e soggiorni all’estero, corsi di cucina, le attrezzature da campeggio e molto altro. “Alla riscossa”, dopo il grande successo della prima edizione svoltasi lo scorso anno a Milano, per questa seconda edizione, ha deciso di portare l’iniziativa in altre due città e far svolgere le gare in contemporanea. Nell’edizione 2009 a Milano hanno partecipato oltre 210 squadre che con corse ai sacchi per strada, tragitti in canoa sui navigli, e canti di gruppo nelle ore mattutine si sono sfidati più di mille partecipanti. Per ulteriori informazioni e quote di iscrizione, vi invitiamo a consultare il sito ufficiale dell’iniziativa. Fino al 23 maggio la quota di iscrizione all’iniziativa sarà ridotta al costo di 10 euro. Dal 24 maggio al 13 giugno, invece, la quota per squadra sarà di 15 euro.

Teatro Massimo: cercasi bimbi

Il balletto di Luciano Cannito con Rossella Brescia previsto al Teatro Massimo (piazza Giuseppe Verdi, Palermo) da sabato 12 a mercoledì 16 giugno ha ancora dei piccoli ruoli da definire: giovedì 3 giugno al Teatro Massimo avrà luogo un casting per la scelta di 8 bambini/e (nati/e tra l’1 gennaio 2000 e il 30 maggio 2004) che parteciperanno come comparse a “Franca Florio”, il balletto tanto atteso, inserito nella Stagione 2010 del teatro palermitano. La domanda di iscrizione alla selezione, firmata da entrambi i genitori o da chi esercita la patria potestà, dovrà pervenire (per posta, per fax o consegnata a mano) entro le ore 12 di venerdì 28 maggio. La domanda va presentata, completa di tutti i dati richiesti nel facsimile di domanda, all’indirizzo: Ufficio protocollo – Fondazione Teatro Massimo Casting bambini per Franca Florio – Piazza Verdi – 90138 Palermo; viceversa, il numero di fax è 091.6053325 (eventuali richieste pervenute oltre la data fissata non verranno tenute in considerazione). Il facsimile della domanda di ammissione potrà essere scaricato dal sito della Fondazione www.teatromassimo.it oppure ritirato presso la portineria del Teatro Massimo in piazza Verdi. L’elenco dei partecipanti ammessi al casting e l’orario delle selezioni sarà comunicato mediante affissione in bacheca presso la sede della Fondazione di piazza Verdi e pubblicato sul sito internet della Fondazione Teatro Massimo entro le ore 13 di martedì 1 giugno.

C’era una volta… numero 12

Anche questo venerdì una fiaba tutta per voi, ancora una volta dei Fratelli Grimm. il titolo è “Il pescatore e la moglie”: la conoscete? Buona Lettura, La mia Tata

