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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
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  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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La tua migliore amica tra un pochino festeggia il compleanno e non sai cosa regalarle?

Il tuo bambino sta per fare la prima comunione e non vuoi fare le solite bomboniere? 

La mia Tata ti presenta Daniela! Le sue mani sapranno creare ogni vostra richiesta! Le immagini abbinate a questo articolo sono solo alcune delle sue creazioni, 

non le trovate straordinarie? Non esitate a contattarci anche solo per qualche informazione o magari per un semplice consiglio, Daniela sarà a vostra completa disposizione! Care mamme, care lettrici, se anche voi come Daniela avete “mani da fata” e riuscite a creare dal nulla petit cadeau La mia Tata sarà ben lieta di mostrarli online. Nella pagina “Lavora con noi” troverete tutti i nostri recapiti o se preferite potete lasciare informazioni a commento di questo articolo. Grazie e Buon Lavoro, La mia Tata

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C’era una volta… numero7

C’era una volta… continua, ecco infatti la settima favola da noi proposta: Cenerentola. E’ una delle più celebri fiabe popolari del mondo, compare, infatti in oltre 300 varianti in numerose tradizioni popolari. Originaria probabilmente della Cina  o, secondo altri, dell’antico Egitto, è stata narrata in centinaia di versioni in gran parte del mondo, ed è parte dell’eredità culturale di numerosi popoli. In occidente le versioni più note sono quelle di Charles Perrault e dei fratelli Grimm; come versione standard moderna, però, si deve probabilmente indicare quella narrata nell’omonimo film d’animazione di Walt Disney del 1950. In Cina il piede piccolo, detto loto d’oro, era considerato simbolo di bellezza e di qualità femminili; la costrizione dei piedi in scarpette sempre più piccole tramite fasciatura si sviluppò nei secoli fino all’eccesso. La favola di Cenerentola è un riferimento estremamente comune nella nostra cultura. Il nome “Cenerentola” viene usato come appellativo con una sorprendente varietà di significati metaforici derivanti da altrettanti elementi della fiaba. Con riferimento al modo in cui Cenerentola appare nella prima parte della fiaba, con “Cenerentola” si può intendere una persona remissiva, mite, o costretta a una vita modesta; talvolta, con un ulteriore riferimento allo status di Cenerentola prima della morte della madre, ci si riferisce invece a una persona che ha sempre vissuto protetta e si trova a dover fare i conti con la dura realtà delle fatiche quotidiane. In ambito sportivo, si utilizza il termine “Cenerentola” per indicare la squadra ultima in classifica. Se invece ci si riferisce al finale della favola, il nome “Cenerentola” spesso indica una persona che si è inaspettatamente e completamente riscattata da una vita misera o modesta, per esempio, persone arricchitesi in modo improvviso, magari anche fortuito, come i vincitori di una lotteria (nei paesi di lingua inglese si usa per esempio, nel caso si parli di maschi, l’espressione cinderella man). Più specificatamente in relazione al ballo e al vestito, la figura di Cenerentola viene utilizzata per riferirsi a un certo stile di abito da sposa, e all’idea comune a molte spose che l’abito “le trasformi in principesse per un giorno”. Non mancano usi metaforici del nome “Cenerentola” legati ad aspetti secondari della favola, per esempio per riferirsi a persone che sono solite ritirarsi dalla vita sociale a un’ora fissata, troncando bruscamente qualsiasi attività, per esempio a mezzanotte. Come sempre La mia Tata vi augura una Buona Lettura! 

