MEDIUM

View story at Medium.com

L’amore si odia

Vieni qua, vieni qua
che ti dovevo dire 
Tutte quelle cose che, cose che
non hai voluto sentire, soffrire, godere o finire
Vieni qua, vieni qua, sempre la stessa storia 
Un equilibrio instabile, instabile
che crolla al vento di una nuova gloria
l’amore si odia
Ah, se fosse così facile
ah, se fosse ancora innamorato di me 
Ed ogni petalo, sai
si finge di essere una rosa 
Per ogni goccia vorrei
diluvio sopra ogni cosa 
Ma tu non meriti più un battito di questa vita 
Per tutto quello che conta, se conta, sei come colla tra le dita

Vieni qua, vieni qua, io ti volevo bene
Ma riparlarne è inutile, inutile, 
non ha più senso pensarti, capire, provare o sparire 
Vieni qua, vieni qua, le solite parole 
Di un sentimento fragile, fragile
come l’asfalto consuma la suola
l’amore si odia

Ah, se fosse tutto facile 
Ah, se fosse ancora innamorata di te 
Ed ogni petalo sai 
Si finge di essere una rosa 
Per ogni goccia vorrei 
Diluvio sopra ogni cosa 
Ma tu non meriti più un battito di questa vita 
Che tutto quello che conta, se conta 
Sei come colla sulle dita 
Ed ogni petalo, sai, si finge di essere una rosa 
Per ogni goccia vorrei 
diluvio sopra ogni cosa, ogni cosa 
Ma tu non meriti più un attimo della mia vita 
Per tutto quello che conta 
Se conta, sei la mia impronta sulle dita.

Un vero viaggio

Vorrei tanto dirtelo

Non ho smesso di pensartivorrei tanto dirtelo.

Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,

che mi manchi

e che ti penso.

Ma non ti cerco.

Non ti scrivo neppure ciao.

Non so come stai.

E mi manca saperlo.

Hai progetti?

Hai sorriso oggi?

Cos’hai sognato?

Esci?

Dove vai?

Hai dei sogni?

Hai mangiato?

Mi piacerebbe riuscire a cercarti.

Ma non ne ho la forza.

E neanche tu ne hai.

Ed allora restiamo ad aspettarci invano.

E pensiamoci.

E ricordami.

E ricordati che ti penso,

che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,

che scrivo di te.

E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.

Ed io ti penso

ma non ti cerco.
Charles Bukowski

Come si cambia

“Un pomeriggio della vita ad aspettare che qualcosa voli
indovinare il viso di qualcuno che ti passa accanto tornare indietro un anno un giorno per vedere se per caso c’eri e sentire in fondo al cuore un suono di cemento mentre ho già cambiato uomo un’altra volta…

Come si cambia per non morire

come si cambia per amore

come si cambia per non soffrire

come si cambia per ricominciare 

(cit. Fiorella Mannoia)

Pensando al mio bimbo

Andando in giro per storie…

chimenohapiùdàPer un mondo migliore.

Questo è quanto aveva detto Marco prima di lasciare definitivamente la casa. Le parole di Marco vagavano, ormai stanche anche loro, nella mente di Anna da cinque anni. Era l’inizio di Aprile. L’estate era alle porte e il sole riusciva a scaldare persino le pareti diafane della casa fredda e vuota. Le giornate sembravano allungarsi e la casa, isolata, era circondata negli ultimi giorni da un noioso vento di scirocco e dai pensieri di Anna, sempre più opprimenti. Nessuno viene, nessuno va, il mondo è lontano sprofondato da qualche parte. Nel cielo rumoroso si delineava la figura di una donna seduta ad un tavolo sopra al quale batteva un timido raggio di sole. L’assenza di sentimenti veri sembravano ad Anna il modo più normale di vivere. Vivere tutto sommato significava avvicinarsi il più possibile alla contentezza e anche questo non era sempre facile. Il posacenere era l’ultimo oggetto rimasto tra le quattro mura dove adesso Anna si lasciava trasportare dai suoi pensieri: le piaceva guardare la stenta luce del giorno esaurirsi e morire sulle pareti, quelle stesse che una volta erano ricche di libri, di fiori colorati e di vita. Apriva e chiudeva gli occhi, come se una magia avesse potuto far tornare tutto come una volta. Erano passati ormai cinque anni. Era l’inizio di Aprile anche allora e c’era un tempo simile a quello di adesso solo che era gaio e aveva un senso. La casa, la stessa, aveva tutto un altro aspetto. La guerra poi ha pensato di portarsi via tutto. Tutto, compreso Marco. Aprile 1940. Nell’aria vibrava una musica allegra. Era l’ultima sera prima della partenza. Accanto ad Anna, per tutta la serata, la bella giovane figura di Marco, la musica li circondava. Il cuore di Anna batteva allo stesso ritmo di quello di Marco, i loro occhi vedevano le stesse cose, non si conoscevano ma erano entrambi giovani e spensierati, erano compagni come due stelle e due nuvole e senza parlare si sentivano bene. Il cuore di Anna aveva solo 19 anni ed era intatto. Marco partì per la guerra mattina seguente. Anna cercò di tenere a freno i suoi pensieri, si teneva occupata dalla mattina alla sera ma si accorse gradualmente che l’allegro vigore e la gioia di vivere che l’avevano accofinestra
mpagnata la sera prima la stavano abbandonando; il suo malessere, se ne accorse ben presto, non era fisico, infatti cominciava a pensare a quella serata con un testardo desiderio ad ogni ora del giorno e della notte come se in quella casa avesse perduto qualcosa di essenziale e lentissimamente quel qualcosa di essenziale prese forma, come delle finestre chiuse da grate scure: era la forma snella e leggiadra di quel ragazzo. Si accorse che la sua immagine e la lieta serata trascorsa in sua compagnia non si erano tramutati in silenzioso ricordo ma in una parte di lei stessa che cominciava a dolere far soffrire.

Brano di sottofondo durante la passeggiata: Lucio Dalla, Anna e Marco.