• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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sdegno

VICENZA – Pranzo a pane acqua alla mensa scolastica per nove bambini i cui genitori non hanno pagato la retta al Comune. Se i nove piccoli alunni, due italiani e sette stranieri, hanno mangiato qualcosa di più è grazie ai loro compagni che hanno diviso il pasto con loro: pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta. E’ successo ieri a Montecchio Maggiore (Vicenza), dove il Comune ha deciso di sospendere la refezione scolastica a chi è in arretrato con i pagamenti. 

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come reagire alle parolacce?

Un bambino di oggi comincia a dirle prestissimo, già a 2 o 3 anni, ed è tempo perso chiedersi dove le abbia imparate: le parolacce fioccano ovunque, in tivù, per strada, all’asilo, talvolta in famiglia. 
Come devono comportarsi gli adulti? Sgridandolo? Facendo finta di niente? “Prima di reagire con troppa severità, cerchiamo di comprendere cosa rappresenta la parolaccia per un bambino” raccomanda la psicologa Manuela Trinci. “nei primi anni ha un ruolo simbolico e segna una fase normale e sana del suo sviluppo: in pratica, non essendogli più consentito, da una certa età in poi, di manipolare i prodotti del proprio corpo, il piccolo gioca con le parole sporche che rappresentano soprattutto gli escrementi”. Le espressioni volgari costituiscono, inoltre, un inevitabile tentativo di imitazione dei grandi, la voglia del bambino di comunicare che anche lui sta crescendo. Certo, genitori, nonni ed educatori non possono esimersi dal redarguirlo bonariamente, cercando di insegnargli che le brutte parole non si pronunciano in pubblico. 
Ma un irrigidimento eccessivo può peggiorare la situazione: “più un genitore si arrabbia per una parolaccia, più il piccolo è stimolato a usarla”, allerta la psicologa. L’ideale sarebbe sdrammatizzarla, ridicolizzarla, costruendoci sopra giochi di parole o filastrocche. Invece bisogna intervenire con molta decisione quando – un po’ più tardi, verso i 4-5 anni – il tono nel dire le parolacce, o insulti come ‘sei scema’, ‘non capisci niente’ manifestano il desiderio di offendere un adulto”, conclude Manuela Trinci. “Questa non è una fase naturale dello sviluppo, ma un atteggiamento che va bloccato subito”. 

Le parolacce non si dicono!

In prima battuta, le parolacce sono una conquista, poi possono diventare molto di più: un mezzo per stupire o, meglio ancora, far inorridire. Per limitarne l’uso è meglio dunque non mostrarsi mai né troppo sorpresi né esageratamente scandalizzati: entrambi le reazioni sono esattamente quelle che i bambini, nella maggior parte dei casi, vogliono ottenere e attendono con un certo divertimento.  La prima parolaccia suscita di solito un commento di disapprovazione da parte dei genitori, i quali pronunciano il classico: “Questo non si dice!”. Ed è proprio in questo preciso istante che inizia per il bambino la sfida appassionante.  Pronunciare le “brutte parole” inizialmente è solo una dimostrazione di abilità e solo poi, visti i risultati, si trasforma in una trasgressione, da cui proviene il piacere elettrizzante delle cose proibite. D’altra arte, però, non si può far finta di nulla quando dalla bocca del bambino cominciano a uscire termini irripetibili: noi siamo i suoi educatori. Che fare allora? Bisogna giocare d’astuzia: va benissimo dire al bambino, con tono fermo, che certe parole non devono essere usate, ma deve finire qui. Enfatizzare potrebbe infatti invogliarlo a dirne sempre di più, sempre più spesso. Può accadere anche che prenda l’imbarazzante abitudine di usare il suo nuovo linguaggio impossibile davanti agli estranei: qui bisogna essere più duri e insistere sul fatto che le parolacce infastidiscono chi sta attorno, quindi non vanno dette perché la propria libertà (di dirle) finisce dove inizia quella degli altri (di non sentirle). 

Bimbi in fiera

Bimbinfiera, un importante salone espositivo dedicato al mondo dell’infanzia, Vi aspetta quest’anno presso la Nuova Fiera di Roma: una occasione unica di incontro a ”misura” delle esigenze di Voi genitori e dei Vostri bambini, sabato 27 e domenica 28 marzo 2010. Giunto alla ventiduesima edizione, grazie alla Vostra sempre crescente partecipazione, l’evento vi darà modo di vedere e confrontare tra loro i migliori prodotti e servizi per la cura e il benessere del bambino offerti dalle più prestigiose aziende nazionali.