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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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28.04.2010

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LAB laboratorio d’arte e moda

Apre a Palermo Lab microatelier d’arte e moda! Abiti che si trasformano, che si adattano ad ogni situazione, camaleontici, coloratissimi e sempre femminili. La moda è un’alchimia di gioco ed eleganza, memoria e contemporaneità se si entra nel mondo di Arianna Biondo, giovane stilista palermitana che in una vecchia cantina del centro storico ha creato il suo piccolo ‘L’AB‘. E’ qui che Arianna, 29 anni, disegna abiti e accessori handmade, pezzi unici dal lusso semplice e divertente: come i vestiti doubleface di seta da usare da mattina fino a sera, le tuniche fluo e le canotte di diverso colore da far girare e sovrapporre a proprio piacimento, le coccarde fatte con preziosi foulard degli anni ’50 e le collane realizzate con perline opalescenti racchiuse all’interno di impalpabili collant da guepiere.  Assolutamente da non perdere!

Tanti buoni motivi per essere un bambino

Vorresti essere grande per fare le cose da grandi?

Succederà, ma intanto, finchè sei un bambino, fai le cose da bambino… sono tanti i buoni motivi!

Si può giocare a pallone con gli amici.

Si può andare al mare e fare il bagno e se quando si esce dall’acqua si ha freddo c’è un accappatoio pronto e un caldo abbraccio della mamma.

Si può imparare a nuotare, a far volare gli aquiloni, ad andare in bici senza rotelle e se si cade pazienza.

Si può andare al cinema e se il film è noioso si può sempre dormire in braccio a papà.

Si possono salutare le persone nelle macchine quando si va in autostrada.

Si può fare il bagno nella vasca e giocare con le barchette facendole affondare.

Oppure si può fare la doccia, che con tutti gli schizzi è ancora più divertente.

Si può andare alle feste di compleanno degli altri bambini e si possono fare delle feste di compleanno, solo una all’anno però.

Si può imparare a leggere e scrivere, perché prima non si era capaci ed è bello imparare cose nuove. Difficile, ma bello.

Quando non si riesce a fare una cosa si può sempre dire “Ma io sono piccolo!”

Si possono imparare delle cose da mamma e papà, ma si possono anche insegnare delle cose a mamma e papà.

Si possono tenere occupati i nonni che senza bambini intorno non saprebbero proprio cosa fare.

Si può chiedere alla mamma di raccontarci una storia.

Si può aspettare svegli Babbo Natale, ma si può aspettare Babbo Natale anche dormendo, tanto lui viene sempre.

Si può salvare un uccellino ferito.

Si può adottare un gattino perduto, oppure anche un cane.

Ci si può svegliare alle sei della domenica mattina ed infilarsi nel lettone con mamma e papà.

Si può avere paura del buio ed anche dei mostri.

Ci si può far coccolare quando si ha paura di qualcosa.

Si possono fare tutte le domande che si vuole, anche quelle più strane. Però non è detto che i grandi rispondano sempre.

Si può imparare a risparmiare e si può anche imparare a spendere.

Si può cominciare ad andare a scuola. Non è così male come sembra.

Si può decidere quello che si farà da grandi e si può cambiare idea tutte le volte che si vuole.

Si può imparare a fare la pizza, tanto se viene male si mangia quella che ha fatto la mamma.

Si può diventare indipendenti.

Si può avere un amico speciale, anche immaginario.

Si può litigare con il proprio amico, così si può fare la pace ed è ancora meglio di prima.

Si può andare a dormire con un orsacchiotto.

Si può fondare un club.

Si può fare un giornalino.

Si possono fare delle collane con la pastina da regalare alla mamma.

Si può andare a pescare con papà e poi ributtare tutti i pesci in acqua.

Si può saltare nelle pozzanghere, basta avere gli stivali.

Si possono costruire castelli di sabbia.

Si possono fare gli scherzi, solo per ridere un po’.

Ci si può dipingere la faccia per gioco.

Si possono fare degli esperimenti per imparare le scienze.

Ci si può fare aiutare a fare i compiti.

Quando nevica si può giocare a palle di neve e costruire pupazzi di neve.

Si possono far ridere i grandi anche quando non hanno voglia di ridere.

Si possono stupire i grandi quando meno se lo aspettano.

Si può barare quando si gioca con i grandi, ma si può imparare a vincere senza barare. E’ molto più divertente.

Si può imparare a suonare uno strumento musicale.

