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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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Buon fine settimana

E’ il modo più dolce che abbiamo trovato per augurarvi un buon fine settimana! La mia Tata

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Brema

Nei libri, nei racconti, nei film ci sono continui rimandi a luoghi che il più delle volte non conosciamo e che rimangono per noi, nella nostra immaginazione, quasi mitici. Nella favola dei fratelli Grimm, Brema è il luogo verso cui si dirigono i tre musicanti ai quali è dedicata una statua, toccando gli zoccoli dell’asino si dice che il desiderio espresso si realizzi. Un buon motivo per visitarla, meta per musicanti e sognatori.

C’era una volta… numero 11

Siamo giunti all’undicesima fiaba del nostro C’era una volta… Abbiamo conosciuto le favole di Perrault, quelle di Andersen, adesso è la volta dei Fratelli Grimm. Jacob Ludwig Karl Grimm e Wilhelm Karl Grimm furono due linguisti tedeschi, meglio noti come i fratelli Grimm, ricordati soprattutto per aver raccolto e rielaborato le fiabe della tradizione popolare tedesca nelle opere FiabeSaghe germaniche. L’idea fu di Jacob, professore di lettere e bibliotecario. Nei loro volumi pubblicarono tuttavia anche fiabe francesi, che i Grimm conobbero attraverso un autore ugonotto che costituiva una delle loro principali fonti. Le loro storie non erano concepite per i bambini; oggi, molte delle loro fiabe sono ricordate soprattutto in una forma edulcorata e depurata dei particolari più cruenti, che risale alle traduzioni inglesi della settima edizione delle loro raccolte (1857). Le storie dei fratelli Grimm hanno spesso un’ambientazione oscura e tenebrosa, fatta di fitte foreste popolate da streghe, goblin, troll e lupi in cui accadono terribili fatti di sangue, così come voleva la tradizione popolare tipica tedesca. Oggi per voi abbiamo scelto: I musicanti di Brema, Buona Lettura, La mia Tata