Il pescatore e la moglie

C’era una volta un pescatore e sua moglie; abitavano in un lurido tugurio presso il mare, e il pescatore andava tutti i giorni a pescare con la lenza, e così fece per molto tempo. Una volta se ne stava seduto vicino alla lenza a guardare nell’acqua liscia come l’olio. Se ne stava così quando la lenza andò a fondo, giù giù, e quand’egli la sollevò c’era attaccato un grosso rombo. E il rombo gli disse: -Ti prego, lasciami vivere; io non sono un vero rombo, sono un principe stregato. Rimettimi in acqua e lasciami andare!-. -Eh- disse l’uomo -non hai bisogno di fare tanti discorsi: un rombo che parla, l’avrei certo lasciato libero.- Lo rimise in acqua e il rombo si tuffò e lasciò dietro di sè una lunga striscia di sangue. L’uomo andò da sua moglie, nella lurida catapecchia, e le raccontò che aveva preso un rombo. Questi diceva di essere un principe stregato; poi lo aveva lasciato andare. -E non gli hai chiesto niente?- disse la donna. -No- disse l’uomo -cosa dovrei chiedere?- -Ah- disse la donna -è pur brutto abitare sempre in questo buco! Puzza ed è così sporco! Vai e domandagli una piccola capanna.- L’uomo non voleva, tuttavia andò sulla riva del mare e, quando giunse, il mare era tutto verde e giallo. Egli andò fino all’acqua, si fermò e disse:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!-Allora il rombo giunse nuotando e disse: -Be’, che vuole dunque?-. -Ah- disse l’uomo -io ti avevo pur preso; ora mia moglie mi ha detto che avrei dovuto chiederti qualcosa. Non vuole più abitare in un buco, vorrebbe una capanna.- -Va’ a casa- disse il rombo -ce l’ha già.- Allora l’uomo andò a casa e sua moglie era sulla porta di una capanna e gli disse: -Vieni dentro, guarda, adesso è molto meglio-. E dentro alla capanna c’era una stanza, una camera da letto e una cucina. E dietro c’era anche un giardinetto con verdura e alberi da frutta e un cortile con polli e anitre. -Ah- disse l’uomo -ora vivremo felici.- -Sì- disse la donna -ci proveremo.- Dopo un paio di settimane, la donna disse: -Marito mio, la capanna è troppo stretta e il cortile e il giardino sono così piccoli! Vorrei abitare in un gran castello di pietra; va’ dal rombo, che ce lo regali-. -Ah, moglie- disse l’uomo -il rombo ci ha già dato la capanna: non posso tornare, se ne potrebbe avere a male.- -macché‚- disse la donna -può benissimo farlo e lo farà volentieri!- Allora l’uomo andò con il cuore grosso, ma quando giunse al mare, l’acqua era tutta violetta azzurro cupa e grigia; però era ancora calma. Egli si fermò e disse:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!–Be’, cosa vuole?- disse il rombo. -Ah- disse l’uomo tutto turbato -mia moglie vuole abitare in un castello di pietra.- -Va’, è già davanti alla porta- disse il rombo. Allora l’uomo andò a casa e sua moglie stava davanti a un gran palazzo. -Guarda, marito mio- ella disse -com’è bello!- Entrarono insieme e dentro c’erano tanti servi, le pareti risplendevano è nelle stanze c’erano sedie e tavole tutte d’oro. E dietro il castello c’erano un giardino e un parco che si estendeva per un mezzo miglio, dov’erano cervi, caprioli e lepri; e un cortile con stalla e scuderia. -Ah- disse l’uomo -in questo bel castello si può essere contenti!- -Vedremo- disse la donna -intanto dormiamoci su.- E andarono a letto. Il mattino dopo la donna si svegliò allo spuntar del giorno, diede una gomitata nel fianco dell’uomo e disse: -Alzati, marito, potremmo diventare re di tutto il paese-. -Ah, moglie- disse l’uomo -perché‚ mai dovremmo diventare re; io non voglio!- -Bene, allora voglio esserlo io.- -Ah, moglie- disse l’uomo -perché‚ vuoi essere re? Al rombo non piacerà.- -Marito- disse la donna -vacci difilato, io devo essere re.- Allora l’uomo andò ed era tutto turbato che sua moglie volesse diventare re. E quando arrivò al mare, il mare era tutto plumbeo e nero e l’acqua ribolliva dal profondo. Egli si fermò e disse:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!–Be’, che cosa vuole?- disse il rombo. -Ah- disse l’uomo -mia moglie vuole diventare re.- -Va’ pure, che lo è già- disse il rombo. Allora l’uomo tornò a casa e quando arrivò al palazzo c’erano tanti soldati, trombe e timpani. Sua moglie sedeva su di un alto trono d’oro e diamanti e aveva una grande corona d’oro in testa; e al suo fianco stavano in fila sei damigelle, dalla più alta alla più piccola, così da formare una scala. -Ah- disse l’uomo -adesso sei re?- -Sì- rispose la donna -adesso sono re.