D’estate si può andare a letto tardi, giocare a carte sul balcone e mangiare l’anguria, tanto domani non si va a scuola.

D’inverno invece si va a letto presto, ma si può leggere un po’ prima di dormire.

Si possono nascondere dei segreti in un posto segreto. L’importante è non dimenticarsi dov’è.

Si può fare la raccolta di figurine e scambiare quelle doppie.

Si può dire “Mi scappa la pipì” in qualunque momento e in qualunque occasione.

Quando si è fatto qualcosa di sbagliato si può dire “Mi dispiace” e non rifarlo più. Da grandi non è così semplice.

Si possono fare i disegni più strani del mondo e si può star sicuri che si troverà sempre qualcuno pronto ad ammirarli.

Si possono fare un sacco di cose per la prima volta: viaggiare in aereo, andare a teatro, fare i tuffi, scrivere una poesia. Tutte le prime volte sono speciali.

Quando si vede una stella cadente si può esprimere un desiderio. Se non si avvera, pazienza. Però non si sa mai.

Si può essere un po’ disordinati e pasticcioni. Finchè si è bambini va bene così.

Si possono fare grandi cose anche se si hanno le mani piccole.

Si è contenti e felici anche per un nonnulla.

Bhè, ci sono anche cose che non si possono fare quando si è bambini, come guidare l’automobile o andare sulla Luna, ma di buoni motivi per essere bambini ce ne sono tanti, anzi cento, mille ed ancor di più.

il ricamo

Fino dalle epoche più remote della storia, là dove la realtà si mescola con la leggenda, si hanno testimonianze dell’arte del ricamo: Omero parla di abili ricamatrici che Paride condusse da Sidone e da Tiro per abbellire le vesti di Elena; dalle testimonianze della Bibbia sappiamo che presso gli Ebrei il ricamo rivestiva un significato quasi religioso ed era assai usato per gli arredi sacri. Nel  Medioevo attraverso le crociate ma ancor più attraverso i continui scambi commerciali con l’Oriente il ricamo si diffuse in tutta Europa. Intorno al mille sorse a Palermo (lo sapevate?) per opera dei saraceni un centro dell’arte del ricamo da cui uscirono alcuni dei più famosi manti imperiali e arredi sacri… e oggi? chi ricama oggi?

 

