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  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

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Quale tutina?

L’acquisto delle prime tutine per il proprio bambino è uno dei momenti più dolci di tutta la gravidanza. E’ un gesto che, davvero, aiuta a realizzare che presto avremo un figlio. Emozionante e intenso, è anche un momento in cui sorgono mille dubbi di carattere pratico: quale tessuto? quale tipo di tutina? quale taglia? quante tutine? Ogni ospedale consegna una lista abbastanza dettagliata del corredo necessario alla nascita e alla degenza in ospedale della mamma. Spesso però queste indicazioni non sono esaustive per chi si ritrova per la prima volta nella sua vita ad acquistare capi per un neonato. Ecco allora qualche consiglio che speriamo possa esservi utile. Ovviamente la scelta è principalmente dettata dalla stagione in cui nasce il bambino. Ci sono però delle indicazioni utili in linea generale. Il cotone è sempre un’ottima scelta perché non irrita la pelle così sensibile del neonato. Spesso il riscaldamento nelle nursery è molto alto ed è quindi assolutamente sufficiente anche per l’inverno. I modelli disponibili sono diversi. La tutina più diffusa comprende i piedini ed è allacciata dietro. D’inverno è decisamente più semplice prevedere soluzioni comprensive di piedini (anche se con la crescita del bambino sono quelle che si devono accantonare più velocemente) mentre per l’estate non sono indispensabili, sebbene nei primi mesi di vita siano proprio i vestiti ad aiutare il neonato nella primissima percezione dei suoi limiti corporali. L’allacciatura posteriore suscita pareri diversi: alcune non hanno grossi problemi, per altre è uno scoglio insormontabile. In alternativa, è possibile scegliere tutine che si allacciano sul davanti e che sono indubbiamente più comode da infilare. Lo svantaggio? Non tutte le marche le prevedono e solitamente hanno un prezzo superiore rispetto a quelle tradizionali. Un’altra possibilità è data dalle tutine “spezzate” ovvero dal completo di ghette e magliettine. Alcuni le consigliano perché, durante il cambio, non è necessario spogliare interamente il neonato; altri temono che lo “spezzato” possa far prendere freddo al bambino sulla pancia. Il consiglio è semplice: scegliete per i vostri acquisti modelli diversi in modo di poter sperimentare tutte le soluzioni e trovare quella che preferite. La verità è che solo quando avrete il vostro bambino fra le braccia e comincerete a conoscerlo scoprirete quale è la tutina ideale. Per quanto riguarda infine la taglia spesso vi sentirete dire che le taglie “nascita” o “zero” si usano davvero poco perché i bambini crescono in fretta. E’ vero. Prendetene un paio ma non acquistate solo tutine dai 3 mesi in su. Inoltre, ricordatevi che le misure espresse nelle etichette sono indicative: se avete un body o una tutina taglia 50 cm e vi nasce un bambino lungo 51 non disperate! Qualche accorgimento: il consiglio più diffuso è quello di lavare sempre i capi per neonati prima che li indossino. L’idea è quella di preservare il neonato da tutti i germi e i batteri che il capo può aver “raccolto” nel suo passaggio dalla confezione al negozio e dal negozio a casa vostra. Per il detersivo, potete scegliere in commercio tra le soluzioni proposte proprio per i neonati. Ricordatevi però che gli additivi chimici potrebbero irritare la pelle delicata del neonato e che esistono disinfettanti e antibatterici naturali, come ad esempio il sapone di Marsiglia.