I musicanti di Brema

Un uomo aveva un asino che lo aveva servito assiduamente per molti anni; ma ora le forze lo abbandonavano e di giorno in giorno diveniva sempre più incapace di lavorare. Allora il padrone pensò di toglierlo di mezzo, ma l’asino si accorse che non tirava buon vento, scappò e prese la via di Brema: là, pensava, avrebbe potuto fare parte della banda municipale. Dopo aver camminato un po’, trovò un cane da caccia che giaceva sulla strada, ansando come uno sfinito dalla corsa. “Perché‚ soffi così?” domandò l’asino. “Ah,” rispose il cane, “siccome sono vecchio e divento ogni giorno più debole e non posso più andare a caccia, il mio padrone voleva accopparmi, e allora me la sono data a gambe; ma adesso come farò a guadagnarmi il pane?” – “Sai?” disse l’asino. “Io vado a Brema a fare il musicante, vieni anche tu e fatti assumere nella banda.” Il cane era d’accordo e andarono avanti. Poco dopo trovarono per strada un gatto dall’aspetto molto afflitto. “Ti è andato storto qualcosa?” domandò l’asino. “Come si fa a essere allegri se ne va di mezzo la pelle? Dato che invecchio, i miei denti si smussano e preferisco starmene a fare le fusa accanto alla stufa invece di dare la caccia ai topi, la mia padrona ha tentato di annegarmi; l’ho scampata, è vero, ma adesso è un bel pasticcio: dove andrò?” – “Vieni con noi a Brema: ti intendi di serenate, puoi entrare nella banda municipale.” Il gatto acconsentì e andò con loro. Poi i tre fuggiaschi passarono davanti a un cortile; sul portone c’era il gallo del pollaio che strillava a più non posso. “Strilli da rompere i timpani,” disse l’asino, “che ti piglia?” – “Ho annunciato il bel tempo,” rispose il gallo, “perché‚ è il giorno in cui la Madonna ha lavato le camicine a Gesù Bambino e vuol farle asciugare; ma domani, che è festa, verranno ospiti, e la padrona di casa, senza nessuna pietà, ha detto alla cuoca che vuole mangiarmi lesso, così questa sera devo lasciarmi tagliare il collo. E io grido a squarciagola finché‚ posso.” – “Macché‚ Cresta rossa,” disse l’asino, “vieni piuttosto con noi, andiamo a Brema; qualcosa meglio della morte lo trovi dappertutto; tu hai una bella voce e, se faremo della musica tutti insieme, sarà una bellezza!” Al gallo piacque la proposta e se ne andarono tutti e quattro.
Ma non potevano raggiungere Brema in un giorno e la sera giunsero in un bosco dove si apprestarono a passare la notte. L’asino e il cane si sdraiarono sotto un albero alto, mentre il gatto e il gallo salirono sui rami, ma il gallo volò fino in cima, dov’egli era più al sicuro. Prima di addormentarsi guardò ancora una volta in tutte le direzioni, e gli parve di vedere in lontananza una piccola luce, così gridò ai compagni che, non molto distante, doveva esserci una casa poiché‚ splendeva un lume. Allora l’asino disse: “Mettiamoci in cammino e andiamo, perché‚ qui l’alloggio è cattivo.” E il cane aggiunse: “Sì, un paio d’ossa e un po’ di carne mi andrebbero anche bene!” Perciò si avviarono verso la zona da cui proveniva la luce e, ben presto, la videro brillare più chiara e sempre più grande, finché‚ giunsero davanti a una casa bene illuminata dove abitavano i briganti. L’asino, che era il più alto, si avvicinò alla finestra e guardò dentro. “Cosa vedi, testa grigia?” domandò il gallo. “Cosa vedo?” rispose l’asino. “Una tavola apparecchiata con ogni ben di Dio e attorno i briganti che se la spassano.” – “Farebbe proprio al caso nostro,” disse il gallo. “Sì, sì; ah, se fossimo là dentro!” esclamò l’asino. Allora gli animali tennero consiglio sul modo di cacciar fuori i briganti, e alla fine trovarono il sistema. L’asino dovette appoggiarsi alla finestra con le zampe davanti, il cane saltare sul dorso dell’asino, il gatto arrampicarsi sul cane, e infine il gallo si alzò in volo e si posò sulla testa del gatto. Fatto questo, a un dato segnale incominciarono tutti insieme il loro concerto: l’asino ragliava, il cane abbaiava, il gatto miagolava e il gallo cantava; poi dalla finestra piombarono nella stanza facendo andare in pezzi i vetri. I briganti, spaventati da quell’orrendo schiamazzo, credettero che fosse entrato uno spettro e fuggirono atterriti nel bosco. I quattro compagni sedettero a tavola, si accontentarono di quello che era rimasto e mangiarono come se dovessero patir la fame per un mese.
Quando ebbero finito, i quattro musicisti spensero la luce e si cercarono un posto per dormire comodamente, ciascuno secondo la propria natura. L’asino si sdraiò sul letamaio, il cane dietro la porta, il gatto sulla cenere calda del camino e il gallo si posò sulla trave maestra; e poiché‚ erano tanto stanchi per il lungo cammino, si addormentarono subito. Passata la mezzanotte, i briganti videro da lontano che in casa non ardeva più nessun lume e tutto sembrava tranquillo; allora il capo disse: “Non avremmo dovuto lasciarci impaurire” e mandò uno a ispezionare la casa. Costui trovò tutto tranquillo andò in cucina ad accendere un lume e, scambiando gli occhi sfavillanti del gatto per carboni ardenti, vi accostò uno zolfanello perché‚ prendesse fuoco. Ma il gatto se n’ebbe a male e gli saltò in faccia, sputando e graffiando. Il brigante si spaventò a morte e tentò di fuggire dalla porta sul retro, ma là era sdraiato il cane che saltò su e lo morse a una gamba; e quando attraversò dl corsa il cortile, passando davanti al letamaio, l’asino gli diede un bel calcio con la zampa di dietro; e il gallo, che si era svegliato per il baccano, strillò tutto arzillo dalla sua trave: “Chicchiricchì!” Allora il brigante tornò dal suo capo correndo a più non posso e disse: “Ah, in casa c’è un’orribile strega che mi ha soffiato addosso e mi ha graffiato la faccia con le sue unghiacce e sulla porta c’è un uomo con un coltello che mi ha ferito alla gamba; e nel cortile c’è un mostro nero che mi si è scagliato contro con una mazza di legno; e in cima al tetto il giudice gridava: ‘Portatemi quel furfante!’ Allora me la sono data a gambe!” Da quel giorno i briganti non si arrischiarono più a ritornare nella casa, ma i quattro musicanti di Brema ci stavano così bene che non vollero andarsene. E a chi per ultimo l’ha raccontata ancor la bocca non s’è freddata.