Cenerentola

C’era una volta, in un paese lontano, un gentiluomo vedovo che viveva in una bella casa con la sua unica figlia. Egli donava alla sua adorata bambina qualsiasi cosa ella desiderasse: bei vestiti, un cucciolo, un cavallo….. Tuttavia capiva che la piccola aveva bisogno delle cure di una madre. Così si risposò, scegliendo una donna che aveva due figlie giovani, le quali, egli sperava, sarebbero diventate compagne di giochi della sua bambina. Sfortunatamente, il buon uomo morì poco tempo dopo, ed allora la matrigna mostrò la sua vera natura. Era dura e fredda, e profondamente invidiosa della dolcezza e bontà della sua figliastra, perché queste qualità facevano per contrasto apparire le sue due figlie, Anastasia e Genoveffa, ancor più meschine e brutte. Le sorellastre andavano riccamente vestite, mentre la povera ragazza era costretta ad indossare un vestito semplice e grossolano, ed un grembiule, e a compiere in casa tutti i lavori più pesanti. Si alzava prima dell’alba, andava a prender l’acqua, accendeva il fuoco, cucinava, lavava e puliva i pavimenti. Quando aveva finito di sbrigare tutti i lavori, per riscaldarsi era solita sedersi vicino al camino accanto al carbone ed alla cenere. Perciò cominciarono a chiamarla Cenerentola. La matrigna e le sorellastre dormivano in belle stanze, mentre la piccola camera di Cenerentola era in soffitta, proprio sotto il tetto della casa, deve vivevano dozzine di topi. Nonostante tutto questo, Cenerentola rimase gentile e cortese, sognando che un bel giorno la felicità sarebbe arrivata. Fece amicizia con gli uccelli che la svegliavano tutte le mattine. Fece anche amicizia con i topi con cui divideva la soffitta, diede a ciascuno un nome, e cucì loro dei minuscoli vestiti e cappelli. I topi amavano Cenerentola e le erano grati, perchè talvolta li liberava da una trappola o li salvava da Lucifero, il malizioso gatto della matrigna. Ogni mattina, Cenerentola, preparava la colazione per tutti gli abitanti della casa: una scodella di latte per il gatto, un osso per il cane, avena per il suo vecchio cavallo, granoturco e frumento per le galline, le oche e le anitre del cortile. Poi portava al piano di sopra i vassoi della colazione per la matrigna e le sorellastre Anastasia e Genoveffa. “Prendi questa roba da stirare e riportala entro un’ora” ordinava Genoveffa. “Non dimenticare il mio rammendo, e non impiegare tutto il giorno a finirlo!” la rimproverava Anastasia. “Stendi il bucato e vai avanti col tuo lavoro” ordinava la matrigna “Batti il grande tappeto della sala, lava le finestre, pulisci la tappezzeria!” “Si Genoveffa. Si Anastasia. Si mamma” rispondeva Cenerentola mettendosi al lavoro di buona lena. Dall’altra parte della città c’era il palazzo reale. Un giorno il re convocò il granduca Monocolao e gli disse: “E’ tempo che il principe prenda moglie e si sistemi!” “Ma vostra Maestà” rispose il duca ” deve prima trovare una ragazza ed innamorarsi!” “Hai ragione” ammise il re. “Daremo un ballo ed inviteremo tutte le fanciulle del reame. Dovrà per forza innamorarsi d’una di loro.” Subito furono spediti gli inviti e il regale biglietto fu portato anche nella casa di Cenerentola. “Un ballo! Un ballo! Andremo ad un ballo!” gridarono Anastasia e Genoveffa. “Anch’io sono invitata” disse Cenerentola. “C’è scritto: ‘Per ordine del Re, ogni fanciulla dovrà partecipare!”. Le sorellastre risero all’idea di Cenerentola che andava ad un ballo indossando il grembiule con una scopa in mano. Ma la matrigna, con un sorriso sornione, disse che Cenerentola sarebbe certamente potuta andare se avesse finito il suo lavoro e si fosse procurata un vestito decente da indossare. “Se…..” rise Anastasia “Se…..” sghignazzò Genoveffa. E venne il gran giorno. Fin dall’alba le sorellastre furono indaffarate a scegliere abiti, sottovesti ed ornamenti da mettere nei capelli, e non parlarono che del modo in cui si sarebbero vestite per il ballo. Nel frattempo Cenerentola fu tenuta più occupata del solito, perché dovette stirare le ampie gonne, sistemare le guarnizioni, annodare i nastri. Quando venne la carrozza a prendere la matrigna e le sorellastre, Cenerentola non aveva avuto neppure avuto il tempo di prepararsi. “Bene” disse la matrigna. “Allora non verrai. Che peccato! Ma ci saranno altri balli!” Cenerentola salì tristemente le scale buie e si affacciò alla sua finestra illuminata dalla luna. E guardò mesta il palazzo lontano che risplendeva di luci. All’improvviso, una candela venne accesa alle sue spalle. Cenerentola si voltò, e vide un bellissimo vestito da sera.  L’avevano cucito per lei gli uccelli ed i topi suoi amici, e lo avevano decorato con pezzi di nastro e perline che avevano trovato in giro per la casa. In men che non si dica, Cenerentola indossò il vestito e corse giù per le scale, gridando: “Per favore, aspettate, vengo anch’io!” Anastasia e Genoveffa si girarono: com’era bella! L’invidia le accecò e… “Le mie perle!” gridò una. “Il mio nastro!” urlò un’altra e strapparono il vestito di Cenerentola. Poi, soddisfatte se ne andarono. Disperata Cenerentola corse in giardino e singhiozzò: “E’ proprio inutile. Non c’è niente da fare!” Ma in quel momento da una nuvola di polvere di stelle uscì una donnina dalla faccia tonda, avvolta in un mantello con cappuccio. “Sciocchezze, figliola” disse con voce dolce. “Asciuga quelle lacrime: non vorrai andare al ballo in questo stato!”