- Dopo averla guardata per un po’, egli disse: -Ah, moglie, che bellezza che tu sia re! non c’è più niente da desiderare-. -No, marito- disse la donna -mi viene in uggia, non posso più resistere: sono re, ora voglio diventare imperatore!- -Ah, moglie- disse l’uomo -perché‚ vuoi diventare imperatore?- -Marito- diss’ella -va’ dal rombo: voglio essere imperatore.- -Ah moglie- disse l’uomo -egli non può fare imperatori, non posso dir questo al rombo.- -Io sono re- disse la donna -e tu sei mio marito, vacci subito!- Allora l’uomo andò e mentre camminava pensava: “Non va, non va, imperatore è troppo sfacciato; alla fine il rombo si stancherà”. Così arrivò al mare, l’acqua era tutta nera e gonfia e ci soffiava sopra un gran vento che la sconvolgeva. L’uomo si fermò e disse:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!–Be’, che vuole?- disse il rombo. -Ah- disse egli -mia moglie vuole diventare imperatore.- -Va’ pure- disse il rombo -lo è già.- L’uomo se ne andò e, quando arrivò a casa, sua moglie sedeva su di un trono altissimo fatto di un solo pezzo d’oro, e aveva in testa una gran corona alta tre braccia; al suo fianco stavano gli alabardieri, l’uno più piccolo dell’altro, dall’enorme gigante al piccolissimo nano, grosso come il mio mignolo. E davanti a lei c’erano tanti principi e conti. L’uomo passò in mezzo a loro e disse: -Moglie, sei imperatore adesso?-. -Sì- diss’ella -sono imperatore.- -Ah- disse l’uomo contemplandola -che bellezza che tu sia imperatore!- -Marito- disse la donna -non incantarti! Ora sono imperatore, ma voglio anche diventare papa.- -Ah, moglie- disse l’uomo -perché‚ vuoi diventare papa? Di papa ce n’è uno solo nella cristianità.- -Marito- diss’ella -voglio diventare papa oggi stesso.- -No, moglie- disse l’uomo -il rombo non può far papi, questo non va.- -Chiacchiere, se può fare imperatori può fare anche papi. Vacci subito!- Allora l’uomo andò, ma era tutto fiacco, le gambe e le ginocchia gli vacillavano, e soffiava un gran vento e l’acqua sembrava che bollisse. Le navi, in pericolo, invocavano soccorso, danzavano e saltavano sulle onde. Tuttavia il cielo era ancora un po’ azzurro al centro, ma ai lati saliva un color rosso, come durante un gran temporale. Allora egli si fermò, sconfortato, e disse:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!–Be’, cosa vuole?- disse il rombo. -Ah- disse l’uomo -mia moglie vuole diventare papa.- -Va’ pure- disse il rombo -lo è già.- Egli se ne andò e quando arrivò a casa sua moglie sedeva su di un trono alto tre miglia e aveva tre grandi corone in testa, intorno a lei c’erano tanti preti, e ai suoi lati c’erano due file di lumi, dal più alto, spesso e grosso come un’enorme torre, fino alla più piccola candela da cucina. -Moglie- disse l’uomo guardandola -sei papa adesso?- -Sì- diss’ella -sono papa.- -Ah moglie- disse l’uomo -che bella cosa che tu sia papa! Moglie, ora sarai contenta: sei papa, non puoi diventare niente di più.- -Ci penserò- disse la donna. E andarono a letto, ma ella non era contenta e la cupidigia non la lasciava dormire: pensava sempre che cosa potesse ancora diventare. Quand’ella vide dalla finestra il sole che sorgeva, pensò: “Ah, non potrei forse far sorgere anche il sole?”. Piena di rabbia, diede una gomitata al marito e disse: -Marito, vai dal rombo, voglio diventare come il buon Dio!-.
L’uomo era ancora addormentato, ma si spaventò tanto che cadde dal letto. -Ah, moglie- diss’egli -rientra in te e contentati di essere papa.- -No- gridò la moglie e si strappò la camiciola di dosso -non sono tranquilla e non posso resistere quando vedo sorgere il sole e la luna e non posso farli sorgere io stessa. Voglio diventare come il buon Dio.- -Ah, moglie, il rombo questo non lo può fare. Può fare imperatori e papi, ma questo non lo può fare!- -Marito- diss’ella, e gli rivolse uno sguardo terribile -voglio diventare come il buon Dio, va’ subito dal rombo.- Allora l’uomo andò pieno di paura; fuori infuriava la tempesta che sconvolgeva i campi e sradicava gli alberi, il cielo era tutto nero, lampeggiava e tuonava; il mare si gonfiava in onde nere, alte come montagne e tutte avevano una bianca corona di spuma. Egli gridò:-Piccolo rombo, ticchete tacchete, stammi a sentire, zicchete zacchete, mia moglie parlar troppo suole, e ciò ch’io voglio lei non vuole!–Be’, cosa vuole?- disse il rombo. -Ah- rispose l’uomo -vuole diventare come il buon Dio.- -Va’ pure, che è tornata nel suo lurido tugurio.- E ci stanno ancora.