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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

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  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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Hai mai sentito parlare dell’uccello delle tempeste?

E’ un uccellino grigio scuro chiamato anche procellaria, non più grande del palmo della mia mano. Ogni anno questi minuscoli volatili marini iniziano la loro migrazione dall’Artico, a nord delle isole giapponesi e molto vicino lla tundra siberiana, in stormi di decine di migliaia di esemplari, e sorvolano l’oceano fino alle isole del Pacifico meridionale e la Tasmania, dove nidificano durante la stagione invernale. Coprono qualcosa come quindicimila chilometri, guidati soltanto dall’istinto millenario della loro specie. Per tutto il loro lungo viaggio, frazionato in tappe fino a quattrocento chilometri, volano in formazione. Ogni membro dello stormo sa esattamente quale posizione gli compete. Gli uccelli si fermano a mangiare e riposarsi in luoghi che sono stati visitati regolarmente dai loro antenati ma non da loro. Per lo più raggiungono quelle isole per la prima volta, eppure sanno come arrivarvi! Che cosa li guida così, a colpo sicuro, su una lingua di terra talmente sottile che perfino un aereo non sarebbe in grado di individuarla senza le più sofisticate apparecchiature radar? L’Istinto, amico mio. Giungono alla loro destinazione perchè sanno di poterlo fare, perchè sanno dove stanno andando. E la straordinarietà dell’uccello delle tempeste non finisce qui. Il bello viene quando lo stormo di migliaia di uccelli raggiunge le calde isole tropicali del Pacifico meridionale, volando insieme ala contro ala, alla velocità di oltre trenta nodi. All’improvviso, senza una ragione apparente, in pieno volo, lo stormo si disperde nel giro di pochi secondi. Per qualche motivo, a noi incomprensibile, sanno di essere arrivati. E invece di fidarsi di occhi che non riescono a scorgere terra in nessuna direzione, si affidano al loro istinto e ciascuno segue l’unica rotta che è giusta per quel singolo uccello. L’individualità riemerge solo alla fine del viaggio.Perchè sfidare la propria natura quando sa guidarci così bene? E lo stesso dovrebbe valere per gli esseri umani. Proprio come uno stormo di uccelli delle tempeste, iniziamo a volare insieme perchè dobbiamo svilupparci, ma poi viene un momento in cui ciascuno di noi deve ascoltare il proprio cuore, cercare il proprio destino, e come quei magnifici uccelli dovremmo separarci e andare ognuno per la sua strada. (Tratto da L’onda Perfetta Sergio Bambarèn)

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