. Cenerentola smise di piangere e chiese: “Chi siete?” “Sono la fata tua madrina e mi chiamo Smemorina” rispose lo strano personaggio. “Non abbiamo molto tempo a disposizione. Penso che per prima cosa tu abbia bisogno di una zucca.” Cenerentola non capì il motivo, ma obbedì e raccolse una grossa zucca. La fata agitò la sua bacchetta magica verso di essa, e cantò: “Salagadula, mencica bula, bibbidi-bobbidi-bu….” la zucca si alzò lentamente sul fusto, mentre i viticci arrotolandosi si trasformarono in ruote: in un attimo diventò una stupenda carrozza. “Ora” disse la fata “abbiamo bisogno di alcuni topi”. Quattro piccoli amici di Cenerentola si presentarono di corsa, ed ancora una volta la fata cantò le parole magiche mentre toccava i topi con la sua bacchetta. I topolini furono trasformati in quattro cavalli grigi pomellati che furono subito attaccati alla carrozza. Poi la fata trasformò il vecchio cavallo di Cenerentola in un superbo cocchiere ed il cane Tobia in un elegante valletto. “Ed ora tocca a te, mia cara” disse la fata Smemorina, toccando Cenerentola con la sua bacchetta. Il vestito strappato diventò uno splendido abito di seta e da sotto la gonna spuntarono delle deliziose scarpette di cristallo, le più belle del mondo. Cenerentola non riusciva a parlare per l’emozione. La fata allora spinse la carrozza e le raccomandò di non rimanere al ballo dopo la mezzanotte: se fosse rimasta un solo minuto di più, la carrozza sarebbe ridiventata una zucca, i cavalli topolini, il cocchiere un vecchio cavallo ed il valletto un cane, e lei stessa si sarebbe ritrovata vestita di stracci. Cenerentola promise e partì felice verso il palazzo reale. Quando arrivò, il ballo era già iniziato, e il principe, con aria un pò annoiata, stava facendo l’inchino alle duecentodecima e duecentoundicesima damigella: le brutte sorellastre Anastasia e Genoveffa. All’improvviso alzò lo sguardo e scorse all’ingresso la più bella fanciulla che avesse mai visto. Come trasognato piantò in asso le sorelle e si avvicinò a Cenerentola, la prese per mano e l’accompagnò nella grande sala, in mezzo a tutti. Per tutta la serata il figlio del re non ballò con nessun altra e non lasciò la sua mano un solo minuto. Le sorellastre e la matrigna non riconobbero Cenerentola e si rodevano d’invidia chiedendosi chi potesse essere la bella sconosciuta. Tutte le dame osservarono il suo abito e la sua pettinatura, e si ripromisero di copiarli il giorno seguente. Il vecchio re sorrideva soddisfatto: il principe aveva trovato la sposa dei suoi sogni. Passarono le ore. Quando l’orologio del palazzo cominciò a battere la mezzanotte, Cenerentola ricordò la promessa. “Devo andare” gridò spaventata e, liberando la sua mano da quella del principe, attraversò il palazzo e scese di corsa lo scalone, inseguita dal principe e dal granduca. Una scarpetta di cristallo le si sfilò correndo, ma lei non si fermò finché non fu in carrozza. L’orologio stava ancora battendo l’ora quando la carrozza lasciò il palazzo di gran carriera: mentre oltrepassava il cancello, risuonò il dodicesimo rintocco: carrozza, cavalli, tutto sparì ed al loro posto comparvero una zucca, alcuni topolini, un cane, un vecchio cavallo e una fanciulla vestita di stracci. Tutto ciò che rimaneva di quella magica serata era la scarpetta di cristallo che brillava al piede di Cenerentola. Il mattino seguente, il figlio del re comunicò al padre che avrebbe sposato solo la fanciulla che aveva perso la scarpetta al ballo. Il granduca Monocolao fu incaricato di cercare la ragazza il cui piede entrasse perfettamente nella preziosa scarpetta. Il granduca provò la scarpetta a tutte le principesse, alle duchesse, alle marchese, a tutte le dame del regno, ma inutilmente. Arrivò infine a casa di Cenerentola. La matrigna tutta eccitata, corse a svegliare le sue pigre figlie. “Non abbiamo un minuto da perdere” gridò. “C’è la possibilità che una di voi diventi la sposa del principe, se riuscirà a calzare la scarpetta di cristallo!” e le mandò giù di corsa dal duca, con la raccomandazione “Non deludetemi”! Poi seguì Cenerentola, che era andata in camera sua per rendersi presentabile al duca, e la chiuse dentro a chiave. Nessun’altra doveva poter approfittare di un’occasione tanto fortunata. Quando Cenerentola udì lo scatto della serratura, capì, troppo tardi, cos’era accaduto. “Per favore, vi prego, fatemi uscire!” implorò girando inutilmente la maniglia. La matrigna si mise in tasca la chiave e se ne andò sogghignando. Non si accorse però che due topolini la seguivano, senza mai perdere di vista la tasca in cui aveva messo la chiave. Nel frattempo Anastasia e Genoveffa stavano discutendo sopra la scarpetta di cristallo, e ciascuna affermava che era sua. La matrigna le osservò con attenzione mentre cercavano senza successo di far entrare i loro piedoni nella minuscola scarpetta. Non si accorse che i due topolini le sfilavano silenziosamente la chiave dalla tasca e se la portavano via. Il granduca riprese la scarpetta alle due sorellastre immusonite e si avviò alla porta per andare nella casa seguente, quando Cenerentola, chiamò dalle scale: “Per favore Vostra Grazia, aspettate! Posso provare la scarpetta?” La matrigna tentò di sbarrarle il passo. “E’ solo Cenerentola, la nostra sguattera.” disse al duca, ma egli la spinse di lato. “Signora, i miei ordini sono: ogni fanciulla del regno!” La malvagia matrigna tentò un ultimo trucco. Fece lo sgambetto al servitore del duca che reggeva su un cuscino la scarpetta di cristallo: la preziosa scarpina cadde per terra frantumandosi in mille pezzi. “Oh è terribile!” gridò il duca. “Cosa dirà il Re?” Allora Cenerentola mise la mano nella tasca del grembiule. “Non preoccupatevi” disse “ho io l’altra scarpetta” Il duca gliela calzò, ed il piede naturalmente entrò senza fatica. Il quel momento apparve la fata Smemorina, che toccò Cenerentola con la bacchetta magica. E tutti poterono constatare che era proprio lei la bella sconosciuta che aveva conquistato il cuore del principe al ballo. Cenerentola fu accompagnata al palazzo reale con la carrozza del re. Là, fra grandi feste ed al suono di tutte le campane del reame, Cenerentola sposò il suo principe. E da quel giorno vissero felici e contenti.