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Bimbo unisex

blu per i maschietti e il rosa per le femminucce, l’aggressività maschile e la sensibilità femminile, le macchinine per i bambini e le bambole per le bambine: tutti prodotti dei nostri usi e costumi, nessuna espressione di innate propensioni. Queste le conclusioni di alcune interessanti ricerche. Sfatati dunque tutti i miti legati all’infanzia, ben radicati nella nostra cultura. O almeno così sembrerebbe secondo quanto sostenuto in uno studio pubblicato dalla rivista Mind di Scientific American. Per quanto alla nascita, ovviamente, il cervello di un maschietto non sia del tutto uguale a quello di una femminuccia, i comportamenti stereotipati maschili e femminili, non sono innati nel cervello, ma forgiati dai comportamenti di mamma e papà. Solo in parte la preferenza dei giochi legata al sesso è innata e dipende soprattutto da quanto ormone maschile,testosterone, il feto ha assimilato nel grembo materno. Ugualmente l’aggressività spiega uno studio di John Archer dell’università del Lancashaire – è un tratto condiviso da bambini e bambine, non è prerogativa maschile. Anche le femminucce danno calci e morsi, la differenza è che sin da piccole la loro aggressività viene più repressa dagli adulti, perchè “disdicevole” per una bambina. Per quanto riguarda, infine, la supposta accentuata empatia femminile, è stato uno studio di Erin Mclure della Emory University a smentire i tradizionalisti. Le bambine, di natura, sono solo leggermente più empatiche dei coetanei maschi, è con gli anni che il gap aumenta a causa della repressione inflitta in questo caso al maschietto, a cui viene richiesto di essere un duro e di non mostrare le proprie emozioni. Anche altri tratti, come le diverse abilità scolastiche, non sono innati. La verità, insomma, è che il cervello nasce quasi del tutto unisex.

Dal pannolino al vasino

Si tratta di un momento importante nella crescita di un bambino. Ma per trasformare i tentativi in un successo bisogna rispettare i tempi del piccolo ed armarsi di tanta pazienza. Ogni bambino ha tempi propri per riuscire a svolgere determinati compiti o raggiungere un certo livello di sviluppo relativo ai sensi. Questi successi sono legati alla maturazione del sistema nervoso, il cui funzionamento si affina con tempi e modi diversi per ogni persona. Per quanto riguarda l’uso del vasino non esiste un’età precisa poiché l’abbandono del pannolino dipende sia dalla capacità di percepire gli stimoli e di controllare gli sfinteri (muscoli ad anello dell’ano e della vescica), sia dalla maturità psicologica che consente al bambino di affrontare un nuovo impegno. Gli specialisti invitano a proporre il vasino verso i due anni, quando il piccolo inizia a riconoscere lo stimolo, ma l’addio al pannolino può arrivare anche a tre o quattro anni. Quindi, care mamme, non fatevi prendere dall’agitazione se il bambino della vostra amica è già da tempo che non porta più il pannolino, mentre il vostro piccolo non ne vuole proprio sapere del vasino. Innanzi tutto, prima di proporre il vasetto al bambino, verificate se riesce a svolgere alcune semplici cose, come sedersi e ad alzarsi agevolmente dal vasino, se rimane senza bagnarsi per almeno due ore o se il pannolino rimane asciutto dopo il pisolino o il sonno della notte, se capisce che è da cambiare perché si sente bagnato, se comprende semplici istruzioni o se è in grado di salire e scendere le scale senza appoggiarsi al muro. Tutte queste cose indicano una buona coordinazione neuro-muscolare e uno sviluppo adeguato per l’abbandono del pannolino. Il controllo della vescica infatti dipende dalla maturazione fisica ed emotiva del bimbo. Quello che va assolutamente evitato è che il “passaggio” si trasformi in una sorta di battaglia tra mamma, bambino e vasetto. E’ bene tenere presente che l’uso del gabinetto non rappresenta un bisogno del bambino, bensì un suo adattamento alle convenzioni della nostra civiltà: non è un desiderio che il bambino vuole soddisfare, bensì una regola culturale che non capisce e che non ha ragione d’esistere per lui. Per rendere più facile il passaggio potete acquistare un vasino o un riduttore per il water che piaccia al piccolo, che ai suoi occhi sembri un gioco. Se in famiglia ci sono fratelli maggiori, usate l’arma dell’emulazione: intorno ai due anni l’esempio dei più grandi è davvero una spinta irresistibile. Insegnate al bambino a stare seduto correttamente sul vasino appoggiando i piedini per terra e così anche sul water, con l’aiuto dell’apposito riduttore: il piccolo deve sedersi comodamente, per evacuare senza tensioni. Iniziate a lasciarlo senza pannolino durante il giorno rimettendoglielo solo per la notte e per il sonnellino pomeridiano. Vestitelo nel modo più pratico possibile. Fategli vedere dove si trova il vasino e ricordategli spesso la sua funzione. In caso di “incidente”, lasciatelo bagnato qualche minuto, in modo che avverta il lieve disagio prodotto dalle mutandine bagnate. Gli sarà più facile ricordarsi di avvertire in tempo la prossima volta. Almeno i primi tempi fate compagnia al piccolo e lodatelo quando riesce a servirsi del vasetto.