ricamo siciliano

Il merletto, il ricamo e le trine sono un’arte dolce armoniosa, che esprime i momenti della storia del costume e soprattutto è espressione di sentimento e sensibilità di un lavoro femminile. E parlano di favole, di bellissime damine o principesse chiuse nei loro castelli alla luce di qualche raggio che a fatica penetra nelle piccole finestre del castello, di luce tremula di qualche candela, davanti alla quale delicate mani fanno spuntare su tele bianche come per magia rami fioriti, farfalle posate su petali di un fiore, uccellini in volo verso l’ ignoto… e dalla sensibilità di questi animi romantici del passato è nata la meravigliosa arte del ricamo, che in particolare era il passatempo preferito anche dalle nobili dame del 500. Da allora tanti e tanti anni hanno cambiato usi e costumi, ma quello di un lontano passato è tornato, non è tramontato ma è stato tramandato di generazione in generazione, il ricamo, il merletto e le trine così delicati e belli, oggi ci guardano da bellissime vetrine che donne nelle quali ancora come un tempo è rimasta la passione e l’amore per un arte che ha una lunga storia, per un arte di tanta bellezza li fanno rivivere in diverse città e piccoli centri d’ Italia. Nel passato era la “dote” che faceva nascere l’arte del ricamo dei merletti e delle trine, questa biancheria sia personale che per la casa,  veniva confezionata dalle madri che poi la donano in dote alle figlie quando si sposano. Però non solo le madri ma anche le figlie fino da adoloscenti lavoravano al tombolo e si preparavano la loro biancheria per la dote. Invece nelle famiglie ricche si faceva preparare la dote da altre merlettaie e cosi questa arte del ricamo ha dato vita a una attività artigianale. Vengono cosi confezionati della bellissima biancheria intima come camicie da notte, abbellita da ricami, con iniziali, lavori a chiacchierino e pizzi o sfilato siciliano, poi federe per cuscini, lenzuola e sbote per i letti stile rinascimento. Come anche asiugamani con inserti di pizzo, oppure fatti a punto antico con le frange (frinze) poi centrini in tante forme e ricami diversi molto belli e anche tende ornate all’uncinetto o a punto ago, per rendere la casa più bella.  Ma oltre questo si tessevano anche coperte che venivano chiamate “cutri” e tovaglie “trubbeli” come anche tutti i tessuti che si usavano per realizzare i corredi, ma oltre a questi tessuti che servivano per il corredo, venivano fatte anche le “frazzate” e tappeti, che venivano realizzati con il riciclaggio di vecchi indumenti che si tagliavano a striscie in modo che diventavano dei lunghi nastri e poi si avvolgevano su una spoletta unindo i colori più diversi e tessendoli che poi formavano righe, specchi e altri disegni. Nell’insieme non esiste un tipo di ricamo che sia superiore sugli altri, ma è una lavorazione assortita di ricami e di trine, tradizione del passato ma arte ed artigianato del presente siciliano. Lo sfilato è il merletto tipico della Sicilia, che viene eseguito su tela fine e imita la rete, che si può definire una specie di ricamo a traforo quasi simile al punto a giorno, che si ottiene sfilando dalla stoffa di seta, cotone o lino, una parte dei fili riunendo e annodando quelli rimasti in modo che si formino dei disegni pieni e dei vuoti, poi disegni geometrici o di figure. Che nel medioevo venivano chiamati “opus tiratum” e che dopo è stato modificato in tante versioni, lo sfilato rappresenta una vera e propria tecnica di passaggio alla trina.  Infiniti sono i disegni che si possono fare allegorici per decorare biancheria, dalle tovaglie sacre a servizi da tavola. Vi sono tre tipi di sfilato: il quattrocento il cinquecento, e il seicento. Lo sfilato siciliano si può anche lavorare a mano ma è preferibile lavorarlo al telaio e si usano tessuti a trama molto regolare. La stoffa più comunemente usata è il puro lino, perchè l’ordito si sfila con meno difficoltà, oppure si può anche scegliere il tessuto di misto lino, inoltre ci vuole un telaio in legno o anche altro materiale, cotone, sottili aghi da ricamo, forbicine molto affilate e un ditale.
Per la difficoltà della lavorazione lo sfilato siciliano si divide in diverse fasi di lavorazione che hanno una o più figure professionali, secondo la bravura della disegnatrice, sfilatrice, ricamatrice, e la stiratrice. Molto belli sono anche i cestini realizzati all’uncinetto e lavorati a mano, fatti in varie misure da poter usare come, portapane, oppure porta dolci, per biscotti, caramelle e cioccolatini. Oggi il laboratorio che lavora già da diversi anni creando disegni e manufatti da esperte ricamatrici ha una produzione vasta di lenzuola, tovaglie, tende, asciugamani, decorazioni per la casa e per l’abigliamento come anche veli da sposa. Anche in Sicilia come in tutta Italia si ama molto il ricamo, che fu introdotto dai Bizzantini e fu molto stimato dagli arabi e anche una delle grandi attività degli Opifici del Palazzo di Palermo. La prima produzione degli sfilati siciliani risale tra il mille e millecento. Fu sotto il dominio arabo che si diffuse l’arte del ricamo e soprattutto lo sfilato trovando terreno fertile nella particolare situazione delle donne siciliane di allora, costrette in casa senza apertura verso lo studio o attività professionali. Vi furono nel passato delle donne più intraprendenti che organizzavano come delle “imprese” distribuendo alle ricamatrici il tessuto e il materiale necessario, così anche stando nella propria casa ognuna poteva dedicarsi nel tempo libero a questo lavoro e così è sorta la categoria delle sfilatrici, ricamatrici,disegnatrici e stiratrici. Poi l’imprenditrice raccoglieva il lavoro fatto e si incaricava di venderlo in casa propria o attraverso i negozianti incassando notevoli guadagni. L’organizzazione è quella tipica del lavoro a domicilio.  Nel dopoguerra del 1915-1918 a Palermo e a Ragusa nacquero le prime scuole dei ricami. Le donne siciliane abituate a frequentare i conventi dove delle preparatissime suore insegnarono loro l’arte del ricamo ora avevano la possibilità di frequentare delle vere scuole. Il ricamo in breve fu conosciuto in tutta la Sicilia e venne lavorato in tutti i modi da preziosi ricami con fili d’oro, coralli e perle per il vestiario principesco e della chiesa, per gli adobbi sacri, le vesti liturgiche etc. però come anche per stendardi e anche all’abigliamento del popolo e per la biancheria di casa e anche per la dote. Uguale è la storia del merletto, anche lui di provenienza orientale viene usato in Sicilia molto prima che sul resto d’ Italia e d’ Europa e progredita per mezzo del ricamo “sfilato” che la Sicilia adottò forse già prima del XIV secolo con grandi risultati artistici, tanto da fare una tradizione propria e mai stata abbandonata fino ad oggi, insieme al filet, dalle trine annodate a macramè e da abili mani dalle quali nascono trine di fili e ricami di sfilato siciliano cinquecento, settecento e quattrocento sono tutti lavori che vengono eseguiti su tessuti selezionati.