Porto e Riporto

Modalità di svolgimento: La Saletta di lettura. “Porto&Riporto” incontro per la promozione alla lettura e dello scambio di libri usati si articolerà in due momenti:

1. Tutti i giorni raccolta dei libri usati che verranno timbrati e catalogati così da conoscerne sempre il loro percorso.

2. Il 23 marzo 2010 avverrà lo scambio tra i lettori che si confronteranno sulla critica del volume che hanno letto.

Diversi appuntamenti si susseguiranno nel corso della giornata: incontri con scrittori e critici, italiani e stranieri; intermezzi per bambini, che saranno accolti in uno spazio creato appositamente per loro e fatto di racconti, fiabe, favole e leggende popolari; osservatori sullo stato dell’editoria, con uno sguardo particolare alle realtà editoriali siciliane. Lettori si alterneranno nei racconti di celebri pagine letterarie, mentre si potrà assistere anche ad letture improvvisate e improvvisazioni poetiche. Per volontà progettuale l’associazione Extroart ha deciso di non far pagare ai visitatori della “saletta” alcun biglietto d’ingresso ma di prevedere piuttosto una sorta di pegno: ogni visitatore dovrà, cioè, portare con sé due libri usati da consegnare al momento del proprio ingresso e in cambio del quale, all’uscita, ne riceverà uno nuovo, che lo stesso visitatore potrà scegliere tra quelli lasciati da altri visitatori o donati dalla stessa associazione. Si tratta di una piccola iniziativa nell’iniziativa: se l’intento della Saletta della lettura è, infatti, quello di creare un momento di raccordo intorno al mondo della letteratura e dei libri, al fine soprattutto di sostenerne uno sviluppo sempre maggiore; lo scambio di libri deve leggersi come un gioco attraverso cui stimolare la voglia di leggere, aprendosi anche ai suggerimenti e agli stimoli lasciati da un donatore sconosciuto, nella forma di piccole annotazioni, passi sottolineati che sarà possibile, magari, scorgere tra le pagine del libro trovato nei punti di raccolta. Come un messaggio conservato in una bottiglia abbandonata in mare capita tra le mani di lettore casuale, così anche i libri donati per l’occasione, ognuno con il proprio speciale messaggio e significato, saranno la “bottiglia” per destinatari ignoti.