• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • «Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.» (Hans Christian Andersen)
  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
  • Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. A. Baricco
  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

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Un bambino…

Un bambino è la forma più perfetta di essere umano. Vladimir Nabokov

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Mettiamo i puntini sulle i!

Curiosità: Per la spiegazione dell’espressione “mettere i puntini sulle (o sugli) ‘i’ ”, che come tutti sappiamo si adopera quando si intende chiarire un concetto in modo che non possano sorgere equivoci, occorre ripercorrere, sia pure sommariamente, la storia della nostra lingua. L’uso di mettere il puntino sulla “i” risale al secolo XIV, a quando si adottarono i caratteri gotici, e fu introdotto al fine di evitare che l’asticina (cioè la ‘i’) si fondesse con il segno precedente o successivo (specie nei manoscritti), in modo particolare in presenza di una “u”: giuoco. All’inizio non era proprio un puntino ma un accento tirato da destra a sinistra; poi, con il trascorrere del tempo, per comodità, tale segno grafico si è trasformato in un punto. Si provi a scrivere a mano e in “modo elementare” la già menzionata parola giuoco senza mettere il puntino sulla ‘i’ e ci si renderà conto della necessità, per una migliore comprensione, di questo “orpello” grafico. Poiché all’inizio questo punteggiar l’asta della vocale ‘i’ parve una meticolosità esagerata, una pedanteria, i Francesi coniarono il detto “mettere i puntini sugli ‘i’ ”. In senso figurato, come dicevamo all’inizio, questa locuzione si adopera allorché si vuol mettere bene in evidenza la pignoleria, la pedanteria di una persona. E visto che siamo in argomento riteniamo utile ricordare che la vocale ‘i’ (come la ‘u’) ha il  “suono” chiuso, in sillaba tonica, l’accento, pertanto, sarà sempre acuto. Perché allora le tastiere del computer e della macchina da scrivere non sono dotate del tasto con la “i” acuta  [ í ] ??????

Ancora Cappuccetto Rosso

La favola di Cappuccetto Rosso è molto conosciuta e continua ad essere oggetto di nuove versioni, parodie, riduzioni cinematografiche e adesso a Palermo anche di mostre. Su Cappuccetto Rosso sono stati scritti moltissimi libri, che contengono una gran varietà di interpretazioni. Sembra che di questa fiaba non ci si possa proprio liberare. Essa ha avuto un ruolo importante per la maggior parte dei bambini e, a quanto pare anche degli adulti. Cappuccetto Rosso viene molto spesso annoverata dagli adulti come fiaba preferita o tra quelle che li hanno spaventati durante l’infanzia; tra le fiabe preferite quando prevale il ricordo della scena nel bosco e ci si identifica con la bambina che devia dal sentiero e trova gli splendidi fiori, tra le fiabe paurose quando predomina l’aspetto dell’essere divorati e l’oscurità e l’angustia del ventre del lupo. E tu come la ricordi?

Parlare a livello della fantasia e delle emozioni

Relativamente alle fiabe che sono state importanti nella nostra infanzia, è sempre interessante confrontare ciò che ricordiamo col racconto originario. Ovviamente esistono versioni diverse di ogni fiaba. Spesso, comunque, abbiamo elaborato una nostra versione personale, che ci comunica anche qualcosa della nostra infanzia. Quando torniamo a leggere la fiaba possiamo trarne maggiore profitto se cerchiamo di immaginare le scene in modo vivido, soffermandoci in particolare sulle immagini che ci colpiscono. Possiamo così accogliere ciò che è peculiare delle fiabe: la loro capacità di parlarci a livello della fantasia e delle emozioni.

la favola intramontabile di Cappuccetto Rosso

In italiano, in giapponese o in slovacco, qualsiasi sia la lingua in cui la sua storia viene raccontata, qualsiasi sia l’abito che indossa, Cappuccetto Rosso rimane per i bimbi di tutto il mondo il simbolo di un’infanzia che crede ancora nei valori più tradizionali della famiglia e della genuinità. A Palermo, l’Istituto comprensivo di Torretta inaugura la mostra “Cappuccetto Rosso veste il Kimono” : un’esposizione di disegni ispirati proprio a questa favola, realizzati dai bambini della scuola dell’infanzia dell’istituto di Torretta – a cui si sono aggiunti anche i lavori prodotti dalle vicine scuole dell’infanzia dell’istituto comprensivo di Isola delle Femmine e del circolo didattico di Capaci –, dai piccoli alunni di alcuni asili giapponesi e di alcune scuole slovacche. Con la straordinaria, e più matura, partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti del capoluogo siciliano. Da visitare.