Asino

Fra tutti gli animali l’Asino è quello che più di ogni altro esprime la doppiezza e l’ambivalenza dei simboli. L’Asino, infatti, è per eccellenza sinonimo di ignoranza, eppure in matematica l’espressione “ponte dell’asino”indica un punto di particolare difficoltà.  Questo animale, dunque, partecipa delle due nozioni, discordanti e contraddittorie, di sapere e di ignoranza e non per nulla Giordano Bruno si identificava con l’asino che proprio in virtù dei suoi maggiori difetti – ignoranza e ostinazione – costituiva per il grande filosofo l’allegoria di chi cerca la verità. Ed ancora: l’asino è considerato la cavalcatura degli umili, ma in India e in Cina era la cavalcatura regale di dèi, principi ed eroi e come tale migrò nel mondo greco e in tutta l’area mediterranea dove mantenne questa funzione fino a quando non gli venne, in parte, sottratta dal cavallo.
Per gli Indoeuropei dell’Anatolia, in particolare gli Ittitti e gli Hyksos, l’asino era simbolo di regalità e di saggezza, attributi che hanno la loro massima espressione nelle lunghe orecchie di questo animale: uno scettro sormontato da due orecchie d’asino era l’emblema di tutti gli dèi dinastici in ricordo dei tempi in cui il dio Set dalle orecchie d’asino governava il loro pantheon. La cattiva fama dell’asino presso gli Egizi – e conseguentemente presso il mondo greco-romano che attraverso il Medioevo l’ha traghettata fino ai nostri giorni – nasce per l’appunto all’indomani della cacciata degli Hyksos dall’Egitto.

Cucina a prova di single!

Non ci speravate nemmeno ma incredibilmente il vostro invito a cena, rivolto quasi en passant, è stato accettato.  Dopo l’entusiasmo iniziale scatta il panico: nulla di preparato e casa in pessimo stato. Come fare a preparare “la serata perfetta” in tempo record? Ecco qualche consiglio. Se le vostre doti culinarie non vi permettono di improvvisare un menu da gourmet con le poche cose rimaste in dispensa, potete sempre sfruttare il classico trucco: comprate dei cibi pronti in gastronomia, o delle pietanze surgelate solo da scaldare e sistematele ad arte nelle vostre pentole e servite il tutto nei piatti più belli che avete. Per far sembrare la situazione un po’ più realistica, date un tocco vissuto alla vostra cucina, ad esempio spostando qualche utensile qua e là e lasciando in giro qualche macchiolina strategica. Attenzione a non essere scoperti! Cancellate tutte le prove: buttate subito via ogni involucro traditore nonché le buste del supermercato e gli scontrini. Nonostante in cucina qualche macchia non guasti, il resto della casa deve essere impeccabile! Fate in modo di far sparire ogni indumento o oggetto personale lasciato fuori posto. In previsione di situazioni simili può essere utile scegliere grosse ceste da arredamento o ampi e spaziosi cassettoni dove poter stipare tutto all’ultimo momento senza dover fare particolare attenzione a come riponete le vostre cose. Dopo aver fatto piazza pulita degli oggetti indesiderati, con una passata di panno elettrostatico sembrerà già un altro appartamento. Ultimi ritocchi: se sul vostro divano dovesse esserci qualche macchiolina che ha resistito agli sforzi per mandarla via, posizionate astutamente qualche cuscino o, se il danno è più esteso, un colorato plaid. Particolare cura va prestata alla tavola. Si sa, infatti, che una bella confezione distoglie l’attenzione da un regalo modesto. Usate perciò un servizio di piatti, anche se non di porcellana finissima, almeno attuale e in buono stato, evitando pezzi che paiono arrivati direttamente da una trattoria anni ’70. Stesso discorso per posate e bicchieri. Un gusto moderno e sbarazzino è dato, ad esempio, dalle tovagliette all’americana, meglio se in tinta con i piatti. Se le candele vi sembrano troppo intime, per decorare in modo originale il desco perché non utilizzare dei colorati sassolini e conchiglie, magari ricordo dell’ultima vacanza al mare, ancora più azzeccati se la cena è a base di pesce. Anche la pasta secca, rotelle fusilli e farfalle, oppure i petali di fiori, possono essere elementi decorativi d’impatto se sparsi ad arte tra i piatti.