• ❤ Sarah ❤

  • “Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. Janusz Korczack
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  • L'uomo ha bisogno delle favole. Il fascino dei racconti fantastici che lo seduce in millenni, ha il potere di riportarlo alla normalità.... camminando a braccetto con Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco, può ritrovare l'identità' perduta e capire meglio la realtà della vita" R. Battaglia
  • Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo solo degli uomini. Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare o perlomeno sollevarci da terra quel tanto che basta per sentirci qualcosa di più.

  • Noi non vediamo il mondo come è, vediamo il mondo come noi siamo. Talmud ebraico
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  • I bambini hanno bisogno di raccontare favole quando qualcosa risulta troppo difficile da accettare. Francoise Dolto

la Pigotta, una bambola che aiuta i bambini

Ogni Pigotta rappresenta un bambino in attesa di un aiuto che può salvargli la vita.
Con la sua adozione, l’UNICEF può garantire a un bambino in Africa di una serie di interventi salvavita che prevedono la somministrazione di vaccinazioni contro le principali malattie killer per l’Infanzia, la somministrazione di vitamina A contro la cecità, terapie per la reidratazione, sale iodato, la fornitura di antibiotici in presenza di infezioni, nonché zanzariere per prevenire la malaria e assistenza alle madri durante la gravidanza e il parto.

Le pigotte le troviamo nelle nostre piazze durante il periodo natalizio  ma, se vuoi saperne di più puoi curiosare sul sito dell’unicef: http://pigotta.unicef.it/diventa-volontario/come-realizzare-la-pigotta/

C’era una volta una bambola,


La bambola viene generalmente considerata il giocattolo più antico della storia. Inizialmente modellate in argilla, poi costruite in legno con gli arti snodati, a metà strada tra feticcio e figura magica, le bambole nell’antichità erano destinate anche a entrare nei corredi funebri: sia accanto alle mummie egiziane sia nei sarcofagi romani. Di pezza o legno durante il Medioevo, nel Rinascimento con il raffinarsi delle arti anche le bambole conquistano e consolidano una loro inconfondibile specificità. Nel fasto delle corti europee seicentesche le bambole, considerate doni eccentrici e oggetti di lusso, continuano a incuriosire soprattutto gli adulti e divennero le protagoniste anche di capricci “regali”. Nel XVIII secolo la bambola ha ormai acquisito identità e caratteristiche che ne fanno un oggetto del tutto autonomo: legata alla moda, diviene manichino per provare le sontuose toilette, le acconciature e i gioielli delle corti regali. Ma è l’ Ottocento il secolo d’oro. Passata la Rivoluzione Francese e tramontato l’Ancien Régime, la produzione delle bambole subisce il processo di industrializzazione. E così vengono impiegati nuovi materiali, quali il biscuit e la porcellana lucida, soprattutto per la realizzazione della testa. La storia dei collezionismo di bambole nasce intorno al 1780 quando un italiano di nome Domenico Pierotti apre in Inghilterra la prima fabbrica artigianale di bambole. I pezzi prodotti da Perotti, se pur considerati unici, fanno parte di un processo produttivo seriale. Tra i primi costruttori di bambole di porcellana si ricorda anche il francese Emile Jumeau che nel 1880 produceva circa 10 mila pezzi l’anno. Il marchio jumeau è fra i più ricercati e collezionati. La bambola diventa tra la fine dell’ Ottocento e il primo decennio dei Novecento il più diffuso giocattolo, se non l’unico, delle bambine di tutto il mondo. Vengono aperte migliaia di fabbriche e si contano tanti marchi quanti quelli dell’argenteria. Dopo la dolorosa parentesi della guerra, nel 1919 a Torino la signora Elena Konig Scavino inizia a produrre bambole di stoffa con teste e mani ricoperte di un sottilissimo ferro. Diventerà famosa con il marchio Lenci. Ma è nel 1959 che un geniale collaboratore della statunitense Mattel, Ruth intuisce finalmente che la bambola non è e non deve essere per le bambine un surrogato dell’istinto materno, ma è soprattutto il desiderio di un’amica, di una sorella più grande. E’ così che nasce Barbie. Il mondo dei collezionisti si è accorto anche di lei e oggi è infatti uno dei giocattoli moderni più collezionato.

l’oggetto transizionale

Molti bimbi fin dai 4-5 mesi in poi manifestano un particolare attaccamento a un oggetto o a particolari comportamenti con effetto tranquillizzante e rassicurante, una specie di “surrogato” della mamma. Si va dai classici orsetti o coniglietti di peluche, alle copertine stile Linus, al ciuccio. L’oggetto transizionale, secondo Winnicott, si colloca fra il mondo interiore e quello esteriore, non è parte di sé ma non è nemmeno qualcosa di completamente esterno per il bambino, e lo aiuta a compiere il passaggio fondamentale dalla dipendenza totale dalla madre a una primissima forma di indipendenza. È generalmente qualcosa di fisico (preferibilmente caldo e morbido: un peluche, una coperta), ma può anche trattarsi di un comportamento o di un insieme di sensazioni che aiutano il bambino a rilassarsi e tranquillizzarsi, in particolare al momento della nanna che, non dobbiamo dimenticarlo, è vissuto dal bimbo come una “perdita”, una separazione. L’oggetto transizionale può essere di aiuto al bambino in tutte le situazioni di particolare stress e solitudine e in generale gli serve per meglio affrontare la separazione dai genitori. Possiamo proporre fin dai primi mesi qualcosa di adatto al nostro bambino, ma è facile che la scelta avvenga in modo indipendente da noi e imprevedibile! Quel che importa è riconoscere a questo oggetto l’importanza che merita, cercando di non perderlo né rovinarlo e ricordandosi di lasciarlo a disposizione del bimbo nelle situazioni in cui potrebbe aiutarlo. L’attaccamento all’oggetto transizionale può permanere per anni, per poi essere abbandonato spontaneamente una volta che il bambino avrà interiorizzato a sufficienza le sue figure di riferimento quando si sentirà abbastanza sicuro nell’affrontare persone e situazioni nuove e aumenterà il suo interesse per il mondo circostante al di fuori dell’ambiente familiare. È quindi importante non forzare l’abbandono dell’oggetto transizionale per rispettare l’evoluzione emotiva dell’individuo e consentirgli di affrontarne le tappe liberamente.

L’arte palermitana aiuta Haiti

A Palermo l’arte aiuta Haiti. La galleria d’arte contemporanea Garage di piazzetta Resuttana ha avviato un progetto di raccolta fondi per sostenere Medici Senza Frontiere impegnati sull’isola. Si tratta di un’asta di beneficenza e la pittura ne è la protagonista. L’asta si terrà martedì 23 alle ore 18 presso il Noviziato dei Crociferi, in via Torremuzza. Il ricavato andrà direttamente alla sede centrale di Bruxelles di Medici Senza Frontiere.  A sostenere l’iniziativa sono anche la libreria modus vivendi ed il centro Biotos di via XII Gennaio.