• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

per non dimenticare…

Il Cappello e la Coppola

Era una notte buia, ma non tempestosa. Nello scuro fitto di quella strada che avrebbe dovuto essere illuminata da un lampione che i picciottazzi avevano pigliato a petrate astutandolo, il cappello di gran marca, tanticchia scantato, camminava di prescia per arrivare dove doveva arrivare. Girato l’angolo, capì che il temuto malo incontro gli stava proprio capitando: davanti a lui, ferma come se lo aspettasse, c’era una coppola. E non una coppola quatrigliè da turisti inglisi o una verdoligna d’uso catalano; nossignori, questa era una coppola siciliana, di panno nivuro ed era macari messa storta. Come un grido soffocato, il cappello si tirò un passo narrè. “Scanto ti fici?” s’informò, a un tempo cortese e ironica la coppola. “Beh, si.” “E pirchì?” “Beh, si sa cosa rappresenta la coppola, no? E a vederti così all’improvviso davanti a me, nello scuro, in una strada solitaria, ho pensato subito a una mala coppola, una coppola che ha intenzioni tinte… Ci indovinai?” “Ci indovinasti” rispose la coppola cavando un revorbaro dalla sacchetta. E poi spiò: “Prima levami una curiosità: Su quale testa stai?” “Sulla testa del più grande banchiere del mondo” rispose il cappello. La coppola rimise in sacchetta l’arma, si fece di lato, si scoppolò rispettosamente. “MI scusi, capo. Non l’avevo riconosciuta” fece inchinandosi. (A. Camilleri)

Per questo mi chiamo Giovanni

Papà entrò in camera mia dopo cena. Seduto alla scrivania, stavo ripassando la lezione di storia. Eravamo arrivati a Garibaldi che libera tutta la mia Sicilia, poi a un certo pinto riceve una lettera e risponde Obbedisco. Solo quello:Obbedisco. Era un punto che non mi risultava chiarissimo: perché doveva fermarsi e tornare indietro, visto che continuava a vincere battaglie su battaglie? Probabilmente, quando la maestra l’aveva spiegato in classe, mi ero distratto.
In quel caso, quell’eroe a cavallo con la barba folta, che batteva tutti, mi entusiasmava. Vestiva la casacca rossa come David Beckham del Manchester United, che è la più brava ala destra del mondo: Era forte come Braveheartche avevo visto al cinema e che combatteva con la gonna, perché in Scozia portano la gonna anche gli uomini.
Mio padre si sedette sul mio letto e prese in braccio Bum, lo scimpanzé di peluche. Aveva una faccia strana (papà, non lo scimpanzé), come quando ha qualcosa da dirmi e non sa da dove cominciare. Bum è strano per un altro motivo: ha i piedi bruciati. È stato uno dei primi regali che ho ricevuto in vita mia.”Non può camminare, va tenuto in braccio” mi hanno sempre spiegato. Ma sorride, quindi vuol dire che non sta poi tanto male…

Prende l’avvio così il racconto di una giornata particolare, quella in cui Giovanni compie dieci anni e scopre grazie a suo padre tante cose che non immaginava, legate al suo nome e al mistero dello scimpanzé con le zampe bruciate. Mentre percorrono insieme le strade di Palermo, Giovanni segue con grande interesse la storia che il suo papà ha deciso di raccontargli proprio quel giorno, 23 maggio 2002, giorno del suo decimo compleanno e anniversario di una fatto assai drammatico e importante che Giovanni non immagina ancora quanto lo coinvolga. Inizia così il viaggio tra vie di Palermo, la spiaggia, il tribunale, la strada per l’aeroporto di Punta Raisi, e tappa dopo tappa scorre la storia di un altro Giovanni, un bambino nato con i pugni chiusi e senza piangere, che nutre da sempre un forte senso della giustizia e decide di dedicarvi la propria vita. Inizialmente il piccolo Giovanni non ha molta simpatia per il suo omonimo, gli sembra troppo precisino e perfettivo; figurarsi, un bambino che non piange nemmeno quando si fa male e che decide di mettere la propria vita al servizio degli altri. Eppure il racconto di papà è affascinante e Giovanni scopre l’esistenza di un mostro in città, di una specie di enorme polipo che allunga i suoi tentacoli ovunque, per impadronirsi delle vite degli altri e distruggerle con ogni mezzo. Contro questo mostro Giovanni ha lottato per anni, vivendo momenti esaltanti di vittoria e momenti brucianti di sconfitta, diviso tra l’impegno di quelli come lui che lo sostenevano e la malevolenza di quelli che, pur standogli accanto, lo ostacolavano con ogni mezzo, anche il più disonesto. È una storia vera, dunque, di successi e di insuccessi, di paura e di gioia, fino al tragico epilogo finale. È una brutta sorpresa per il piccolo Giovanni capire che il polipo, la “mafia” non è solo quella dei fatti di sangue sui giornali, ma anche la prepotenza di Tonio a scuola, l’omertà dei compagni che fingono di non vederlo quando fa cadere Simone dalle scale o pretende i soldi della merenda minacciandoli con il coltellino che porta sempre con sé. Sono tante le cose che Giovanni capisce, grazie al racconto del papà e all’incontro con Maria, la sorella di Giovanni, e decide che smetterà di avere paura di Tonio e di ciò che rappresenta, perché la mafia si può combattere fin da piccoli, per strada e a scuola. In questo bel libro c’è la storia della vita e della morte di Giovanni Falcone, raccontata da un padre a suo figlio, che ha voluto chiamare Giovanni proprio per testimoniare il proprio impegno concreto contro la mafia.