• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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La gioia perfetta

Come è triste il giorno di maggio
dentro il vicolo povero e solo!.
Di tanto sole, neppure un raggio;
con tante rondini, neanche un volo!
Pure, c’era in quello squallore,
in quell’uggia greve e amara,
un profumo di cielo in fiore,
un barlume di gioia chiara.
C’era… c’erano tante rose
affacciate a una finestra,
che ridevano come spose
preparate per la festa.
C’era, seduto sul gradino
d’una casa di pezzenti,
un bambino piccino, piccino
dai grandi occhi risplendenti.
C’era in alto una voce di mamma
(così calma, così pura)
che cantava la ninnananna
alla propria creatura.
E poi, dopo, non c’era più nulla…
Ma di maggio alla via poveretta
basta un bimbo un fiore una culla
per formarvi una gioia perfetta.
(Diego Valeri)

(l’immagine sopra è opera del pittore Salvo Castellese)

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Amico Mare!

Cari lettori, eccoci al secondo appuntamento con Amico Mare! Curiosità, leggende, novità riguardo il grande amico blu, notizie scritte dalla penna…ops, dalla “pinna” di un abitante marino, la nostra amica Dory, pesciolina chirurgo del più che noto cartone animato Nemo. Oggi, a mo’ di presentazione non poteva che esserci un articolo proprio sui pesci chirurgo: lo sapete perché si chiamano così? E chi può saperlo meglio di Dory?!? Buona Lettura, La mia Tata

Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno.
Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.

Perchè il pesce chirurgo si chiama così?

Perché il pesce chirurgo si chiama così? Perchè in prossimità della coda, su entrambi i lati del corpo, ha un vero e proprio bisturi, ovvero due affilatissime lame retrattili che esibisce ai malintenzionati e che, in caso di scontri, possono infliggere serie ferite. Altra particolarità del pesce chirurgo è la capacità di usare colori brillanti della livrea per comunicare, variandone l’intensità in base ai messaggi che intende inviare… Vi ho stupito, è? Dory

genitori italiani

Permissivi ed indulgenti: è così che si vedono i genitori italiani, eccessivamente affettivi verso i figli tanto da rischiare di danneggiarli nella crescita. E forse anche con qualche senso di colpa per una presunta inadeguatezza. Nella relazione genitori-figli, il 37% è coperto dall’affetto, il 30% dal dialogo, il 23% dalle regole, il 10% dalle punizioni. Poi, se devono ricorrere alla punizioni, 7 genitori su 10 preferiscono limitare la libertà dei propri figli ed imporre loro comportamenti restrittivi, come vietare un’uscita con amici o la visione della tv, bloccare l’uso del cellulare. E’ quanto emerge da un indagine di Save the children sui sistemi educativi in Italia, realizzata da Ipsos. Altra percezione: i genitori di oggi, in genere (59%), si descrivono come meno severi rispetto ai propri (é il 69% fra coloro che hanno figli più grandi). In media, in una scala da 1 a 10, ritengono che il proprio grado di autorità nell’imporsi ai figli sia 4,7, mentre la severità delle punizioni raggiunge 4; il dialogo 8,5 e il grado di autonomia dei ragazzi nel percorso di crescita 7,4. Tuttavia, nell’educare i figli, il 25% di madri e padri ricorre ancora alle punizioni corporali, e quindi allo schiaffo o alla sculacciata; il 2% lo fa quasi tutti i giorni, mentre il 23% qualche volta al mese. Il 57% dei genitori si dice invece contrario e non li utilizza mai. In situazioni limite, ben il 53% dei genitori italiani dice di ricorrere alla punizione fisica. Fra coloro che hanno vissuto in famiglie in cui si faceva ricorso allo schiaffo, il 44% ritiene che siano ancora metodi validi, il 31% che lo sono addirittura completamente. La ricerca segnala che in caso di schiaffi, genitori e figli hanno percezioni molto differenti: mentre i primi immaginano che il sentimento più forte provato dai figli sia quello del dispiacere, unito però alla consapevolezza di aver commesso un errore, per i ragazzi l’ episodio viene sì vissuto con dispiacere ma è forte anche la sensazione di non essere compresi, piuttosto che rabbia e desiderio di rivalsa. Oltre alle punizioni corporali ed alle restrizioni, i metodi ritenuti più efficaci sono: “sgridare i figli con decisione” (32%), “costringerli a svolgere delle attività non gradite” (21%). Il rispetto di sé e degli altri, l’autostima, è il valore più importante (74% dei genitori e il 60% dei ragazzi). Per i genitori stranieri emergono invece valori come la libertà o il perseguimento della felicità. I ragazzi dimostrano maggiore sensibilità verso valori quali la generosità (media 26%), la curiosità (20%), l’apertura verso il prossimo (20%).