wikipedia: il ricamo

Il ricamo è l’attività artigianale ed il prodotto del disegno con l’ago su un tessuto. È un’arte finissima praticata fin dai tempi antichi, ed e tuttora un hobby diffuso in tutto il mondo. La distinzione tra “arte” e “hobby” sta – come in altre attività artigianali – nell’accuratezza dell’esecuzione. Il ricamo è senz’altro una delle più antiche attività, sebbene i suoi prodotti non siano giunti ai nostri tempi. Ci sono dei frammenti di ricami risalenti all’antico Egitto, ma è probabile che quest’arte abbia avuto origine in Cina, da dove si propagò nel resto del mondo. In Europa se ne hanno le prime testimonianze solo nel primo Medioevo. Nell’arte popolare le tecniche venivano tramandate nel tempo con graduale perdita di originalità e con l’acquisizione di connotati locali, ma i manufatti, creati per oggetti di uso quotidiano, soccombevano al logorio del tempo, per cui oggi non rimane traccia della loro esistenza. Perciò non possiamo stabilire esattamente se il ricamo sia una tradizione popolare risalente a tempi remoti, o se invece si sia sviluppato con l’estensione di una moda inizialmente riservata al ceto più abbiente che poteva permettersi sia la spesa per i materiali sia il tempo necessario per l’esecuzione. Si sono salvati infatti solo alcuni eleganti ricami bizantini che certo non si possono definire di arte popolare, sia per la preziosità dei materiali impiegati, sia per l’uso che se ne faceva, prevalentemente cerimoniale. Possiamo comunque ipotizzare che, come la pittura, anche il ricamo abbia una base storica popolare molto antica.

In Italia, il ricamo nasce come una delle espressioni della cultura saracena. Non a caso la prima scuola di ricamo ha sede a Palermo e risale ai primi anni del secondo millennio. È soltanto nel XII secolo però che l’attività dilaga in tutta Europa. Risalgono ai secoli XIII e XIV secolo i più monumentali lavori di ricamo conosciuti, cioè l’arazzeria francese, inglese, tedesca e, in misura minore, italiana – da non confondere con l’arazzo vero e proprio che è una tecnica artistica di tessitura. Intanto la scuola italiana, distaccatasi dal gusto orientaleggiante iniziale, pone il centro dell’attività a Firenze e crea dei veri capolavori in tecniche diverse dall’arazzo.

A Firenze fu attivo Raffaellino del Garbo, mentre la bottega con più commesse fu quella delle Murate in via Ghibellina, che forniva i paramenti ecclesiastici per le maggiori occasioni solenni. La maggior commessa quattrocentesca fu quella per il Battistero, tra il 1466 e il 1480. Vennerono ricamati piviali, dalmatiche e pianete su cui veniva riportata in 26 scene la vita di san Giovanni Battista, realizzate da Paolo da Verona, Coppino di Giovanni da Malines,Piero da Venezia e altre su disegni di Antonio Pollaiuolo. Nel 1477 circa venne realizzato da Francesco Malocchi il paliotto offerto ad Assisi da Sisto IV con figure di Antonio Pollaiuolo. Alla metà del secolo, Filippo Maria Visconti chiamò alla sua corte un artista fiorentino a dirigere i laboratori e molti veneziani a lavorare presso di lui, per cui lo stile fiorentino e quello veneziano si incontrarono in decorazioni arabescate di gusto orientaleggiante. Ne sono esempi il paliotto di Varese del 1491 e quello di Santa Maria delle Grazie. Si sviluppa anche il ricamo in bianco e quello a fili contati che darà poi origine al merletto classico ed al merletto a filet. Oggi, l’arte del ricamo è praticamente scomparsa, lasciando l’interesse a livello di hobby. Un artista italiano, Francesco Vezzoli, vincitore della Quadriennaledi Roma e della Biennale di Venezia, si è segnalato per l’utilizzo di ricami (ad esempio lacrime) su foto o ritratti.